Medioevo Maschio, di Georges Duby (parte 17)

Proseguiamo questa escursione nel lungo capitolo 12 del libro di Georges Duby, un’indagine approfondita che unisce riflessioni metodologiche a un contenuto dettagliato per descriverci i cambiamenti culturali prodotti dagli intellettuali cristiani nella Francia medievale del XII secolo. Come dicevo nella puntata precedente, è il rigore metodologico che permette di giudicare le conclusioni nella scienza. Qui aggiungo che è importante mostrare che il Medioevo, un’epoca che ricordo durò più di otto secoli, non è un blob indistinto dove tutto è rimasto uguale. Parliamo di otto secoli, la Storia non può – logicamente – essersi congelata. Ma è difficile cogliere quando e dove i cambiamenti sono avvenuti nel modo in cui il Medioevo è spiegato nelle scuole. Torniamo quindi al punto con Duby e vediamo uno di questi snodi: l’arricchimento della nobiltà si coniuga con un ethos più favorevole alla crescita e al progresso, all’idea che l’umanità possa migliorare l’esistente e slanciarsi verso un futuro che ha il potere di rendere migliore.

Veniamo così al concetto di patronato. “I surplus dello sfruttamento signorile, in continua crescita, furono in parte impiegati in creazioni culturali. Questa parte fu evidentemente più larga nelle signorie ecclesiastiche”. Ci fu una riforma della Chiesa che “determinò la riorganizzazione degli aspetti temporali delle istituzioni religiose. Si attenuarono le spoliazioni dei laici, l’incuria amministrativa che faceva perdere una buona parte dei profitti. […] I guadagni provenienti da questi interventi compensavano largamente il danno subito dalla fortuna ecclesiastica per la diminuzione delle terre offerte dall’aristocrazia laica in luogo di elemosine. Protetta, meglio gestita, questa fortuna offrì risorse più abbondanti. Particolarmente prospere diventarono le chiese situate in ambiente cittadino. Esse partecipavano dei profitti delle fruttuose tasse riscosse nelle città in sviluppo sulla circolazione e gli scambi. Raccoglievano le pie donazioni della borghesia, tanto più generosa quanto meno gli uomini d’affari erano sicuri della loro salvezza. […] D’altro lato la riforma collocò nei posti con funzioni decisionali dei prelati di qualità che […] ritenevano che le risorse della loro casa dovessero servire a sviluppare gli studi, a promuovere l’attività dello scriptorium e della cantoria, a circondare le liturgie di uno scenario più sontuoso”.

La Chiesa decise d’intraprendere tutta una serie di costruzioni di edifici magnifici, che furono spesso sovvenzionati da benefattori laici perché i loro costi eccedevano ampiamente le risorse degli ordini monastici e delle loro comunità. Duby sottolinea “un fatto reale che permise effettivamente la realizzazione dei progetti: la messa in circolazione delle riserve di metalli preziosi accumulati nei santuari”. I patroni laici intervennero nel finanziare queste edificazioni “in primo luogo perché la crescita economica e i meccanismi dei prelevamenti signorili facevano sì che la moneta si ammucchiasse nelle loro mani. Ma soprattutto perché si sentivano obbligati a dedicare la loro ricchezza a questa sorta d’impresa. Nell’alto Medioevo ci si aspettava che i re cooperassero all’abbellimento dei monumenti religiosi. […] La consacrazione soprattutto li collocava fra gli oratores, fra gli officianti delle liturgie, e questo imponeva loro di partecipare alla cultura ecclesiastica. Cooperavano direttamente alla sua fioritura mantenendo nel loro palatium quel focolaio creativo fondamentale che era la cappella, e tutti gli studi, d’arte, di scrittura, di pensiero, ad essa connessi; spandendo i loro benefici sulle cattedrali e sulle abbazie reali; infine assicurando la pace, propizia ai lavori spirituali. Il patronato fu all’origine funzione specifica del re, rappresentante di Dio in terra. Ora, nel secolo XII, è l’aristocrazia intera che pretende di assolverla”.
D’altronde la feudalità è definibile come “l’appropriazione, da parte di un crescente numero di principi, delle prerogative della sovranità. I principi si sono impadroniti del potere del re; ma […] vollero anche adornarsi delle sue virtù”. “Tutti i signori responsabili della sicurezza del popolo si considerano anche responsabili della sua salvezza. È dunque loro dovere di congiungere, come una volta facevano solo i sovrani, la cultura della scuola e la pratica delle armi. […] Nel secolo XII tutti sono persuasi che gli utili prelevati dai signori laici sul frutto del lavoro contadino non devono servire solamente a fare la guerra per la difesa pubblica. Questo prelievo fiscale sembra giustificato solo se in parte impiegato a far progredire la cultura e fiorire l’arte sacra”. A quell’epoca, a rendere più consistente l’aliquota degl’introiti signorili laici devoluti alle opere dello spirito, interviene anche l’incitamento all’austerità. In effetti la predicazione di penitenza, che esorta allo spirito di povertà, alla rinunzia alle ricchezze del mondo, a bandire dalle corti il lusso eccessivo, in tutto il corso del secolo XII viene assumendo una vasta portata. […] Nella misura in cui le esortazioni all’austerità furono ascoltate, esse incanalarono verso le istituzioni religiose, ossia verso i prodotti della cultura, un po’ del danaro che i grandi avrebbero speso per il loro piacere e per la sontuosità della loro casa. Esse contribuirono così a promuovere la «Rinascita»”.
Bisogna infine prendere in considerazione l’irresistibile mimetismo che, finendo di volgarizzare il modello del comportamento reale, incitò progressivamente tutti i livelli della società aristocratica, fino ai più bassi, a imitare gli atteggiamenti dei principi, ossia quelli dei re. Nella misura in cui la cavalleria assunse carattere sacro, prendendo l’andamento di un «ordine» cui si accedeva attraverso il «sacramento» della vestizione, tutti gli adulti della casta militare si sentirono chiamati a non limitarsi a dar prova di valore fisico, ma a coltivare la virtù della prudentia, a non condursi più soltanto da prodi ma da uomini saggi, a partecipare in qualche modo […] all’alta cultura, a favorirla con la loro libertà”.

Cresce il bisogno di erudizione. “Dalla fine del secolo XI si moltiplicano le testimonianze a proposito di ragazzi che non appartengono all’alta nobiltà, che non sono destinati allo stato ecclesiastico, e che tuttavia vengono istruiti nella casa paterna da precettori o mandati alle scuole, che, comunque, imparano a leggere e a capire un po’ di latino. L’uso di affidare a chierici i propri figli perché li educhino si va diffondendo senza posa. Alla fine del secolo XII comincia a oltrepassare i confini della società cavalleresca. […] Si fecero delle spese per mantenere dei chierici che ci si aspettava aiutassero nell’istruzione della famiglia e, al tempo stesso, nell’amministrazione della signoria”. Così, “la generosità dell’aristocrazia laica provvide a moltiplicare i posti che assicuravano a […] «intellettuali» i mezzi di lavorare e di diffondere intorno a sé la cultura”, uomini che “ebbero una parte decisiva nel successo della «Rinascita»”.
Infatti, scrive Duby, questi chierici al servizio dei nobili laici “furono gli agenti principali di quell’acculturazione che, attorno alla nozione di cavalleria, trasferì nell’ideologia nobiliare certi valori e certe tecniche propri della cultura dotta”. Duby sottolinea la necessità di intraprendere uno “studio economico e sociale delle istituzioni scolastiche” in cui venivano formati questi chierici. “Permetterebbe di vedere ancora più chiaro nell’incidenza della crescita materiale, nella funzione del danaro, sollecitato dagli scolari presso le famiglie, guadagnato dai maestri […]; si valuterebbe meglio anche la funzione del patronato, delle sovvenzioni concesse dai prelati e dai principi, la cui attenta liberalità si dispiegò in questo settore dell’attività culturale molto prima che, all’estrema fine del secolo, fossero fondati i primi collegi per studenti poveri. Si vedrebbe meglio che l’ambiente scolastico […] fu allora il luogo della più viva capillarità sociale”.
Ora, se la popolazione delle scuole durante il secolo XII crebbe senza posa, era perché, dopo gli anni di studio, gli sbocchi si aprivano sempre di più su carriere tra cui le più accessibili e quelle che più attiravano non erano ecclesiastiche. La società laica reclamava i servigi di uomini provvisti di una tale formazione. Era pronta a pagarli cari e tutto il danaro che l’aristocrazia, grande e piccola, sacrificò per annettersi […] dei giovani che sapevano maneggiare parole e cifre, che sapevano ragionare e avevano una qualche infarinatura delle scienze del quadrivium, autorizza a considerare l’aristocrazia nel suo complesso come la vera patrona dell’approfondimento e della diffusione del sapere”. Così, “reclutati sempre più numerosi nelle scuole dove la loro funzione […] era sempre meglio retribuita, questi intellettuali furono gli artefici dell’incontro fra cultura laica e cultura dotta, ossia i diffusori più efficaci di una «Rinascita» di cui la scuola era la grande officina”.

20 pensieri su “Medioevo Maschio, di Georges Duby (parte 17)

  1. Sicuramente la religione cattolica in quel periodo aveva moltissimo potere , penso che sia normale il fatto che abbia perduto molto del suo potere anche perchè spesso è rimasta attaccata a posizioni anacronistiche e non ha visto il mutamento della società e lo spostamento del potere dalla chiesa ad altri soggetti.

      • Tutti e tre. Non dobbiamo sottovalutare l’influenza che la Chiesa ha avuto nella storia della civiltà occidentale, non dobbiamo credere che sia un fenomeno ormai chiuso e, quindi, dobbiamo essere vigili perché non è detto che le cose restino sempre come sono ora.
        Vediamo, ad esempio, se il nostro governo “del cambiamento” saprà imporre – com’è giusto – che la Chiesa paghi le tasse sugli immobili, o metterà un interesse di parte al di sopra dell’interesse dello Stato.

  2. Penso che sia difficile che l’Italia diventi una teocrazia sul modello dell’Iran per esempio anche se la Chiesa rimane sempre molto influente questo è innegabile.
    Per quanto riguarda la sentenza dubito che il governo del cambiamento incasserà quei soldi sopratutto per la contrarietà di una parte del governo(ovvero la Lega) , comunque la corte ha definito legittime le esenzioni fatte dal governo Monti per la Chiesa.
    Comunque la Chiesa va considerato come un potere forte questo è innegabile e la sua influenza ci sarà sempre questo mi sembra scontato, anche se sono contrario a molte cose che dice preferire che essa si concentrasse di più su alcune cose come l’accoglienza e su alcuni diritti (come lo ius soli) e meno sul aborto sopratutto definendo le donne che lo praticano come delle criminali cosa abbastanza ipocrita andando poi nelle carceri e chiedendo al governo provvedimenti di clemenza.

    • La penso come te: la Chiesa dovrebbe rifocalizzare il suo potere sul fare del bene concreto, piuttosto che del bene “morale” in cui ciò che loro ritengono che sia giusto va a cozzare con ciò che altre persone ritengono giusto. In altre parole, meno battaglie ideologiche e più solidarietà sarebbe un ottimo modo di spendere il proprio potere e la propria influenza sociale.

      • La chiesa negli ultimi anni sta avendo molto problemi intanto dobbiamo considerare che solo il 70% degli italiani si dichiara credente e questa percentuale non è altissima considerando che siamo il paese del Vaticano, oltretutto non si può dare la “colpa” agli immigrati perchè molti sono cristiani dato che quando si parla degli immigrati( che sono meno del 10% anche considerando gli irregolari) si considerano anche quelli europei, e poi di questo 70% solo il 40% in totale degli italiani va a messa la domenica.
        Un altro problema sono gli scandali che sta avendo in questo periodo la chiesa sia quelli di pedofilia sia i dossier contro il papa con documenti trafugati e cosi via e adesso c’è pure il caso di resti umani trovati nel ambasciata del Vaticano e qui parliamo di omicidio e occultamento di cadavere(anche se probabilmente tale evento è successo decenni fa) sicuramente questo fa allontanare le persone , dato che un altro problema sono le crisi nelle vocazioni andando avanti cosi avranno moltissimi problemi a trovare il personale religioso necessario.
        Aggiungiamo che talvolta non si è capita bene la posizione del vaticano e del papa su alcuni argomenti come sul omosessualità e sulle persone trans, perchè se da una parte sembrava che si aprisse a queste persone da un altro lato sembrava quasi che venissero visti solo come dei peccatori non poi troppo diversi dai criminali sicuramente questa situazione non chiara e gli scandali hanno macchiato la credibilità della chiesa aggiungo che i giovani si stanno allontanando molto dalla chiesa e questo significa che tra qualche decennio con il ricambio generazionale molte poche persone crederanno nella chiesa e anzi questo papa goda di una popolarità maggiore di quello precedente.
        Per quanto riguarda l’omosessualità se la chiesa non potrà forse mai considerarla al pari del eterosessualità(purtroppo) almeno potrebbe non giudicare e dire che devono essere Gesu e il signore a giudicare sopratutto perchè nei dieci comandamenti si parla di atti impuri in modo generico e sulla bibbia/vangelo sono testi di migliaia di anni fa spesso in contrasto tra di loro (pensiamo alla distruzione di Sodoma e Gomorra che rappresenta la furia divina contro l’estrema clemenza di Gesù che si sacrifica per il bene del umanità) , infatti sono i religiosi i primi a dire che i testi sacri devono essere analizzati infatti la chiesa di oggi se vista con gli occhi di persone di secoli fa sarebbe considerata eretica.

      • Esattamente: la religione non va considerata come un blocco statico e per questo condannato a scomparire da solo. è un errore di arroganza da parte di molti atei, e io ho impiegato anni a capirlo. Quello che mi ha fatto cambiare idea è stato un seminario in università in cui si sottolineava che l’appartenenza religiosa è un tratto identitario: non ci avevo mai pensato prima, il che ti potrà sembrare stupido.

  3. No tranquilla non lo definirei cosi al massimo direi che hai peccato di ingenuità nulla di più anzi non tutte le tue ragazze della tua età si applicano in questi argomenti.
    Sul fare del bene hai centrato il punto aggiungo che penso che la Chiesa deve prendere spunto da altri paesi quindi da nazioni che hanno fatto concretamente qualcosa in modo di non parlare solo per concetti astratti , per esempio per quanto riguarda l’immigrazione si può ispirare a quello fatto dalla Germania o dalla Svezia in tempi recenti o per esempio ricordando che un paese come l’Austria a il 15% di immigrati quasi il doppio rispetto all’Italia oppure l’Australia che ha circa il 27% di immigrati, mentre per quanto riguarda lo Ius Soli si può ispirare alla Germania o alla Francia per esempio.
    Per rimanere sempre sul discorso immigrazione potrebbe promuovere anche l’accoglienza “familiare” cioè richiedenti asilo presi in carico da alcune famiglie selezionate parliamo di migliaia di famiglie e penso che le persone che lo vogliano fare siano molto di più basta vedere i voti dati a partiti di estrema sinistra , quindi penso che potremmo parlare almeno di qualche decina di migliaia di famiglie.
    Aggiungo che la chiesa deve essere la prima a dare l’esempio dato che come scoperto da un inchiesta del’espresso la chiesa cattolica rispetto alle altre religioni spende molto poco in aiuto ai più deboli, può recuperare spendendo quei soldi per i più poveri e per i richiedenti asilo ospitante alcune nelle varie chiese parrocchie oltretutto non ci troverei nulla di strano se ne prendesse alcuni di essi (magari cristiani) e li facesse intervenire durante la messa oppure facesse delle iniziative per fare conoscere queste persone hai fedeli in modo di integrali e che gli italiani li possano conoscere senza avere sospetti su queste persone.
    Tornando al discorso sul omosessualità e sui trans penso che se la chiesa si è dimostrata aperta al dialogo con i credenti di altri religioni può usare lo stesso concetto per aprirsi a questo dialogo , del resto deve essere Gesù/Dio a giudicare le persone e sul aborto capisco la contrarietà della chiesa ma grazie al educazione sessuale e al uso dei contraccettivi ci sarebbero meno aborti quindi essere contro l’educazione sessuale è controproducente del resto si deve insegnare a scuola mica al catechismo e sulla sessualità comprendo la chiesa che se la prende con prostituzione e pornografia(anche molte femministe lo fanno), ma sul resto è meglio che non si esprime del resto se una pratica è fatta da persone adulte e consenzienti e non arrecano danni a loro e altri e non violano le leggi non vedo il problema certo la chiesa non può dirlo ma forse se non parla è meglio, del resto anche persone mentalmente aperte in tema sessualità possono essere religiose.
    Applicando una “strategia” simile la chiesa a lungo andare potrebbe modernizzarsi e riuscire a ritrovare il consenso senno gli aspetta un periodo calante dove una parte degli altri potere e del popolo è contro di lei un po come il periodo dopo la Breccia di Porta Pia.

    • Ti ringrazio per tutti i commenti che stai lasciando in questi giorni. Sappi che li terrò in moderazione per un po’ per poter rispondere a ciascun con calma e nel merito. Sono tutte questioni molto, molto vaste e complesse, e d’altronde se io potessi risolvere la complessità di queste tematiche non starei a scrivere in un blog, ma come minimo sarei Ministra 😉
      La Chiesa deve uscire dalla logica dello scontro di civiltà, capire che il cristianesimo non deve sentirsi sotto attacco solo perché convive con altre fedi, e che non è l’omogeneità culturale a dare forza, ma l’avere una comunità di credenti che abbiano vera fede e la capacità di tradurla in opere (altrimenti, lo dico da atea, la fede non ha molto senso e diventa ipocrisia: bisogna mettere le mani dove si ha il cuore e impegnarsi, se si crede in qualcosa).
      Il cristianesimo, nella società occidentale di oggi, non può pretendere di essere egemonico: non ne ha il diritto, perché ormai l’Italia è un Paese dove convivono più culture, inclusa una cultura atea/laica che storicamente è rimasta quasi invisibile, ma ora ha trovato radicamento e legittimazione e non è più ignorabile.

  4. A qualcuno fondare un blog a portato bene in politica…
    Esattamente del resto non avrebbe senso ispirarsi a Gesù che si è sacrificato per noi e poi non voler aiutare gli altri per creare una società più giusta,aperta e accogliente facendo capire che migranti,transessuali,omosessuali e persone di altre religioni sono anch’esse figli di Dio e quindi nostri fratelli.
    Aggiungo che non ci vedo nulla di male che altre religioni costruiscano i loro luoghi di culto (parlo sopratutto delle moschee) dato che l’islam in Italia rappresenta fino al 2/3% della popolazione , dato che parliamo di un diritto sancito dalla costituzione.

    • I luoghi di culto sono chiaramente un diritto: la fede è anche una questione di comunità, di vivere tutti insieme la propria spiritualità e il proprio senso di appartenenza. Affermare che alcune persone hanno diritto a luoghi “veri”, costruiti per essere tali, riccamente decorati, con tutto il necessario, e altri invece devono pregare nei capannoni è ridicolo, ed è una discriminazione palese. D’altronde, riusciresti a immaginare un vescovo celebrare messa in un fabbricato industriale?

      • Assolutamente oltretutto trovo strano che chi spesso si oppone alla moschee cita la Federazione Russa dimenticando che essa è piena di moschee anche la capitale Mosca oltre ad avere il 10% della popolazione musulmano.

      • Non c’è un motivo sensato, se si vuole essere coerenti con il principio della libertà religiosa, per opporsi alle moschee. é solo che le moschee sono la rappresentazione visibile, tangibile di un pluralismo religioso “nuovo” (molte città hanno sinagoghe storiche e quartieri ebraici, quindi il ragionamento a loro non si applica) che viene vissuto come una “minaccia” a un’identità che anche visivamente è sempre stata cattolica (chiese, campanili, edicole religiose nelle strade, santuari, cappelle…).

  5. Aggiungo che nella mia città ci sono Moschee di qui alcune pure storiche, una di esse si trova vicino a una scuola e a un locale dove si riuniscono spesso i giovani a bere e cosi via quindi la vita notturna e onestamente non ci sono mai stati problemi tra queste diverse realtà.

      • Alla fine gli noi italiani siamo stati(e siamo tuttora) un popolo di migranti, infatti il numero di Italiani fuori dal territorio italiano è uguale al numero di immigrati in Italia guarda caso.
        Alla fine come i nostri connazionali sono andati in paesi diversi e si sono integrati, si sono sposati e hanno fatto figli con cittadini di altri paesi mi sembra normale che questo succeda con gli immigrati qui, pensiamo solo agli italiani che sono andati negli USA, infatti gli italo americani oggi sono tra i 17 e i 30 milioni di persone in quel paese.

      • E anche all’epoca si pensava che gli italiani fossero “troppo diversi” dalle persone di cultura anglosassone-protestante per riuscire a integrarsi nella società americana. E le basi della discriminazione erano sempre le stesse: religione, colore della pelle, conoscenza della lingua e capacità di esprimersi in quella lingua. E anche gli stereotipi dispregiativi erano gli stessi: sporchi, ladri, rozzi e violenti. Non dovremmo imparare da questo? Non dovremmo insegnare molto più che milioni di persone sono emigrate, ma anche in che condizioni hanno dovuto vivere per conquistare faticosamente l’integrazione e il riconoscimento?

  6. Aggiungo che tutto questo poi risulta amplificato dato che spesso è collegato al sessismo, cioè se un uomo si mette con una donna straniera non subisce molte critiche, per esempio se un uomo dice che li piacciono le donne del est europa nessuno gli dice niente.
    Perfino in tv c’è stato un programma dove dicevo che gli uomini italiani preferivano le donne del est europa perchè sono più accondiscendenti(in realtà usano un altro termine).
    Ma se è una donna che si mette con uno straniero il discorso cambia radicalmente, dubito che una donna che dice che gli piacciono gli uomini di colore non subisce forti critiche per non dire insulti, e ho come la sensazione che questa cosa stia peggiorando ma spero di sbagliarmi, certo ti avevo raccontato quando nella mia scuola una ragazza si era messo con un suo compagno un ragazzo di colore, ma quelle erano battuta innocue tra di noi ovvero di ragazzi, su quello che si dice dei neri e delle dimensioni nulla di razzista o di offensivo.

    • Sì, anch’io ho l’impressione che stia peggiorando, e che sia un peggioramento legato al clima politico che si sta spostando sempre più verso una chiusura di destra. E concordo con te sul fatto che è una cosa legata agli stereotipi sessisti su uomini e donne stranieri: gli uomini stranieri sono percepiti come minacciose, le donne no perché sono rappresentate come più deboli (in termini di potere sociale e in termini di genere).
      Quindi, una donna che ha un compagno straniero in qualche modo “apre” uno spazio a una “minaccia” per incunearsi nella società, un uomo che ha una compagna straniera la porterà ad assimilarsi alla nostra società, lei diventerà “come noi”.
      Ovviamente, se ci pensi bene questo vuol dire che in una coppia l’uomo “comanda”, se non in senso letterale almeno perché ha l’influenza di decidere la direzione della vita della sua compagna (“pro” o “contro” la nostra cultura, visto che chi fa questi ragionamenti percepisce le culture come due zolle tettoniche, che si sfregano l’una contro l’altra finché una non finisce sopra e una sotto).

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