Strade di sviluppo per il Sud Italia

Riporto qui un articolo di Silvia Pasqualotto, uscito su Donna Moderna del 25 agosto 2015 con il titolo “Il Sud può ripartire da qui”. L’articolo non è disponibile online, almeno stando a una ricerca su Google, ma si ricollega a temi di cui avevo già scritto qui nel blog, ad esempio in riferimento alla mancata valorizzazione dei beni culturali. Questo articolo, invece, affronta nello specifico il problema del divario di sviluppo fra Nord e Sud, e in particolare di cosa dovrebbe fare il Mezzogiorno per colmarlo, intervistando esperti su aree specifiche e riportando dati interessanti.

“Sei milioni di disoccupati, investimenti crollati del 38%, consumi scesi del doppio rispetto al resto del Paese. È il ritratto allarmante che emerge dal Rapporto 2015 sull’economia del Meridione. L’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) lo ha pubblicato mettendo in guardia sulla situazione di ‘sottosviluppo permanente’ del nostro Sud. Per affrontare l’emergenza, il governo ha annunciato un piano da 100 miliardi di euro da destinare alle opere pubbliche e al rilancio del turismo, della scuola, dell’ambiente. Ma tutto questo basterà a far partire la ripresa o servono altre idee? Abbiamo chiesto agli esperti quali sono i settori su cui investire.

Industrie. Secondo i dati Svimez, negli ultimi 7 anni il Sud ha perso il 15% degli impianti produttivi. ‘A far sparire le industrie sono stati i tagli alla spesa pubblica per gli investimenti, causati dalla recessione’, spiega Adriano Giannola, presidente di Svimez. ‘Molti stabilimenti che lavoravano con lo Stato non hanno più ricevuto commesse e hanno dovuto chiudere’. Ma i problemi delle fabbriche meridionali iniziano da lontano. ‘Il Sud è anestetizzato da decenni di politiche assistenziali, come quelle della Cassa per il Mezzogiorno, l’ente statale creato nel 1950 per “foraggiare” le aree di sviluppo industriale. Un sistema che ha convinto gli imprenditori che il modo giusto di fare affari fosse utilizzare i fondi pubblici, anziché mettersi sul mercato’, denuncia Nicola Rossi, docente di Economia politica all’università Tor Vergata di Roma. Aggiunge Adriano Giannola: ‘Per cambiare le cose, bisognerebbe aiutare chi crea una nuova impresa riducendo le tasse e rendendo più snella la burocrazia. Esperimenti simili hanno già avuto successo in Paesi come la Cina, l’Irlanda e la Polonia. Non vedo perché non dovrebbero funzionare da noi’.

Lavoro. ‘La disoccupazione reale ha superato il 30%. Mentre quella giovanile è ormai al 56%’, nota il presidente di Svimez Adriano Giannola. ‘La colpa è anche della cattiva gestione dei fondi europei per lo sviluppo, che spesso sono stati usati solo per piccoli progetti locali, come la risistemazione dei marciapiedi. Perché l’economia del Sud possa davvero ripartire, occorre impiegare questi soldi in grandi opere come i ponti, le strade, la linea ferroviaria dell’alta velocità fino a Reggio Calabria e la connessione Internet a banda larga. In questo modo si creerà subito occupazione, perché ci sarà bisogno di molta manodopera nei cantieri. Ma si vedranno gli effetti positivi anche sul lungo periodo. La banda larga consentirà a tante aziende del Sud, così come ai musei e ai parchi naturali, di pubblicizzare la propria attività in Rete. E farsi, così, conoscere all’estero, attraendo turismo e investimenti che si traducono in nuovi posti di lavoro’.

Figli. Il Sud storicamente era la zona d’Italia con il tasso di natalità più alto, nonostante l’emigrazione. Oggi non è così. L’anno scorso si sono registrate soltanto 174.000 nascite: il picco minimo dall’Unità d’Italia. Che cosa è cambiato? ‘È peggiorata la condizione sociale ed economica delle persone. Adesso un abitante su 3 è a rischio povertà e difficilmente avrà la possibilità di metter su famiglia’, dice l’economista Nicola Rossi. ‘Così, mentre molti giovani continuano a trasferirsi all’estero per cercare condizioni di vita migliori, i pochi che rimangono non fanno più figli perché pensano di non poter garantire loro un futuro. Per riuscire a invertire questa tendenza, più che sussidi per chi va in maternità o bonus bebè, servono politiche concrete per incentivare l’occupazione femminile: solo una donna su 5 al Sud ha un impiego. E, naturalmente, contano le strutture pubbliche che rispondono alle esigenze delle mamme: asili nido, ludoteche, centri sportivi per i figli.’

Legalità. ‘La criminalità è uno dei problemi più profondi del Meridione e condiziona lo sviluppo’, sottolinea Emanuele Felice, docente di Storia economica all’università autonoma di Barcellona, in Spagna, e autore del saggio Perché il Sud è rimasto indietro (Il Mulino). ‘Per combatterla è importante eliminare le fonti di guadagno per le mafie dagli appalti pubblici. L’Autorità nazionale anticorruzione ha indicato la strada da seguire: rispettare regole precise sull’affidamento dei lavori, per impedire che la malavita riesca a infiltrarsi. È chiaro, servono anche controlli più severi da parte delle forze di polizia per tutelare la sicurezza dei cittadini sul territorio, ma è la cultura il mezzo più forte per svegliare le coscienze. Ho in mente corsi e laboratori di legalità nelle scuole: è fondamentale insegnare ai più giovani come coltivare un pensiero critico, che permetta loro di allontanarsi da queste realtà, denunciando crimini e abusi’.

Welfare. Al Sud è in crisi lo Stato sociale: ovvero, quel complesso di politiche pubbliche che dovrebbero garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini, contrastando le disuguaglianze. ‘La spesa per sanità, anziani e istruzione è gestita dalle Regioni, che fanno cassa attraverso le tasse locali’, spiega l’economista Nicola Rossi. ‘Ma questi tributi sono proporzionati alla ricchezza degli abitanti. Di conseguenza al Sud, dove il reddito medio è più basso del 40% rispetto al Nord, arrivano meno soldi da investire in welfare.’ Il risultato sono scuole e ospedali inefficienti. Secondo il presidente di Svimez, Adriano Giannola, ‘lo Stato dovrebbe finanziare con parte delle risorse del Nord i servizi essenziali nel Sud del Paese. Ciò non significa penalizzare le Regioni settentrionali, ma eliminare le disparità. Può sembrare un provvedimento impopolare, eppure in una situazione così grave è l’unica soluzione per garantire a tutti i cittadini i diritti minimi previsti dalla Costituzione’.”

Sono d’accordo con tutto quanto è scritto nell’articolo? No, anzi. Il punto sul lavoro è molto demagogico e un po’ fallace (per dirne una, musei e parchi possono riuscire ad allestire siti web e farsi pubblicità anche se la connessione internet non è velocissima, la vera condizione necessaria è che siano affidati a persone realmente competenti, in grado di fare un lavoro che sia all’altezza degli standard tecnici e qualitativi contemporanei, ad esempio in termini di qualità delle fotografie e dei testi sia in italiano che in inglese, fondamentale, e anche francese e spagnolo non sarebbero male). Come argomentavo anche in I beni culturali come motore di sviluppo: alcuni suggerimenti, è fondamentale la qualità della comunicazione anche in loco.
Inoltre, reduce da una pessima esperienza con gli autobus in Sicilia quest’estate, sottolineerei la necessità di sviluppare i trasporti non solo dal punto di vista delle infrastrutture, ma potenziando la rete di collegamento pubblica, il che a sua volta creerebbe dei posti di lavoro. Sospetto che il problema non sia limitato solo alla Sicilia. Tuttavia, la Sicilia stessa mi fornisce un esempio di un luogo che funziona in modo efficace con poco: la Riserva dello Zingaro, fra Scopello e San Vito lo Capo. All’ingresso si viene avvisati che all’interno della Riserva non esistono fonti di acqua potabile né possibilità di acquistare cibo o bevande, ma il paesaggio straordinario, le mulattiere impervie ma curate, l’atmosfera spartana di immersione nella natura valgono il sacrificio. E poi, all’interno ci sono il centro visitatori e quattro piccoli musei (quello naturalistico, quello della manna, quello dell’intreccio e quello della vita contadina) costruiti in edifici contadini d’epoca restaurati e riutilizzati, che offrono una pausa al fresco e un inaspettato momento culturale. Questo per dire che non serve che ogni esperienza turistica sia “levigata” da tecnologia e servizi, ma sono fondamentali la cura e l’organizzazione.

Un altro suggerimento che mi viene da dare a partire dalla mia vacanza in Sicilia è che si potrebbe puntare sull’industria conserviera. Sappiamo tutti che arance, pomodori, meloni vengono distrutti o lasciati marcire nei campi per tenere alti i prezzi, allora perché non trasformarli in marmellate, confetture, mostarde? I prezzi di vendita di questi prodotti sono molto più elevati rispetto alla frutta fresca, si ridurrebbe lo spreco alimentare e si creerebbero posti di lavoro. E con l’interesse che in questo momento come cultura occidentale abbiamo per i prodotti gastronomici di nicchia, non credo che aprirsi un cuneo nel mercato con questo genere di prodotti possa risultare difficile. Un’operazione simile sta venendo portata avanti, ad esempio, presso le saline di Trapani con i vari sali aromatizzati, che grazie all’aggiunta di ingredienti come aglio, arancia o peperoncino possono essere venduti a prezzi molto più elevati rispetto al comune sale da cucina.

Voi cosa ne pensate? Conoscete esperienze d’eccellenza nel Sud Italia che volete segnalare? Avete una proposta per lo sviluppo del Sud, oppure una critica agli argomenti degli esperti citati dall’articolo?

 

2 pensieri su “Strade di sviluppo per il Sud Italia

  1. Articolo molto interessante sopratutto per me che sono del sud Italia,allora ti dico che cosa penso che (forse) potrebbe migliorare le condizioni del mezzogiorno e aiutare il suo sviluppo economico problema che esiste dal unita d’Italia praticamente.Allora come prima cosa dire di puntare sulle energie rinnovabili in quanto il sud e sia ben soleggiato che ventoso dal mio punto di vista io direi di puntare più sul eolico essendo più efficiente e dato che produce più energia ,magari facendo degli impianti off-shore quindi in mare dove il vento è molto più forte ovviamente tali impianti dovrebbero essere fatti in aziende del sud e magari con acciaio del sud (o quantomeno Italiano) e che siano sempre aziende del sud a pensare alla manutenzione nel tempo ,mentre per il solare punterei hai grandi impianti a concentrazione solare che rispetto al tradizionale fotovoltaico sono più economici e efficienti.Il sud è pieno di impianti petroliferi specialmente la Sicilia per il futuro si potrebbe trasformali in bio-raffinerie ovvero fargli produrre del biocarburante di nuova generazione e questo biocarburante si potrebbe ricavare da “coltivazioni” di alghe in mare oppure da terreni incolti che non vengono usati dal agricoltura per varie ragioni al posto di lasciarli al abbandono e al degrado ,questo per il futuro sarebbe una mossa molto intelligente dato che quando il petrolio finirà aerei e navi devono muoversi e non possono farlo con motori elettrici.Come altre cosa sempre rimanendo al energia/trasporti si potrebbe puntare sul idrogeno ma per il momento come ricerca dato che non sono se nel futuro questa tecnologia avrà importanti risvolti commerciali,se parliamo di trasporti questo sono un punto carente nel sud e penso che sia importante svilupparli sia per quanto riguarda l’alta velocità(non parlo di treni che vanno a 350/400 km/h ma 250/300 km/h andrebbero più che bene ) che per i treni regionali ,oltre che un investimento importante per le strade/autostrade del sud sopratutto per il loro mantenimento/rifacimento il caso più emblematico e viadotto dell’ autostrada Palermo/Catania reso impercorribile per via di una frana che si muoveva da 10 anni…..senza parlare di tutti quei paesi su colline/montagne che sono collegate solo grazie a due strade e spesso quando una delle due frane passano anni prima che venga riparata senza parlare del fatto che spesso non ci sono autobus/pullman che li collegano con le altre città più importanti.Oltretutto ci vorrebbe un importante piano per defiscalizzare le aziende che investono nel sud(oltre che combattere l’evasione fiscale e la corruzione mali di tutto il paese ma che nel sud sono purtroppo ancora più grandi),per quanto riguarda le organizzazioni criminali penso che lo stato abbia fatto molto e ora per debellare completamente queste organizzazioni bisogna puntare nello lotta alla corruzione e regolare meglio gli appalti oltre che cercare di riqualificare le periferie e creando lavoro per le persone che vivono li oltre che che aiutare chi vuole fare centri per togliere i ragazzini dalla strada (come Padre Pino Puglisi che fu ucciso dalla mafia per questo).Aggiungo (anche se non so se sia collegato) che ci vorrebbe un assessorato per la parità di genere in ogni regione le cui priorità dovrebbero essere l’occupazione femminile e quindi anche per riflesso combattere le discriminazioni e le molestie sul posto di lavoro e la lotta contro le violenze sulle donne ovviamente per questi argomenti sarebbe importanti farli insieme con lo stato centrale e se fosse possibile anche con l’europa dato che purtroppo molti finanziamenti europei non vengono usati dal Italia(specialmente dal sud).Onestamente per il momento non viene altro in mente.

    • “Non viene altro in mente”, insomma, hai scritto tantissimo! Grazie soprattutto per le informazioni sulla questione energetica, un ambito di cui so davvero poco.
      Sulla questione dei finanziamenti europei, bisognerebbe avere dei tecnici in grado di aiutare le amministrazioni, le associazioni attive sul territorio, le cooperative che gestiscono i beni culturali e tutti i soggetti in grado di entrare nei partenariati che l’UE favorisce a preparare dei bandi che rispondano a tutti i requisiti, fare sistema, nel duplice senso di avere un piano sistemico e di costruire alleanze. Questo ci riporta anche alla necessità di un ottimo inglese, per l’internazionalizzazione e per l’accoglienza turistica.
      Sono pienamente d’accordo anche sull’importanza di tenere collegati in modo efficiente e capillare i piccoli paesi ai nuclei più grandi, per impedire lo spopolamento e anche perché senza collegamenti non ci può essere nessun progetto di rivitalizzazione o promozione turistica di queste realtà. La stessa opera di investimento nel miglioramento, consolidamento, estensione delle infrastrutture stradali genera, ovviamente posti di lavoro, commesse alle imprese fornitrici, e in generale può diventare l’innesco dello sviluppo economico, se si lavora con una visione d’insieme lungimirante e strategica.

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