Medioevo Maschio, di Georges Duby (parte 3)

Nel terzo capitolo di “Medioevo Maschio”, intitolato “La matrona e la malmaritata”, l’autore descrive la riforma dell’episcopato avvenuta nel Nord della Francia intorno al 1100, in cui viene portata avanti l’opera di irreggimentazione della società attraverso il matrimonio. È in questo contesto che “vietano il matrimonio agli ecclesiastici poiché l’astinenza sessuale può sembrar loro pegno di una superiorità che deve collocare i chierici al sommo della gerarchia delle condizioni terrene”, mentre per quanto riguarda i laici “affermano l’indissolubilità del legame matrimoniale; impongono l’esogamia in nome di una concezione smisurata dell’incesto; ripetono che solo la procreazione giustifica l’accoppiamento; sognano di togliere a questo qualunque piacere”.
Questo tentativo di regolamentazione religiosa della sessualità non nasce in contrapposizione ad un’assenza di regolamentazione, ma ad una regolamentazione laica volta a “facilitare la riproduzione dei rapporti sociali nella permanenza delle loro strutture”, che segue logiche diverse. Non bisogna mai dimenticare che il matrimonio era uno strumento di trasmissione di ricchezza e prestigio, e quindi uno strumento economico e politico. I nobili e i cavalieri, in quanto “capi di una casata, responsabile del destino di un lignaggio, intendono ripudiare liberamente le mogli, se non danno eredi maschi, [e] sposare le [proprie] cugine, se l’unione permette di ricostruire il patrimonio. Quando sono celibi, intendono praticare liberamente i riti erotici propri della «giovinezza»”.

Questa battaglia culturale per il controllo della sessualità viene combattuta anche attraverso la propaganda, di cui uno strumento importante sono i “racconti edificanti, biografie di eroi la cui condotta fu offerta come esempio da seguire ai fedeli e che, per questo, furono collocati fra i santi”, che Duby definisce “le armi meglio lustrate di una lotta ideologica”. Le vite dei santi e delle sante di nobile origine, ad esempio, vengono narrate “in un assoluto rispetto dell’ordine stabilito che presuppone la provvidenziale bontà dei ricchi, che riconosce naturali correlazioni fra la gerarchia dei valori temporali e quella dei valori spirituali”.
Duby illustra come esempio la vita della contessa Ida de Boulogne, esempio idealizzato di “una femminilità realizzata nel matrimonio”, la cui santità deriva dall’aver aderito impeccabilmente al modello della moglie e madre cristiana. “In primo luogo sottomessa al marito, che la sostenne, la guidò, la condusse verso il meglio; devota, ma «d’accordo col marito e seguendone la volontà»: come immaginare che una donna si elevi alla santità a dispetto dello sposo? Obbediente dunque, ma ugualmente discreta […] nel governo della casa, nel suo modo di trattare gli ospiti, mostrandosi coi nobili familiare, ma tuttavia «casta». Infatti è la castità che fa il buon matrimonio. Quindi, «secondo il precetto apostolico» Ida generò «unendosi all’uomo come se l’unione non fosse avvenuta». Infatti il suo principale merito fu di essere madre. Mise al mondo tre figli (delle figlie il testo non fa parola); […] Infatti la santità dell’amore coniugale si misura dalla gloria dei figli maschi che ne sono frutto”.
Genus, gignere, generositas [stirpe, generare, generosità, ndr]: queste parole segnano il ritmo della prima parte del racconto. Teniamo presente la loro connotazione carnale: esse insistono sul sangue, sul buon sangue, sulla razza. Ida – come tutte le ragazze che i riti matrimoniali introducevano nelle case nobili – ebbe come compito di forgiare «per la bontà di Dio» un anello in una genealogia. Partorì, nutrì dei maschi. Non è lodata perché ha nutrito spiritualmente i suoi figli, perché li ha preparati educandoli alle imprese che li illustrarono. È lodata per averli allattati, rifiutando che ricevessero il latte di un altro seno, perché non fossero «contaminati da cattivi costumi»”.
Come si conviene a una sposa cristiana, Ida «sparito il marito mortale si ritenne che si fosse unita al suo sposo immortale con una vita di castità e restando vedova». L’intera esistenza di questa donna è definita dal suo essere madre.

Ma santificare una donna nobile non era solo una questione di ideologia, ma anche di opportunità, nota Duby: “Proclamare così conforme al piano divino l’immagine della femminilità e del rapporto coniugale che all’inizio del secolo XII si rappresentavano tutti i capi delle famiglie nobili, non era forse il miglior mezzo di trarli a riconoscere in pari tempo, con discrezione, per incidens, senza insisterci, che il patto coniugale doveva essere stretto in conformità «degli usi della Chiesa cattolica» e che era desiderabile, da parte degli sposi, per lo meno l’apparenza della castità?”. E non solo: “Prendere come portavoce dell’ideologia ecclesiastica delle figure femminili presentava un doppio vantaggio. Significava stabilire un legame con quella metà della massa dei fedeli di cui la Chiesa, prima d’allora, non si era curata abbastanza e di cui ora si misurava meglio il peso. Significava soprattutto portare sulla scena dei personaggi naturalmente passivi su cui potevano essere fortemente impressi i princìpi di una sottomissione che ci si aspettava da tutti i laici”.

 

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6 pensieri su “Medioevo Maschio, di Georges Duby (parte 3)

  1. Sicuramente la chiesa aveva (in parte ha tuttora anche se in maniera molto diversa) una visione della sessualità molto castrante per non dire completamente contraria, in effetti la trovo molto illogica alla fine per fare i figli serve un rapporto sessuale e se questo è fatto da due persone sposate che vogliono avere un figlio/a non vedo quale sia il problema anzi se è un rapporto molto passionale meglio cosi , del resto la sessualità fa parte della coppia e degli esseri umani alla fine nella genesi c’è scritto «Voi dunque crescete e moltiplicatevi; spandetevi sulla terra e moltiplicatevi in essa». Aggiungo che questo sentimento della chiesa per la sessualità diciamo che è più terreno del resto nei testi sacri che sono stati scritti migliaia di anni fa ci sono sempre scritte le stesse cose ma cambiando epoca la chiesa li interpreta in modo diverso ma i testi non cambiano , aggiungo che nei 10 comandamenti quando si parla di sessualità si parla di evitare di commettere gli atti impuri ma non viene specificato a cosa si riferisce si potrebbe pensare a stupro,pedofilia e incesto più che alla libertà sessuale anche se nei testi sacri si parla di incesto alla fine i figli di Adamo e Eva si accoppiarono per fare altri figli (in effetti non avevano altri con cui accoppiarsi) oltre al fatto che se parliamo dei testi sacri allora la chiesa non dovrebbe avere nulla contro il nudismo dato che Adamo e Eva al inizio erano nudi si misero dei “vestiti” solo dopo aver mangiato la mela .Altri motivi per cui la chiesa vedesse in questo modo la sessualità a mio avviso sono da ricercarsi nel fatto che prima era difficile proteggersi da malattie sessuali e gravidanze non volute con tutte le conseguenze del caso e poi per il fatto che veniva vista insieme al denaro e al cibo come un piacere e quindi veniva considerato un peccato , ma la chiesa in quel periodo era molto ricca e sicuramente anche sul fronte cibo mangiavano come dei Re al epoca e infatti anche nelle chiese di oggi(sopratutto quelle americane) quelle più conservatrici la ricchezze e la gola non sono un problema mentre il sesso si , e paradossalmente sono quelli che sono contro l’aborto ma sono contro ogni aiuto per i poveri.

    • Per la Chiesa delle origini, il celibato era lo stato “corretto” dell’essere umano, il modo più alto di vivere. Questo derivava dall’aver scelto come canonici i Vangeli in cui Gesù aveva vissuto la sua esistenza senza sposarsi o avere una compagna: questo era il modello di vita che veniva proposto ai fedeli, una comunità formata da individui piuttosto che da famiglie.
      San Paolo definì il matrimonio “remedium concupiscentiae”, cioè rimedio alla lussuria, al desiderio: per lui il matrimonio aveva ragione di esistere solo come seconda scelta per chi non riusciva a vivere in castità. La castità è sempre stata un valore, ed è ovvio che per innalzare la castità occorre svalutare – o demonizzare addirittura – il sesso.

  2. Oltretutto un essere cosi potente ovvero Dio dubito che sia interessato a come gli esseri umani utilizzano i loro apparati sessuali senza considerare che se ci ha fatti “lui” allora tutta la parte anatomica e biologica degli esseri umani come per esempio l’orgasmo femminile,o l’eiaculazione femminile o anche il fatto di provare orgasmi con rapporti omosessuali sia il frutto della sua opera non certo errori a cui dobbiamo considerare che per esempio gli animali sempre opera di Dio quindi in essi esiste l’omosessualità oltre al fatto alcuni di essi possano addirittura cambiare sesso i religiosi dovrebbero considerare pure questo.

    • Questi argomenti sono tutti validi, ma non c’è verso di farli passare per chi ha una visione del mondo religiosa, perché presuppongono di accettare che l’omosessualità sia naturale, o che il piacere sessuale lo sia: ma la visione cattolica di ciò che è la Natura è una visione culturalmente definita. Infatti, è una loro scelta non basata su dati scientifici ma solo sulla loro volontà quella di circoscrivere il campo della “naturalità” escludendo alcuni fatti che, come noti, avrebbero tutto il diritto di starci.
      Però devo aggiungere che io non credo nell’argomentazione basata sulla natura: se anche, ad esempio, l’omosessualità fosse una scelta, sarebbe comunque sbagliato discriminare le persone per questo. Ed è già una logica discriminante quella di chi dice che certe scelte si potrebbero semplicemente non fare.

      • Concordo con te senza considerare che questi religiosi si devono mettere d’accordo perchè se come si dice “Se Dio vuole” cioè questa espressione in cui e Dio a scegliere il cammino degli uomini e il fatto di conoscere gli eventi futuri come se noi fossimo i protagonisti di un film o di un romanzo e lui fosse l’autore allora tutto quello che succede e merito/colpa sua quindi anche la liberà sessuale e anche per questo riguarda l’omosessualità, oltretutto come dicono moltissimi psicologi ormai da tantissimo tempo la maggioranza della popolazione diciamo il 70/80% è bisessuale ma questo viene represso per via delle condizioni della società ma se un giorno vivessimo in una società dove l’omosessualità (e la bisessualità) fossero considerati allo stesso piano della eterosessualità il discorso cambierebbe perchè le nuove generazioni non reprimerebbero i loro sentimenti.

      • L’intero punto della religione è nel dare agli esseri umani l’impressione che il loro percorso di vita sia inscritto in un senso più alto, proprio come avviene ai personaggi dei romanzi, come hai detto. Che si chiami Provvidenza, karma, Fato o come si preferisce, tutto questo dovrebbe dare alle persone la rassicurazione di un ordine che ricompone le ingiustizie, la sofferenza, le difficoltà. Ma io credo che il fatto di essere liberi, se vissuto con responsabilità, possa darci più forza di qualsiasi ordine provvidenziale o giustizia divina.

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