Ready Player One: problemi narrativi e opportunità mancate

Sembra difficile credere che Ready Player One mi sia piaciuto, dato che questo è il secondo post di critica che scrivo. Ma è così: è per questo che avrei voluto che il film fosse più curato, che gli errori non fossero così evidenti. In questo post voglio parlare di scelte che sono state fatte a livello di regia e che secondo me avrebbero dovuto essere evitate e di opportunità mancate nella costruzione dei protagonisti, in particolare di Art3mis.
Anche questo post contiene spoiler, ovviamente.

Partiamo dal principio. Nel post precedente avevo accennato che James Halliday, il creatore di Oasis, ha nascosto nel gioco tre sfide la cui posta in palio è il controllo del mondo virtuale. La prima sfida, al momento in cui inizia la narrazione del film, è già stata trovata da parecchi anni, ma nessuno è ancora riuscito a superarla. Apprendiamo che si tratta di una corsa in auto su un percorso caratterizzato da trappole e ostacoli, che si svolge a intervalli regolari, in cui ogni giocatore è libero di scegliere il proprio veicolo personalizzato. È qui che vediamo che Parzival ha scelto una DeLorean come quella di Ritorno al Futuro (il primo: non è ancora la DeLorean volante alimentata a rifiuti di Ritorno al Futuro II), e vederla è stato esaltante per me, che ho adorato la trilogia di Robert Zemeckis (e che, ancora oggi, è il mio riferimento per come dovrebbero funzionare i viaggi nel tempo).
Nel corso della gara, Parzival riconosce Art3mis – ci viene detto che la ragazza dai capelli fucsia è una giocatrice famosa in Oasis, e infatti Parzival la conosce per i suoi streaming su Twitch – che è l’unica partecipante alla gara che sceglie di utilizzare una moto, nonostante appaia chiaro fin da subito che la moto ha un netto vantaggio sulle auto in termini di velocità e agilità. Comunque, questa gara rappresenta l’evento che dà la possibilità a Parzival e Art3mis di conoscersi, complice l’amico di Parzival, Aech, che gestisce un’officina virtuale di mod e riparazioni.

Dopo il tentativo fallito di superare la prima prova, Parzival, Art3mis, Aech, Sho e Daito (due altri amici di Parzival) si recano, per un’intuizione di Parzival in seguito a un suggerimento di Art3mis, al museo all’interno di Oasis che ospita, in forma di diorami virtuali, le ricostruzioni di tutti gli episodi della vita di James Halliday (nonché tutti i film e i prodotti culturali che Halliday aveva visto, letto o giocato nel corso della sua vita, ricostruiti in modo da dare la possibilità di accedervi e visitarli come se fossero ulteriori mondi). Qui Parzival decide di riprodurre il suo momento preferito della vita di Halliday, che – ci viene detto dal custode del museo, un androide maggiordomo – ha già visto decine di volte. E già sappiamo che questa sarà quella buona, e che in quel ricordo è contenuta la chiave per la prima sfida. Nel ricordo, James Halliday si lamenta con il suo unico amico e socio, Ogden Morrow, del fatto di essere stufo di imporre regole nelle sue creazioni, e di sentire il bisogno di “tornare indietro”. Questo concetto viene ripetuto un paio di volte, dopodiché – per essere sicuri che tutti abbiano capito – Parzival fa scorrere indietro la ricostruzione, la scena viene ripetuta, e per buona misura Parzival stesso ripete la cosa un altro paio di volte.

Così, subito dopo averci detto (o meglio, sbattuto in faccia nella maniera più palese possibile) come dovrà fare il nostro eroe per superare la sfida, ci viene mostrato. La scena della corsa è spettacolare, ma tutto il pathos è portato via dal fatto che sappiamo già che il protagonista ce la farà e sappiamo anche come. A questo proposito, vorrei spendere due parole in più su cosa è un’ovvietà “normale” e cosa invece avrebbe potuto essere costruito in modo da non essere ovvio. Nel momento stesso in cui la narrazione di Wade ci racconta dell’esistenza delle tre sfide, come spettatori sappiamo che sarà lui – con l’aiuto della sua squadra – a vincere il gioco, perché questo è il ruolo del protagonista. E questo è pienamente giustificato: quello che non sappiamo, e il motivo per cui vogliamo vedere il film, ciò da cui ci aspettiamo di essere sorpresi e tenuti con il fiato sospeso, è il modo in cui il protagonista vincerà, è il percorso, non la meta. In questo senso, non ho nessun problema con il fatto che sappiamo già che Wade troverà il modo di vincere la sfida: tuttavia, il fatto di venire invece a sapere quale sia questo modo prima che mi sia mostrato toglie tutta l’emozione – e si sarebbe potuto evitare semplicemente tagliando la scena dopo la prima volta che Halliday esprime il bisogno di “tornare indietro”, ad esempio mostrando Parzival che corre via, esaltato, lasciando i suoi amici confusi, per andare a prepararsi per la prossima corsa.

Art3mis/Samantha

Comunque, dopo la prima vittoria, Art3mis entra nel gruppo, che inizia ad essere chiamato High Five (un gioco di parole fra il “cinque” inteso come gesto di amicizia e il fatto che i nomi dei cinque protagonisti sono i cinque più in alto nella classifica di Oasis). Con l’indizio vinto nella prima prova, Parzival e Art3mis si recano in una discoteca su Oasis, dove Parzival confessa alla ragazza di essere innamorato di lei, e le rivela il suo vero nome (questo, insieme ad un altro indizio, permetterà alla IOI di localizzarlo, dando inizio agli eventi della seconda metà del film e all’innalzarsi della posta in gioco per i protagonisti). Art3mis lo respinge, ricordandogli con rabbia che lui si è innamorato di un avatar senza avere nessuna idea di chi lei sia nella vita reale, e che quindi per lei quelle parole non hanno alcun significato.
Poco dopo, quando Wade sarà rapito dalla resistenza per essere condotto nel rifugio, conoscerà di persona Art3mis, il cui vero nome è Samantha, che si rivela essere una ragazza più o meno coetanea di Wade, molto carina, che ha però il “difetto” di avere il lato destro del viso segnato da una voglia che le circonda l’occhio. Per questo motivo Samantha, che dovrebbe avere ben altre preoccupazioni dato che apprendiamo che suo padre è morto ai lavori forzati sotto la IOI e che è un membro di una resistenza clandestina, è convinta di essere brutta e che nessuno potrebbe amarla se conoscesse il suo vero aspetto. E qui mi sono cadute le braccia. Non solo perché la ragazza carina che è convinta di non esserlo è un cliché terribile, non solo perché questo tipo di complessi è totalmente fuori contesto in un mondo come quello di Ready Player One, ma anche perché Art3mis/Samantha ci viene presentata come un personaggio forte, disinvolto, estroverso. Non una guerriera dura e fredda, ma una ragazza tosta nel senso di essere competente e preparata a qualsiasi situazione senza rinunciare a divertirsi. Darle come difetto l’insicurezza sul proprio aspetto fisico è semplicemente non impegnarsi abbastanza per trovarne uno meno ovvio.

Inoltre, trovo che la stessa idea di fare del love interest del protagonista una ragazza della sua età sia molto ovvia: so che Ready Player One non è un film scritto per sfidare stereotipi e luoghi comuni, ma avrei trovato molto più interessante se Samantha fosse stata un ragazzo, o una donna parecchio più grande di Wade (diciamo sui 30-35 anni, per non essere estremi), dandoci almeno un elemento che mette in crisi le nostre aspettative. Certo, poco più avanti nel film apprendiamo che Aech è una ragazza, dietro il suo avatar di un cyborg muscoloso dalla voce possente, ma la rivelazione non è altrettanto potente perché Aech è un’amica del protagonista, non la ragazza: nel momento stesso in cui vediamo Art3mis entrare in scena a bordo della sua moto rossa e vediamo l’ammirazione negli occhi di Parzival, sappiamo che sarà lei la Ragazza del film. Oh, be’, almeno grazie al fatto che Aech è una ragazza, il film passa di striscio il Bechdel Test.
In un film centrato sul fatto che le persone vivono la parte più importante delle loro vite in un mondo online, è triste che le possibilità identitarie che questo fatto apre non vengano esplorate. Se Art3mis fosse stato un ragazzo, Wade si sarebbe innamorato lo stesso? Sarebbero diventati ottimi amici, risparmiandoci così la storia d’amore obbligatoria? E se Art3mis fosse stata una donna di 10 anni più grande del ragazzo, questo non avrebbe potuto mostrare un modo meno convenzionale di rappresentare l’amore, di mostrare che esso va oltre l’apparenza perché è un legame fra due persone che prescinde dalle contingenze?

Comunque, la seconda sfida procede in modo meno telefonato, come si dice, della prima, e Art3mis ha la sua occasione di brillare come protagonista. Segue tutta una serie di altri eventi, in Oasis e nel mondo reale, che sono effettivamente avvincenti, anche se con qualche forzatura per far proseguire la trama. Arriviamo quindi alla terza sfida: i cattivi della IOI trovano il luogo della sfida per primi e lo sigillano con un potente artefatto magico, spingendo Parzival a chiamare a raccolta in un’insurrezione generale l’intera popolazione di Oasis. La sfida è una vecchia consolle Atari con tutti i suoi giochi, e mentre i buoni cercano di sfondare la barriera nella battaglia finale, gli impiegati della IOI cercano di individuare il gioco giusto e di batterlo, supportati da un’intera squadra di studiosi della cultura pop e di Halliday. Procedendo per tentativi, scoprono che il gioco giusto è Adventure, e ci viene detto  da una di questi scienziati della IOI che esso contiene il primo easter egg della storia, ovvero la firma del creatore nascosta all’interno del gioco.
L’ultimo dei sixers è solo di fronte al gioco mentre la battaglia imperversa e Parzival giunge alla resa dei conti con Norman Sorrento, e nonostante sia in collegamento con gli scienziati, nessuno di loro pensa di fornirgli la soluzione giusta: il povero sixer, invece di seguire i passi per arrivare all’easter egg, cerca di battere il gioco, lo vince e ovviamente fallisce la sfida. Alla fine, al termine della battaglia, quando Sorrento sarà stato sconfitto, resterà solo Parzival di fronte all’Atari, e ovviamente risolverà la sfida – non senza averci raccontato di nuovo del primo easter egg della storia, di nuovo subito prima di mostrarci come effettivamente lo si raggiunge.

Proprio come nella prima sfida, qui abbiamo delle ridondanze che si sarebbero potute tranquillamente tagliare: o si tagliava la scena in cui la scienziata della IOI raccontava questo fatto riguardo ad Adventure, o si tagliava il punto in cui Parzival ripeteva la stessa esatta cosa. Io personalmente avrei scelto la seconda opzione: noi spettatori sappiamo cosa Parzival sta facendo perché ci è già stato detto, e sappiamo che Parzival lo sa perché lo sta facendo! Tagliando invece la scena della scienziata, si creerebbe l’incongruenza per cui Parzival sa più cose su Halliday e sulla cultura pop nell’epoca in cui Halliday è cresciuto (e che Wade non ha mai vissuto) rispetto a persone che hanno studiato e sono pagate per studiare queste cose. Suggerire che i cattivi siano incompetenti è sempre un rischio, perché sminuisce la portata della battaglia che i buoni stanno combattendo, e non si spiega perché non l’abbiano già vinta se i loro nemici sono dei perfetti idioti. Questo vale per qualsiasi storia.

Per il resto, una volta superate le tre sfide, Parzival si trova di fronte a una rivelazione e a una scelta che non vi spoilero. Come finisce la sua battaglia nel mondo reale, invece, lo sapete già dal post precedente. Credo di aver detto tutto quello che volevo dire sul film, ma se volete aggiungere qualcosa o aprire una discussione su questi punti, la sezione commenti è a vostra disposizione. Questo era il mio commento su Ready Player One.

19 pensieri su “Ready Player One: problemi narrativi e opportunità mancate

  1. Allora in effetti per quanto riguarda la coprotagonista ovvero Art3mis/Samantha come dici tu la cosa è effettivamente stereotipata , cioè lei è una ragazza della stessa eta del protagonista ed è pure capire , oltretutto fosse stata quella una bruciatura dovuta a un incidente per cui veniva presa in giro lo potevo capire ma una semplice voglia e lei che si sente insicura per questo…..quando poi come dici combatte contro una multinazionale che riduce in schiavitù la gente fino a farla morire e che non esista a usare delle bombe , oltretutto come leader di questa resistenza, sicuramente avrei preferito come hai detto tu se fosse stata una donna più grande sui 30/35 anche se penso che il protagonista si fosse innamorato lo stesso(ricordiamo che abbiamo un capo di stato in Francia la cui moglie è coetanea di sua madre oltre al fatto che lei ha un figlio più grande di Macron).Sul fatto che l’amico del protagonista fosse in realtà un amica penso che l’abbiano fatto senno non si spiegava la frase che gli aveva detto dato che poi Art3mis era proprio come se l’immaginava lui, poi aggiungo delle cose sulla “multinazionale cattiva” perchè fare saltare in aria tutto il complesso senza accertarsi se il protagonista era li? già oggi esistono sistemi termici che permettono di individuare quante persone stanno dentro un appartamento oltre al fatto che oggi esistono pure tecnologie che “vedono” oltre le pareti , dato che siamo quasi 30 anni nel futuro queste le dovrebbero avere quindi come si fanno a non accorgere che il protagonista non è li?e poi perchè usare un autobomba ovvero un metodo tanto estremo e non piuttosto un fucile di precisione o altro, senza considerare il fatto che potevano rapirlo.Sicuramente la donna a capo della sicurezza sembra un incompetente e come dici tu questo sminuisce il ruolo e la battaglie dei ragazzi, e qui torna il problema di cui parlavo la volta scorsa o fai una multinazionale cattiva da film per ragazzi quindi senza cose troppo estreme e che non uccidi, oppure la fai da film serio e quindi spietata e competente ma non puoi fare questo mix che ridicolizza la cosa, aggiungo che non si capisce che a parte il mercenario e il boss che scende in prima persona la multinazionale essa non abbia dei giocatori forti mentre oltre a gli schiavi a solo quei soldati che sono molto scarsi……..e poi perchè un solo mercenario? loro non sono la seconda compagnia a livello mondiale quindi perchè non reclutano degli altri magari da quei famosi clan? poi c’è la parte dei cervelloni che cercano di risolvere la sfida finale, penso sia un pò un omaggio/citazione di Apollo 13 quando gli scienziati della NASA cercavano un modo per salvare la vita agli astronauti, in effetti concordo con te dicendo che c’è quella situazione ridondante in quanto la “scienziata” e il protagonista dicono la stessa , avessero detto contemporaneamente allora l’avrei anche capito ma cosi no o al massimo il protagonista pote dire qualcosa di diverso senza ripetere la parte iniziale che già sapevamo.Comunque la parte che mi è piaciuta di più e quella dove si vede il gigante di ferro e il gundam combattere contro mega-godzilla.

    • Sono d’accordo con tutto. Ora, non trovo una cosa negativa che Aech sia una ragazza, ma trovo che la possibilità di essere chiunque in Oasis sia stata sottoutilizzata, e mi dispiace, perché sarebbe stata interessante.
      Mi dispiace molto anche per Finale, il capo della sicurezza (a proposito, che razza di nome è Finale?) interpretata da Hannah John-Kamen, un’attrice che ho adorato nel ruolo di Dutch in Killjoys – se non l’hai visto, te lo consiglio: è un’ottima serie di azione fantascientifica con un worldbuilding curatissimo e avvincente.
      Sottoscrivo il tuo interrogativo sui mercenari e sul fatto che i dipendenti della IOI sono giocatori piuttosto scarsi se consideriamo che sono in pratica dei professionisti.
      I-Rok, il mercenario, ha un ruolo marginalissimo nella trama, e se ricordo bene anche nell’epica battaglia finale non fa granché. Peccato.
      La battaglia era fighissima! Un degno culmine, davvero carico di epicità. Mi ha davvero dato un senso di esaltazione. Avrei voluto che tutto il film fosse in grado di tenere alto il livello di emozioni.
      Tornando ad Art3mis, hai presente la scena in cui il ribelle con il tatuaggio blu (quello delle carote) rapisce Wade? Il mio ragazzo, mentre eravamo al cinema, aveva ipotizzato che Art3mis fosse in realtà lui. Sarebbe stato inaspettato, se non ci fosse stata nessuna Art3mis, giocatrice professionista e idolo dei fan, ma se il personaggio fosse stato creato dalla resistenza per essere un leader simbolico grazie alla sua popolarità. Non ci sarebbe stata nessuna storia d’amore, ma si sarebbe potuto ampliare il ruolo della resistenza e mostrare quale fosse la loro strategia d’azione per contrastare la IOI – qualcosa di meglio di “aspetta e spera”.

  2. Aggiungo che trovo difficile come viene fatto vedere che tutti giochino su Oesis, alla fine facendolo il paragone con il presente i videogames sono presenti ormai da molti decenti ma mica tutti le persone(o i giovani) giocano a i videogames, stessa cosa per le persone che giocano in mezzo alla strada.Poi involontariamente manda un messaggio negativo (a mio avviso) sulla dipendenza dai videogames,anche perchè fa sembrare che solo i videogames creino dipendenza e essi sono una forma d’intrattenimento ma che a differenza di quelle del passato è molto più interattiva rispetta alle altre , sul alienazione quello dipende dalle persone non dalla tecnologie o dai videogiochi in se oltretutto non può simulare dei rapporti amorosi o cosi via, senza considerare che si è molto interattivo il mondo di Oesis ma non è mica un sistema alla Matrix(non so se hai presente la trilogia)

    • Tutti hanno presente Matrix! ^^
      Comunque, posso accettare anche i presupposti più “strani” in una storia se poi non vengono contraddetti dal modo in cui la storia si sviluppa. Quindi, posso accettare che la gente scelga di “vivere” su Oasis, se questo non porta a mostrare il mondo reale in un modo che non potrebbe esistere.
      Fra l’altro, si può obiettare che se tutti scelgono di vivere su Oasis non è alienazione, ma è il modo normale in cui funziona la vita – appunto però questo va fatto bene per evitare di dare un messaggio banale e stigmatizzante verso una cosa che ormai è a tutti gli effetti normale e riconosciuta come parte della cultura pop.
      Oasis è un mondo dove si sta per scelta, dopotutto.

  3. Comunque ho visto il libro nella libreria dove vado di solito e onestamente ci sto facendo un pensierino nel caso lo comprassi dopo averlo letto ti faro sapere cose ne penso e vedrò se ci sono differenze dal film.

  4. premesso che come dici anche tu questo film e il romanzo di Cline non è nato per sfidare gli stereotipi io non ho trovato Sam/Artemis stereotipata, esistono ragazzi e ragazze tosti, intelligenti che magari hanno delle insicurezze legate a un difetto fisico che magari non è neanche vistoso.
    Quello che non credo è che l’amore prescinda dall’attrazione fisica, per il corpo dell’altro ma è una idea mia

  5. Ho aperto un mio blog in un sito che parla di anime , i blog li non devono per forza parlare di anime e quindi io l’ho fatto a tema cyberpunk(ovviamente parlo anche di anime cyberpunk) e in futuro tratterò questo film e prenderò spunto anche da queste tue riflessioni sul opera.

  6. Grazie se vuoi chiedermi qualcosa fai pure sono disponibile anche se capisco che il tempo è il tuo grande nemico.

    • Il tempo è il grande nemico di tutti! Io non conosco una sola persona che possa dire “aaaah, ho tutto il tempo che voglio per fare tutto quello che voglio!”. Viviamo tutti di fretta, stanchi, stressati, al punto da vivere come una conquista una mattina libera.

  7. Comunque questo film da parte di un genere o meglio dire di un sottogenere della fantascienza ovvero il cyberpunk che in questo periodo sembra che stia riprendendo vitalità quando fino a qualche anno fa si credeva che fosse morto anche per voce dello stesso creatore del genere.
    Anche se lo considerava morto in quanto secondo lui stavamo passando dalla fantascienza alla realtà , diciamo che opere come quella trattata la possiamo ormai considerare fantascienza prossima per cosi dire cioè tra qualche decennio alcune di questi aspetti potrebbero diventare realtà piano piano.

    • Non conosco il genere, nel senso che ne ho sentito parlare ma non ho mai letto nulla al riguardo, e non sono in grado di pronunciarmi sull’evoluzione tecnologica, però qualunque cosa succeda spero che la tecnologia ci aiuterà, come umanità, ad essere più vicini e più solidali gli uni con gli altri, non ad alzare barriere fra noi e il mondo.

      • Le opere più famose del genere sarebbero Blade Runner,Ghost intheshell,Matrix,Dredd,Tron,Elysium,Akira,Robocop,Terminator,
        Atto di forza ecc… penso che qualcuno di questo lo hai visto e/o lo hai sentito nominare.
        Concordo con te in questo tuo augurio, anche se come abbiamo detto in passato la tecnologia è uno strumento, sta agli uomini e alle donne decidere su come usarlo e in che direzione andare per il futuro.

      • Ammetto con un filo di senso di colpa di aver visto solo Matrix e Blade Runner (di Ghost in the Shell ho visto il film “Innocence”, ma né la serie né gli altri film, anche se so che sono su Netflix).

  8. Innocence è il secondo film, dovresti vederti il primo film del 1995 il capolavoro, quella è una pietra miliare te la consiglio assolutamente, oltretutto hanno fatto il live action di quel film con Scarlet Johanson.
    Adesso(il 14 febbraio) sta per uscire il live action Alita(basato sul manga omonimo e Alita Last Order), sempre di genere cyberpunk.

    • Il film di Ghost in the Shell con Scarlett Johansson è su Netflix, me lo recupero appena ho tempo. Grazie per la segnalazione di Alita, ho visto un paio di trailer su Youtube e, anche se non credo che andrò al cinema, lo guarderò se/quando sarà disponibile in giro.

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