I beni culturali tra frammentazione e carenza di risorse

Il tema della valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico italiano mi sta molto a cuore, e in passato ho scritto riguardo alla frammentazione del patrimonio culturale italiano e ho riportato alcuni esempi di mancata valorizzazione dei beni culturali al Sud, riprendendo il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo “Se Muore il Sud” e cercando informazioni più aggiornate.

Su “Io Donna” del 19 novembre 2011 – più di cinque anni fa, ma in effetti è difficile ipotizzare cambiamenti drastici da allora – è sempre Sergio Rizzo a parlare del problema dal lato economico. Rizzo scrive, riferendosi al 2010: “Gli incassi statali per le royalty dei servizi aggiuntivi nei musei affidati ai privati ha [sic!, ndr] raggiunto la cifra stratosferica di 6 milioni 194.674 euro e 66 centesimi, su un fatturato complessivo di 46 milioni. […] Peccato che quei 6 milioni di euro delle nostre royalty statali non rappresentino che l’80 per cento di ciò che incassa in dodici mesi per le stesse voci (bookshop, visite guidate, caffetteria, gadget…) un solo museo francese. Mentre i 46 milioni del fatturato complessivo superano appena i due terzi degli introiti di un museo statunitense. Rispettivamente, il Louvre e il Metropolitan Museum di New York: per numero di visitatori, due dei più grandi siti espositivi del mondo. Ma il confronto è per noi avvilente, considerando che 46 milioni sono il ricavato di oltre 450 musei e aree archeologiche statali censiti dal ministero dei Beni culturali”.

Rizzo riporta anche alcuni esempi desolanti: “Forse 45 visitatori l’anno giustificano l’apertura del complesso delle Terme romane di Chieti? E 253 biglietti, perché tanti ne sono stati staccati nel 2010, bastano a rendere irrinunciabile la sopravvivenza del Museo nazionale di Pisa? Per non parlare di certe situazioni siciliane, come quella dell’Antiquarium di Sabucina a Caltanissetta, che lo scorso anno ha generato un incasso di ben 27 (ventisette) euro, avendo accolto in totale 20 visitatori paganti”.
Per curiosità e per completezza, sono andata su Google a cercare questi siti. Il primo, quello delle terme romane di Chieti, è in pratica tutto qui, visto che tutte le foto illustrano la stessa area ripresa da diverse angolazioni. Il sito del ministero dei Beni Culturali mi informa che l’ingresso è gratuito, il che mi rasserena, perché sinceramente anch’io avrei qualche remora a spendere dei soldi per vederle. Ma a questo punto mi sento di chiedere a Rizzo: dato che gli scavi sono già stati fatti e l’area è già stata allestita, ha senso chiuderla al pubblico? Comporterebbe un tale risparmio per lo Stato?

terme_romane_di_chieti

Il Museo nazionale di Pisa forse soffre il fatto di trovarsi in una città dove non spicca, ma non sembra irrilevante, a leggerne la scheda informativa: “Il Museo Nazionale di San Matteo di Pisa raccoglie opere provenienti dai principali edifici ecclesiastici della città e del territorio. La collezione di scultura lapidea comprende opere dal primo Medioevo al Cinquecento, tra cui spiccano notevoli testimonianze del periodo “romanico” e i capolavori di Nicola e Giovanni Pisano, di Andrea e Nino Pisani, Francesco di Valdambrino, Donatello, Michelozzo e Andrea della Robbia. Ricchissima la collezione di pittura, che annovera oltre duecento dipinti dell’arte toscana tra il Cinquecento e il Settecento. La pinacoteca, una delle più notevoli al mondo per l’arte cristiana, conserva mirabili tavole di Giunta Pisano, Berlinghiero, Volterrano, Simone Martini, Lippo Memmi, Francesco Traini, Taddeo Gaddi, Spinello Aretino affiancate, per il Quattrocento, dalle opere eccelse di Masaccio, di Gentile da Fabriano, del Beato Angelico, di Benozzo Gozzoli e del Ghirlandaio. Il museo conserva anche importanti testimonianze di codici miniati (secoli XII-XIV), di scultura lignea del Trecento e del Quattrocento, di ceramiche medievali (oltre 600 rarissimi bacini ceramici di fattura islamica dei secoli X-XIII e maioliche arcaiche pisane dagli inizi del XIII secolo).”
Il biglietto d’ingresso è di 5 euro, che diventano 2,50 per gli studenti fino ai 25 anni e per gli insegnanti delle scuole statali; è gratuito per tutti ogni prima domenica del mese, e sempre per tutti i minorenni e per studenti e docenti delle Facoltà di Lettere e Architettura.
Inoltre si trova in un bell’edificio antico: “Il museo ha sede negli ambienti dell’antico monastero benedettino femminile di S. Matteo in Soarta (XI secolo), di cui oggi, oltre alla omonima chiesa, restano visibili solo alcune murature medievali, alterate da trasformazioni di epoca moderna e dai restauri del secondo dopoguerra.
Le strutture claustrali tardo-medievali furono realizzate in laterizio in cui si aprono bifore con colonnine e capitelli quasi tutti originali (piano superiore)”.
Per ulteriori foto, una blogger ha illustrato la sua visita qui.

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In conclusione, secondo me si tratta di un caso classico di ignoranza, per cui la gente ignora l’esistenza di questo museo oppure lo sottovaluta, ma se passassi da Pisa andrei sicuramente a vederlo, credo che ne valga la pena.

Il terzo esempio citato da Rizzo è l’Antiquarium di Sabucina, a Caltanissetta, che secondo il sito dell’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia è ad ingresso gratuito e reca il seguente avviso “Si comunica la chiusura temporanea del sito per problemi tecnici. L’Area potra’ [sic, ndr] essere visitabile solo su prenotazione”. Non è un’area molto attraente, almeno per me, perché la preistoria non è l’epoca che preferisco, ma penso che anche in questo caso valga il fatto che i costi per riportare alla luce l’area sono ormai costi sommersi e di conseguenza tenerla aperta o chiuderla non ha un grande impatto economico (tanto più che l’area non sembra attrezzata in alcun modo, né con pannelli informativi né con altre strutture).

caltanissetta_sabucina_graeber

Naturalmente, il bicchiere non è affatto vuoto. Come esempi positivi, Rizzo cita il restauro della Venaria Reale di Torino, che in 15 anni è passata dall’essere diroccata (ed era affascinante anche così, va detto), al risplendere: basta guardare la galleria d’immagini Prima e dopo il restauro.

Rizzo menziona inoltre la Galleria degli Uffizi di Firenze: “Secondo uno studio di The European House-Ambrosetti, il museo fiorentino è il più frequentato del mondo, in rapporto alla superficie. In questa speciale graduatoria gli Uffizi surclassano la londinese Tate Modern, i Musei Vaticani, la Gare d’Orsay e il Louvre. Ma i visitatori che ogni mese vengono ospitati nei principali musei francesi sono quasi il doppio di quelli che entrano in quelli italiani“.
Il giornalista individua la causa della situazione di persistente svalorizzazione del patrimonio culturale “nella carenza di risorse. Gli stanziamenti per il ministero sono al lumicino. E assorbiti quasi tutti per il mantenimento di una macchina gigantesca e capillare, con 20mila dipendenti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Negli ultimi dieci anni la spesa si è ridotta di un terzo, passando da 2,4 a 1,6 miliardi di euro (il giro di vite sarebbe stato addirittura del 50 per cento, se non fosse stato reintegrato il Fondo unico per lo spettacolo con l’aumento delle accise sulla benzina). Ma soprattutto, gli investimenti sono stati ridotti ai minimi termini: dai 750 milioni del 2001 ai 213 milioni del 2011“.

 

 

Dei possibili rimedi mi riprometto di parlare presto, dedicando il resto dell’inverno a questo argomento. E a primavera, invece, spero di riuscire a visitare un po’ di luoghi d’interesse culturale nella mia zona.

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3 pensieri su “I beni culturali tra frammentazione e carenza di risorse

  1. Il nostro paese è pieno di beni culturale che potrebbero dare moltissimi posti di lavoro e fruttare molto ma devono essere ben sfruttati e conosciuti.Come prima cosa secondo me nei siti dei vari comuni o delle regioni ci dovrebbero essere messi in evidenza una sezione con scritto “luoghi da visitare” o qualcosa del genere e poi che rimandi a questi siti ma prima dove vanno vedere delle foto i nomi gli orari e i giorni di apertura e il costo , poi i siti di questi luoghi dovrebbero essere fatti bene specificando le cose che ho detto più con molte foto video storia del posto come arrivarci e se ci sono mezzi pubblici che si possono usare per arrivarci (sopratutto per i turisti) e cosi via. Questo sarebbe una prima cosa , si potrebbe anche pensare di farsi aiutare dagli sponsor per ristrutturare questi luoghi (col Colosseo è stato fatto) certo un pò di soldi li deve mettere lo stato,e poi prendere delle guide che sanno parlare del posto e che conoscono vari lingue(francese,tedesco,spagnolo e inglese), ovviamente poi i siti devono essere multilingua cosi come i cartelli sul luogo . Come ultima cosa magari anche comprare spazi pubblicitari magari su alcuni giornali o tv locali per usare il turismo interno o anche magari cittadini della zona che non conoscevano quel sito , be penso che qualche miglioramento ci dovrebbe essere.

  2. Pingback: I beni culturali come motore di sviluppo: alcuni suggerimenti | Il Ragno

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