Le donne nell’esercito italiano

Torno a parlare di donne soldato, dopo aver raccolto articoli di Io Donna sul tema che spaziano cronologicamente dal 2010 al 2015. La rivista ha dedicato, nel corso degli anni, numerosi articoli al tema, cercando di coprire tutti gli aspetti di una presenza ormai diffusa e sfaccettata (ricordo che l’esercito ha aperto alle donne nel 1999), ma che continua a sorprendere e generare scetticismo. Le dirette interessate, invece, minimizzano. Ma dati e testimonianze dipingono un quadro dove la parità è normalità, semplicemente.

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Il tenente Margherita Trovato, in servizio in Libano.

La presenza delle donne nell’esercito italiano è ancora fortemente minoritaria, ma in crescita: “oggi circa un quinto delle domande proviene da donne” e “sono circa 11mila le nostre soldatesse, il 4 per cento del totale, che nel solo Esercito raggiunge il 6“. Da notare inoltre ‘che l’Italia, a differenza di altri Stati non ci recluda alcun ruolo o specializzazione. Una parità assoluta’, come tiene a sottolineare il capitano Anna Chiara Rametta, al comando di 54 soldati – di cui cinque donne –  dello Squadrone Bricchetto in Libano, intervistata da IO donna del 17 gennaio 2015. Rametta è parte dell’operazione Leonte [parte della missione ONU “Unifil, impegnata dal 1978 a monitorare che Libano e Israele rispettino il cessate il fuoco lungo la blue line, tra le frontiere più sofferte del Medio Oriente”, come riporta Io Donna, ndr], che “è la più massiccia tra le nostre operazioni di peacekeeping, dopo quella in Afghanistan: 1.100 soldati (un quarto dei 4.462 militari attualmente dislocati in 30 aree critiche del mondo), fra cui 42 donne“.
‘Dopo una resistenza iniziale, i colleghi ormai non fanno più caso al sesso del comandante’, nota Rametta.
‘Il primo requisito per un militare non è la forza fisica, ma lo spirito d’adattamento’, afferma il caporal maggiore Elvira Reale, un’altra delle cinque donne dello Squadrone Bricchetto.

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Roberta Micoli durante una cerimonia.

Il 22 marzo 2014 Io Donna intervistava invece alcune sminatrici, come Vita Maria Citro, geniere del 2° Reggimento guastatori alpini di Trento, in servizio in Iraq, o Roberta Micoli, caporalmaggiore del 10° Reggimento Genio Guastatori, in servizio in Libano, che afferma: ‘Tra noi guastatori minex, la parità non è solo un dato di fatto, è un requisito indispensabile per operare nella massima sicurezza, visto che interveniamo in situazioni in cui è vitale agire con totale dedizione, da parte di tutti’.
L’articolo riporta che “le nostre militari impegnate in missioni internazionali [sono] 120 tra volontari, sottufficiali e ufficiali […]. Nelle forze armate il reclutamento di personale femminile dal 2006 avviene, infatti, senza limitazioni di genere per tutti i ruoli, copri, categorie e specialità“.

In un articolo del 23 febbraio 2013, Io Donna riportava: “Nella Guardia di Finanza il 27 per cento dei 15.672 aspiranti allievi ufficiali di quest’anno è rappresentato da donne. Ma non esistono più quote rosa e, tra gli ammessi, generalmente la percentuale femminile si dimezza“. L’articolo è dedicato in particolare alla vita nelle accademie militari, ai riti e i codici, e al modo in cui le ragazze si sono ambientate in pochi anni a un mondo che dall’esterno appare rigido e quasi anacronistico, ma che in realtà è semplicemente regolato dal merito e dall’onore.

Giada Romani, del 66° Reggimento aeromobile.

Giada Romani, del 66° Reggimento aeromobile.

Infine, nel 2010 Io Donna dedicava un servizio molto lungo (da pag. 64 a 78) alle donne nell’esercito, con una serie di interviste di cui trascrivo i brani più significativi. ‘Non le chiami soldatesse. Per noi sono semplicemente soldati: stessi doveri e stesse opportunità dei colleghi uomini’, introduce il colonnello Marco Centritto dell’Ufficio pubblica informazione dell’Esercito, ma potrebbe essere una chiosa.
Le soldate sono il 9 per cento dei volontari di truppa, le ufficiali e le sottufficiali il 5 per cento delle effettive. Ed è appena l’inizio: negli ultimi due anni hanno aperto i primi tre asili nido in caserma”, riportava Io Donna. Le storie delle soldatesse hanno in comune solo un elemento: la forte consapevolezza di aver trovato il proprio posto, e vale la pena di leggerle tutte, le trovate qui: L’esercito conta sempre più sulle soldatesse – IO donna. Ne riporto solo una, quella di Linda Fei. “E’ uno dei pochi reparti in cui una donna fa ancora notizia: ‘Effettivamente a Pistoia siamo una ventina su seicento’. Non ce ne sono molte, di paracadutiste. Poche arrivano, pochissime restano: ‘L’addestramento è massacrante per tutti, c’è chi non regge i cinque chilometri di corsa zavorrata e chi molla alle prime simulazioni di lancio’. Per i tenaci che superano la prova, il bello arriva su una piattaforma a tre, sei o nove metri di altezza. E’ allora che ragazzi e ragazze si ritrovano a gridare il proprio nome prima di lanciarsi nel vuoto verso un enorme telo che da là sopra sembra un fazzoletto minuscolo: ‘E’ il battesimo dell’aria: a quel punto ti tuffi perché hai fatto tanto per arrivare fin là’. Linda Fei a 28 anni è paracadutista mortaista ed è già stata in Kosovo, in Sudan e in Afghanistan alla base di Bala Murghab. ‘Paura ce n’è’ ammette senza una piega. ‘Ma ne provi più ascoltando dall’Italia i racconti di commilitoni e mass media. Una volta sul posto abbiamo le armi, l’addestramento, la mimetica: sappiamo cosa fare'”.

Roberta Pinotti, Ministra della Difesa (foto tratta da IVG.it)

Roberta Pinotti, Ministra della Difesa (foto tratta da IVG.it)

Sulla stessa linea è la stessa Ministra della Difesa Roberta Pinotti, che ricopre questa carica già dal precedente governo (il governo Renzi, per i lettori futuri) e il 10 maggio 2014, intervistata sempre da Io Donna, ebbe modo di dichiarare: “Sulle Forze Armate, così come su ogni altro argomento, vorrei non si ragionasse per stereotipi: non c’è un approccio ‘maschile’ o ‘femminile’ ai problemi della Difesa, c’è un modo diverso di affrontarli che cambia da ministro a ministro. Semmai se c’è una mia specificità, che penso discendere dal mio essere donna e che mi riconoscono altri, è di mettere in primo piano le persone: quando incontro uomini e donne in divisa, in Italia o nelle missioni all’estero, mi fermo con loro a parlare per capire come stanno vivendo quell’esperienza e per comunicare, di persona, che ciò che stanno facendo è importante per il Paese”.

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4 pensieri su “Le donne nell’esercito italiano

  1. Ottimo articolo , molto interessante ormai si può dire che non esiste quasi più un mestiere precluso alle donne , per quanto riguarda gli USA penso che quel limite sia stato tolto qualche anno fa e dobbiamo considerare che a differenza del Italia le loro sono operazioni militari a tutti gli effetti mentre nel nostro caso parliamo di operazioni di cooperazione internazionale o stabilizzazione del area . L’unico problema quando si hanno soldati femminili potrebbe essere quello che gli succede se vengono catturate da forze ostili.

    • La possibilità di essere vittime di violenza sessuale, se prigionieri di forze che non rispettano le convenzioni internazionali, immagino sia molto simile per uomini e donne. La violenza sessuale, con il suo connotato devastante di umiliazione, non credo riguardi solo le donne.
      Ed è orribile, ma in questo periodo storico negli USA il problema peggiore per le soldatesse sembra essere la violenza ad opera dei loro stessi compagni…

      • Non concordo su questo , prendi l’ISIS per esempio in genere uccide i prigionieri uomini spesso in modi atroci e poi mette i video su internet per propaganda , ma delle donne ne fa schiave sessuali ,semmai i soldati uomini rischiano di più la tortura ma questo vale per entrambi i sessi, con questo non volevo dire che le donne non dovrebbero entrare nelle forze armate , ma che purtroppo devono essere consce di questo rischio e lo stesso motivo per cui le spie o i soldati alle volte per evitare la cattura preferiscono uccidersi.Sul problema delle violenze fra commilitoni lo ritengo molto grave e molto triste , onestamente non saprei come ovviare al problema ,

      • Immagino che per risolvere il problema delle violenze fra commilitoni ci voglia una forma mentis che porta a vedere la compagna donna come una sorella, piuttosto che come qualcosa di “altro”, rendere invisibile la differenza. Dalle testimonianze delle soldatesse italiane sembra che questo nel nostro esercito avvenga, poi non so quanto sia vero, mi limito a guardare la cosa dall’esterno.
        Quanto all’ISIS, credo che il loro obiettivo sia distruggere le comunità curde e yazide dall’interno, lacerando le famiglie attraverso la violenza sulle donne, il che è orribile, e spero che i capi un giorno siano processati per i crimini di guerra come meritano.

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