Sul patriottismo e l’impegno civile

“Essere un patriota non significa credere che la propria nazione sia perfetta ed esente da problemi, ma guardarli in faccia e impegnarsi per renderla migliore”.

Ho tenuto questa frase, scritta su un foglietto, appesa sopra la mia scrivania per anni. Poi, qualche giorno fa, ho trovato un pensiero molto simile espresso in una recensione fatta da Evgenij su Demoni di EFP, “Sfatiamo i miti” (Via i fascisti da Wattpad! #4):

“Amare la propria terra natia, e gli usi e i costumi dei propri nazionali, voler far conoscere e contribuire alla grandezza della propria cultura nel mondo, lottare per migliorare lo Stato nel quale si vive: questo è il vero nazionalismo.
Sentirsi superiori solo perché si è nati in Italia, non volere che nessun altro possa venire a vivere qui, odiare ogni forma di diversità sono invece gli effetti della degenerazione del nazionalismo, e potete vedere quanto rapidamente portino al razzismo e al fascismo.
Inoltre, noi esseri umani viviamo su una sfera limitata, un minuscolo granello di materia nel cosmo sconfinato: davvero ha senso che io prediliga in modo ossessivo ed esasperato la piccolissima parte di questa sfera dove, per puro caso, sono nato?
Non ha senso il nazionalismo inteso come lo intendono le destre estreme, che sia o meno già razzismo: siamo cittadini del Mondo. Tutti gli esseri umani sono uguali e i confini degli Stati sono solo un risultato di casi e scelte arbitrarie della Storia: per quale ragione una di queste porzioni di Terra dovrebbe essere migliore di un’altra?
Io amo l’Italia, e voglio che sia un esempio per tutto il mondo, per l’arte, per la cultura e per la scienza, voglio che sia un Paese aperto, senza discriminazioni, libero, per tutti coloro che vogliono viverci rispettandone le leggi”.

E questa coincidenza mi ha spinta a collegare il mio pensiero a una riflessione di Karl Popper, il celebre filosofo della scienza cui dobbiamo il falsificazionismo e il paradosso della tolleranza:

“Alcuni potrebbero domandarsi come un individualista può chiedere devozione ad una qualsiasi causa, e specialmente ad una causa astratta come la ricerca scientifica. Ma una domanda del genere non farebbe altro che rivelare l’antico errore dell’identificare l’individualismo con l’egoismo. Un individualista può essere altruista, e può dedicarsi non solo ad aiutare altri individui, ma anche a sviluppare i mezzi istituzionali per aiutare altre persone. (Per inciso, non penso che la devozione si possa esigere, ma solo che debba essere incoraggiata). Io credo che la devozione verso certe istituzioni, per esempio verso quelle di uno Stato democratico, e perfino verso certe tradizioni, possa ricadere nel regno dell’individualismo, purché gli scopi umanitari di queste istituzioni non vengano persi di vista. L’individualismo non va confuso con un personalismo anti-istituzionale. Questo è un errore che gli individualisti fanno spesso. Hanno ragione nella loro ostilità verso il collettivismo, ma sbagliano nel considerare le istituzioni come dei collettivi (che affermano di essere dei fini in sé), e quindi diventano personalisti anti-istituzionali; il che li porta pericolosamente vicini al principio del leader” (Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, nota 23 al capitolo 17 dell’edizione inglese, traduzione mia).

Questo è uno dei motivi per cui credo nel Welfare State (il primo, ovviamente, è che funziona): il fatto che spesso solo le istituzioni possono raggiungere le capacità organizzative e il livello di risorse necessario per avere quel tipo di impatto che il volontariato, costretto per sua natura a lottare ogni giorno per sopravvivere, non può avere. Non sto dicendo che le istituzioni funzionino sempre meglio del volontariato: dico solo che operano su scale diverse, e che forse l’unico esempio in cui il volontariato ha raggiunto il livello di efficienza, capillarità e standardizzazione – cioè di istituzionalizzazione – che gli consente di sostituire un’istituzione è il servizio di soccorso d’emergenza, la rete di associazioni che interviene quando si chiama il 112 per un’emergenza medica (il vecchio 118). Ma, per esempio, nonostante il FAI faccia un lavoro straordinario e degno di tutta la mia ammirazione, non potrà mai sostituire il complesso sistema delle Soprintendenze, perché semplicemente ci sono troppi beni culturali in Italia.

L’impegno civile individuale è limitato, sebbene necessario: abbiamo bisogno delle istituzioni. E dobbiamo quindi impegnarci perché le istituzioni, e lo Stato che le governa, funzionino sempre meglio. Dobbiamo considerare una nostra responsabilità personale fare ogni giorno quel passo in più, come cittadini, per rendere migliore il Paese in cui viviamo. E appunto ci sono due livelli su cui farlo, due livelli che definiscono lo spirito civico.
Il primo è quello delle piccole azioni personali, quotidiane: quanto sarebbero più puliti e vivibili gli ambienti che attraversiamo ogni giorno, se tutti noi ci impegnassimo per raccogliere e gettare in un cestino un rifiuto ogni giorno? E non obiettate che ci sono persone pagate per raccogliere i rifiuti, perché non è strettamente vero: raccogliere i rifiuti da terra fa parte del lavoro degli operatori ecologici solo perché le persone gettano i rifiuti per terra. Se nessuno lo facesse, il loro lavoro consisterebbe solo nello svuotare i cestini pubblici e sostituire i sacchi. Quindi vediamo che lo Stato ha dovuto istituzionalizzare una funzione, includendola nel lavoro degli operatori ecologici, perché ci sono cittadini che non hanno spirito civico sufficiente per capire che non si dovrebbero gettare i rifiuti per terra. Ma il fatto che la funzione sia stata istituzionalizzata non ci dovrebbe esimere dal fare quel passo in più.

Il secondo livello dell’impegno civile è appunto quello che si esplica attraverso le istituzioni. È in questo livello che si inquadra l’idea della politica come servizio, ad esempio, e del potere come responsabilità, ma naturalmente il concetto non è limitato a questo. Tutte le professioni dovrebbero essere svolte con un occhio attento alla loro utilità sociale, come del resto ci ricorda l’Art. 41 della nostra Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” (corsivi miei).
La società stessa è un mezzo per consentire la piena realizzazione delle potenzialità dell’individuo: persona e società non sono due poli in contrasto fra loro, e questo ce lo ricorda di nuovo la Costituzione, che all’Art. 2 afferma: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, riconoscendo al contempo che le appartenenze di una persona sono una parte della sua identità che non può non esistere, e che anche attraverso quelle appartenenze l’individuo sviluppa sé stesso, e in secondo luogo che la solidarietà fra gli individui è la base della società, e di conseguenza è un dovere che tutti dovremmo sentire.

Perciò, credo con Popper che si possa essere individualisti che credono nel valore della società e delle formazioni sociali in cui è strutturata, e patrioti che vedono il valore della propria appartenenza ad una collettività nazionale come una tensione a dare sempre qualcosa di più per migliorarla, attraverso l’impegno pubblico e privato. Scrivo questo perché credo che individualismo e patriottismo siano due concetti importanti, che non possiamo scartare perché sono diventati parte del discorso della destra, perché possono avere valore e significato anche in una prospettiva di sinistra.

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6 pensieri su “Sul patriottismo e l’impegno civile

  1. Articolo molto interessante e molta carne al fuoco , allora intanto io distinguerei il patriottismo dal nazionalismo il primo in genere ha un eccezione positiva è viene usato per descrivere i padri fondatori della patria e coloro che amano e che sono orgogliosi della loro nazione il secondo no e viene usato per descrivere le persone di estrema destra , per esempio la stessa Giorgia Meloni parla di se stessa e del suo partito come patrioti e non come nazionalisti.Poi la parte sul fatto che siamo tutti uguali e siamo cittadini del mondo , con tutto il rispetto la trovo un po ingenua oltretutto si pensa che i conflitti nascano solo per i confini o per l’etnia o per la religione dimenticando che la seconda guerra mondiale cosi come la guerra civile spagnola e la guerra fredda furono degli scontri per le ideologia comunismo/nazismo/fascismo/capitalismo e cosi via ,oltretutto non c’è una guerra tra occidente e islam ma dentro l’Islam c’è un conflitto che vede contrapposti sciiti e sunniti che poi è il motivo dello scontro tra le nazioni arabe oltre che lo scontro tra islamici teocratici e islamici militaristi laici e in disparte gli islamici democratici, comunque il discorso immigrazione mette insieme tanti temi e anche problemi che c’erano pure prima , cioè il discorso giustizia e carceri c’era anche prima dei colossali sbarchi del 2011 e penso che la nazionalità o la cultura dei migranti centrino poco cioè anche se fossero stati cristiani(in Africa ci sono molti cristiani), certo è chiaro che un centroafricano è un europeo sono molto distinti ma stando qui le cose cambiano sopratutto se parliamo di gente giovane.Sulla parte del volontariato concordo con te cioè e una parte importantissima ma può solo aiutare è chiaro che poi ci vuole lo stato.La parte immigrazione è molto complessa sopratutto perchè noi quando parliamo di questo tema ci riferiamo hai barconi e agli Africani ignorando i milioni di immigrati europei e asiatici(cinesi in primis) che vivono e lavorano qui da molti anni/decenni , sicuramente il discorso sbarchi/integrazione è molto complesso e penso che più di quello che ha fatto Minniti in Libia giusto o sbagliato che sia che piaccia o no non si possa fare , penso che nessun governo neanche guidato dalla Lega farà nessun blocco navale per molte ragioni , quello che si deve fare ora riguarda il territorio italiane prendiamo qualche numero per vedere i problemi le criticità e alcune cose che fanno storcere il naso. Lo stato spende per l’accoglienza circa 4/5 miliardi ogni anno per assistere tra i 120.000 e i 170.000 migranti ,ciò significa 2000/3000 euro al mese ogni migrante sicuramente un sistema non efficace fatto a vantaggio di alcune cooperative, ma non a quello del migrante che poi al giorno si trova solo con 1,5 euro e spesso stanno in delle strutture veramente penose e vergognose che di certo non sono hotel a 5 stelle con wi-fi….. , quindi bisogna pensare a un altro sistema anche perchè penso che 1000 euro al mese o forse qualcosa meno basterebbero al singolo immigrato aspettando che la sua richiesta di asilo sia accolta(o respinta) , se poi si trova un sistema magari dove alcuni migranti stanno in un appartamento in affitto magari in 2/3/4 in base alla grandezza della casa potrebbero vivere una vita dignitosa e non starebbero ammassati in centri ed essendo sparpagliati non si creerebbero ghetti e quindi non vedremo le persone contrariasi perchè aprono un centro per immigrati, oltre tutto in questo modo si potrebbero accogliere più migranti dato che mantenendo la stessa cifra lo stato potrebbe accogliere e mantenere al’anno circa 450.000 migranti/500.000 migranti se invece “l’assegno” fosse di 500 euro al mese ,(forse un pò troppo poco ma vivendo in gruppi e risparmiando sul affitto si potrebbe sempre vivere e sicuramente meglio di come stanno ora in certi posti e poi per paragone nella mia famiglia siamo in 3 con un unico stipendio di 1500 euro quindi 500 a persone in un certo senso) si potrebbero accogliere fino a 800/900.000 persone sempre mantenendo la stessa spesa pari a 0,6/0,7% della spesa pubblica totale circa e parliamo dello 0,3% del PIL circa.Aggiungo che trovo encomiabili alcune famiglie che li hanno accolti a casa loro alcuni a tempo indeterminato alcuni a tempo alcuni gratis altri con il contributo dello stato, penso che sarebbe preferibile questo modello a quello delle cooperative con tanti migranti in un singolo posto , certo molte famiglie sarebbero scettiche ma con un contributo economico e con un periodo di conoscenza in qualche centro prima di fare questa scelta le cose potrebbero cambiare , qualcuno si lamenterà dicendo cose del tipo “perchè prendere a casa un immigrato e non un senzatetto italiano PRIMA GLI ITALIANI” peccato che chi lo dice probabilmente non ha un senzatetto a casa , non ha mai fatto beneficenza ne volontariato e non sa che queste associazioni fanno da tramite anche a chi vuole accogliere un senzatetto italiano una cosa non esclude l’altra ma la politica di chi dice questo mica aiuta gli italiani che accolgono altri italiani in difficoltà crea solo odio senza soluzioni in quasi nessun tema.Poi nel frattempo che un immigrato aspetta l’esito della sua richiesta di asilo penso che se trova un lavoro stabile debba essere accolta o comunque messo tra i punti a favore, mentre per quello che riguarda chi la ottiene esso debba essere aiutato , non sono un giurista internazionale quindi non so se un rifugiato debba avere un aiuto economico dallo stato che accetta la sua richiesta (anche se penso di si) ne se questo aiuto debba avere un termine ne in che modo , comunque penso che i rifugiatati il quale status sia stato verificato (e 2 anni sono troppi per sapere la risposta)debba essere accolto anche dagli altri stati non può l’Italia e la Grecia accoglierli tutti qui solo perchè arrivati qui UE è composta da 28 stati (tra un anno meno uno) e ha una popolazione di 500 milioni di persone , quindi le redistribuzioni sono importanti senno si rischia uno scontro al interno dei paesi europei molto forte tra alcuni paesi del est europea e tutti gli altri,comunque posso capire che chi riceva la protezione internazionale magari abbia un aiuto magari o una corsia preferenziale nella ricerca del lavoro.Sicuramente nelle mie idee ci saranno alcune cose non perfette ma come dicevo trovo che il sistema attuale non funzioni bene e volevo esprimere dei miei pensieri su come migliorarlo cercando di essere il più possibile “realista” e spero di non aver tradito il senso del post e di essere andato off-topic.

    • Il mio blog è abbastanza piccolo da non avere problemi con gli off-topic. Voglio dire, se a ogni post ci fossero anche solo 20 commenti, obbligherei tutti a mantenersi rigorosamente sul tema, ma non è così, quindi le divagazioni vanno bene.
      Sulle politiche migratorie, il discorso è complesso: io non ho abbastanza conoscenze su quali siano i vincoli legislativi e i problemi che ne conseguono per avere un’opinione su cosa si potrebbe o non potrebbe fare. Di certo i tempi devono essere accorciati, ma questo discorso è valido per ogni aspetto del sistema giudiziario in Italia.
      Comunque, nessuno ha sostenuto che i conflitti nascano “solo” per questioni di confini, etnia o religione: sia io che Evgenji pensiamo che queste appartenenze vadano relativizzate, perché nel momento in cui diventano degli assoluti scolpiti nella pietra, si scivola nel fondamentalismo. Il che non significa che le appartenenze non debbano contare nulla: non si possono strappare via da una persona, e non sarebbe giusto farlo comunque.

    • Io ammiro molto l’impegno e la passione civica che traspaiono dalle tue critiche ai “saggi brevi” fascisti, perciò sono stata felice di poterti citare ^^
      Avevo scritto il mio pensiero iniziale riflettendo sugli Stati Uniti e il loro testardo rifiuto di ammettere che la concezione europea dello Stato porta a risultati migliori in termini di giustizia sociale – riduzione delle disuguaglianze economiche, ad esempio, ma anche maggiori possibilità di intervenire sulle discriminazioni e favorire il mutamento sociale in direzioni volute.
      Ma poi, a partire dalla confluenza del tuo spunto con la riflessione di Popper, è andato in un’altra direzione.

  2. Comunque penso che il patriottismo non sia per forza di destra, certo forse non è molto compatibile con l’estrema sinistra.Sul discorso migranti penso che il nostro paese debba prendere spunto da paesi come la Germania e come la Svezia che hanno accolto e integrato moltissimi migranti , diciamo chiaramente che non siamo in mezzo a nessuna invasione, Lady hai mai pensato di fare un articolo sul immigrazione?

    • Non so se sarei preparata a scrivere di immigrazione: ci vorrebbe un sacco di ricerca per i dati, e in questo momento ho iniziato un progetto che spero di poter raccontare su questo blog quando sarà finito.

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