#mediawelike: Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny

Riprendo in mano la serie di post dedicati ad elogiare gli esempi di rappresentazione dei personaggi femminili che ho trovato notevoli dopo più di un anno, perché di recente ho visto su Netflix Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny, una produzione originale Netflix del 2016. Premetto che non ho visto il film del 2000 di cui questo dovrebbe essere il seguito, ma nonostante questo sia la trama – grazie ai flashback espositivi – che i personaggi sono emersi in modo nitido, definito, senza buchi di comprensione.

La prima cosa da dire su questo film è che è esteticamente bellissimo. Le ambientazioni nella Cina antica sono straordinariamente ricche di dettagli, e in ogni scena tutto è curato fino alla perfezione. In secondo luogo, tutta la trama ruota attorno ad una donna, Yu Shu-Yen, autorevole maestra di arti marziali la cui vita è stata segnata dai lutti e dalla consapevolezza di stare assistendo alla sconfitta nella guerra contro Hades Dai, capo del clan del Loto Occidentale, che ambisce a imporre l’egemonia del proprio clan su tutta la Cina e governa con un pugno di ferro. Yu Shu-Yen, interpretata da Michelle Yeoh, è una donna stanca, che ha scelto di ritrarsi dalla lotta e di cercare la pace interiore, ma il cui senso del dovere e dell’onore la guida come una fiamma. E’ la sua gravità, piuttosto che la sua forza, a circondarla di rispetto.

L’evento che metterà Shu-Yen di fronte a una scelta risolutiva avviene mentre la donna si trova a Pechino per rendere omaggio al defunto nobile Tie, custode della leggendaria spada Destino Verde. Nella notte, un ragazzo, Wei Fang (interpretato da Harry Shum, Jr.), cerca di rubare la spada per conto del Loto Occidentale, ma viene fermato da una ragazza sconosciuta, Vaso di Neve (interpretata da Natasha Liu Bordizzo). Shu-Yen intuisce che il destino dei due giovani è legato in qualche modo, e accetta di prendere come allieva Vaso di Neve, nella speranza di trasformare il suo desiderio di vendetta in una forza costruttiva.
Il rapporto fra le due donne è delineato in modo delicato, come un equilibrio ancora incerto, e i sentimenti sono lasciati trasparire senza forzarli. Fra l’altro un eccellente esempio di come passare il Bechdel Test senza sbatterlo in faccia allo spettatore.

Il fallito tentativo di rubare la spada da parte di Wei Fang allerta Lupo Silente (interpretato da Donnie Yen), solitario e cupo maestro di arti marziali e in passato promesso sposo di Shu-Yen, che lei aveva creduto morto dopo uno scontro con Hades Dai. Lupo Silente risponde alla chiamata e raduna quattro seguaci della Via del Ferro, Shi Dardo d’Argento, Lama Volante, Chan Pugno di Ferro e Mamma Tartaruga. I cinque si dirigono a Pechino per proteggere la spada. Durante la notte, Lupo Silente e Shu-Yen hanno modo di aprire i propri cuori e parlare del passato, ma Shu-Yen non è disposta ad accettare che un uomo per cui ha portato il lutto per 18 anni possa ritornare d’improvviso nella sua vita.

Durante la notte il Loto Occidentale attacca la casa di Tie, in un secondo tentativo di rubare la spada. Shi e Mamma Tartaruga sono uccisi durante la battaglia. L’incantatrice cieca, una veggente guerriera al servizio di Hades Dai, riesce a impossessarsi della spada uccidendo il figlio di Tie. Il giorno successivo, Vaso di Neve rivela a Wei Fang il legame che li accomuna: lui era figlio della spadaccina rinnegata Han Mei, scambiato nella culla con la figlia di una concubina che voleva offrire un figlio maschio ad Hades Dai. Mentre Han Mei aveva addestrato la bambina – Vaso di Neve stessa – Wei Fang era stato cresciuto dal Loto Occidentale, finché Han Mei aveva sfidato Hades Dai per la sua libertà, venendo sconfitta e uccisa. Prima di morire, era tornata a chiedere a Vaso di Neve di trovare Wei Fang, e salvarlo se fosse stato un uomo giusto oppure ucciderlo se fosse diventato malvagio.

Vaso di Neve libera Wei Fang sapendo che presto il Loto Occidentale avrebbe cercato di ucciderlo, ma il ragazzo ruba la spada. Durante la fuga si scontra con Lupo Silente su un lago ghiacciato, e viene aiutato dal suo vecchio maestro Corvo di Ferro, il quale muore per permettergli di fuggire. Wei Fang si presenta ad Hades Dai con la spada, ma una volta giunto al suo cospetto tenta di ucciderlo, in memoria di sua madre. Shu Yen, Lupo Silente, Vaso di Neve, Lama Volante e Chan Pugno di Ferro raggiungono il tempio del Loto Occidentale per combattere la battaglia definitiva, che segna la sconfitta di Hades Dai e del suo clan e sigilla il legame fra la vecchia e la nuova generazione di guardiani del Destino Verde, di seguaci della Via del Ferro.

In questo film tutti i protagonisti hanno ampio spazio per i loro sentimenti, le loro motivazioni, i loro dubbi e tumulti interiori. Le storie non sono “sbattute in faccia”, sento il bisogno di ripeterlo, ma tratteggiate in modo delicato e discreto, in modo da innestarsi sulla trama senza stridere. Il tema del coraggio, dell’onore e del dovere regge le motivazioni dei “buoni”, ma ciò non significa che loro sappiano sempre quale sia la cosa giusta da fare o come farla. Personalmente trovo che la scrittura sia davvero molto buona, oltre al fatto che le scene di combattimento sono spettacolari: corrispondono alle aspettative di un film sulle arti marziali, e in questo sono molto fluide e godibili, ma senza la sensazione di artificioso di molti combattimenti.

Adottando una prospettiva di genere, il film evita le solite prevedibili trappole: nessuna delle donne nel film è inutilmente sessualizzata o poco vestita, nemmeno fra le “cattive”, l’incantatrice cieca e l’assassina Mantis; nessuna donna è presentata solo come “love interest”, anzi per fortuna ci sono state risparmiate storie d’amore palesi, di quelle che “devono” nascere alla fine del film per segnalare il lieto fine. Se ci sarà una continuazione, potranno essere lì, e sarà sensato, perché i personaggi avranno avuto il tempo di conoscersi in profondità. Tutte le donne hanno motivazioni e sentimenti tanto sviluppati quanto quelli dei personaggi maschili (io non volevo scriverlo, perché dovrebbe essere ovvio, ma in moltissimi film non accade e allora è giusto riconoscerlo).
E’ notevole, sempre nei termini di una prospettiva di genere, che la protagonista sia una donna non più giovane, di mezza età, alla luce delle note critiche espresse da molte attrici sul fatto che dopo i 40 anni i ruoli interessanti si riducono drasticamente, come se mancasse la capacità di creare storie con protagoniste donne non più giovani.

In conclusione, pensavo di guardare un film di arti marziali per distrarmi, ma questa storia e i suoi personaggi mi hanno colpita al punto che ho voluto prendermi del tempo per scrivere questo post. E’ una bella storia, e il fatto che le donne vi abbiano grande spazio è solo uno dei motivi per cui lo è, e nemmeno il più importante.

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