Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 2)

Bentrovati con la seconda puntata della serie di post su Il dominio maschile. Nella prima parte abbiamo visto come la costruzione sociale della differenza di genere è un principio che organizza le differenze anatomiche inscrivendole in un ordine basato su poli contrapposti, che viene usato per far discendere ogni differenza fra uomini e donne da quelle fra i loro corpi. Questo concetto è ripreso da Bourdieu in questo modo: “Poiché il principio di visione sociale costruisce la differenza anatomica e poiché tale differenza socialmente costruita diviene il fondamento e l’avallo in apparenza naturale della visione sociale che la fonda, si instaura un rapporto di causalità circolare che rinchiude il pensiero nell’evidenza di rapporti di dominio inscritti a un tempo nell’oggettività, sotto forma di divisioni oggettive, e nella soggettività, sotto forma di schemi cognitivi che, organizzati secondo tali divisioni, organizzano la percezione di quelle divisioni oggettive”. Detto più semplicemente, se pensiamo che la differenza anatomica implichi una Differenza fra uomini e donne, come due sfere separate, allora la separazione (di spazi, ruoli sociali, ecc.) può apparire la logica conseguenza dell’essere diversi, ma in realtà produce questa differenza, perché se uomini e donne non venissero inquadrati in schemi sociali fondati sulla differenza, apparirebbe chiaro che le differenze si situano lungo un continuum, che può anche avere delle intersezioni e sovrapposizioni (donne più alte e più forti di alcuni uomini, uomini più abili nei lavori assegnati alle donne).

“Quando i dominati applicano a ciò che li domina schemi che sono il prodotto del dominio o, in altri termini, quando i loro pensieri e le loro percezioni sono strutturati conformemente alle strutture stesse del rapporto di dominio che subiscono, i loro atti di conoscenza sono, inevitabilmente, atti di riconoscenza, di sottomissione. Ma per quanto stretta sia la corrispondenza tra le realtà o i processi del mondo naturale e i principi di visione e di divisione a essi applicati, c’è sempre posto per una lotta cognitiva sul senso delle cose del mondo e in particolare delle realtà sessuali. L’indeterminazione parziale di certi oggetti autorizza in effetti interpretazioni contrapposte, che offrono ai dominati una possibilità di resistenza contro l’effetto dell’imposizione simbolica. Le donne, per esempio, possono fondarsi sugli schemi di percezione dominanti […] che le portano a farsi una rappresentazione molto negativa del loro stesso sesso, per pensare gli attributi sessuali maschili equiparandoli analogicamente a oggetti pendenti, molli, senza vigore”, scrive Bourdieu. Un paragrafo denso, che richiede un’attenta riflessione: l’autore ci sta dicendo che laddove le donne pensano attraverso gli schemi cognitivi e le categorie su cui si fonda la loro oppressione, non possono uscirne: questi schemi cognitivi le portano a ritenere naturale, inevitabile e perfino giusta la situazione di oppressione in virtù del fatto che danno più valore a ciò che è maschile (androcentrismo) rispetto al femminile. Nella società occidentale abbiamo alle spalle un movimento femminista che ci ha insegnato a decostruire questa visione e a dare valore a ciò che le donne hanno realizzato e conquistato, ma nella società dei cabili studiata da Bourdieu, dove tutto questo non esiste, le donne sfidano l’androcentrismo cercando di ribaltare il valore sociale attribuito al pene maschile e lo status di “vergogna” attribuito alla vagina.

“Così, la definizione sociale degli organi sessuali, lungi dall’essere una semplice registrazione delle proprietà naturali […] è il prodotto di una costruzione operata a costo di una serie di scelte orientate o, meglio, attraverso l’accentuazione di certe differenze o la scotomizzazione di talune similitudini”, osserva Bourdieu, e più oltre spiega: “Sapendo così che l’uomo e la donna sono percepiti come due varianti, superiore e inferiore, della stessa fisiologia, si capisce come, sino al Rinascimento, non esista un termine anatomico per descrivere nei particolari il sesso femminile, rappresentato come composto dagli stessi organi di quello maschile, ma diversamente organizzati. E anche il fatto che […] gli anatomisti degli inizi del secolo XIX […] abbiano tentato di trovare nel corpo della donna la giustificazione dello statuto sociale che gli veniva assegnato in nome delle opposizioni tradizionali tra interno ed esterno, sensibilità e ragione, passività e attività”. Una versione “contemporanea” e “pop” di questa logica che vuole far discendere dalla conformazione dei genitali di uomini e donne indicazioni morali e normative su come dovrebbero comportarsi è il famoso discorso della chiave e della serratura, che paragona il pene a una chiave il cui compito è aprire, e la vagina a una serratura il cui compito è custodire restando chiusa. E, allo stesso modo, possiamo vedere come una sfida sul piano simbolico il contro-discorso che paragona il pene a una matita e la vagina a un temperino, anche se ovviamente sono entrambi discorsi privi di senso: peni e vagine non hanno connotazioni morali né un uso che non sia quello che il proprietario e la proprietaria vogliano farne, non sono entità indipendenti.

Per cui, prosegue Bourdieu, “lungi dallo svolgere il ruolo fondatore che talvolta viene loro attribuito, le differenze visibili tra gli organi maschili e femminili sono una costruzione sociale che trova fondamento nei principi di divisione della ragione androcentrica, a sua volta fondata sulla divisione degli statuti sociali assegnati all’uomo e alla donna. Gli schemi che strutturano la percezione degli organi sessuali e, più ancora, dell’attività sessuale, si applicano così al corpo stesso […] che viene ad avere il suo alto e il suo basso, dove la frontiera è rappresentata dalla cintura, segno di chiusura […] e insieme limite simbolico, almeno nella donna, tra il puro e l’impuro. […] Il corpo ha il suo davanti, luogo della differenza sessuale, e il suo dietro, sessualmente indifferenziato e potenzialmente femminile, cioè passivo, sottomesso, come ricordano, con il gesto o la parola, gli insulti mediterranei […] contro l’omosessualità; le sue parti pubbliche […], organi nobili di presentazione di sé in cui si condensa l’identità sociale […] e le sue parti private, nascoste o vergognose, che l’onore intima di dissimulare. È sempre attraverso la mediazione della divisione sessuale degli usi legittimi del corpo che si stabilisce il nesso […] tra il fallo e il logos: gli usi pubblici e attivi della parte alta, maschile, del corpo, far fronte, affrontare, fronteggiare (qabel), guardare in faccia, negli occhi, prendere la parola pubblicamente, sono monopolio degli uomini; la donna che, in Cabilia, si tiene lontana dai luoghi pubblici, deve in qualche modo rinunciare a fare un uso pubblico del suo sguardo (per strada cammina con gli occhi bassi, puntati verso i piedi) e della sua parola (la sola frase ritenuta conveniente è “non so”, antitesi della parola virile che è affermazione decisiva, netta e, insieme, misurata e ponderata)”.
Quindi, ciò che può stare nella sfera pubblica e che ha valore sociale è ciò che è maschile, ed è per questo precluso alle donne, mentre ciò che definisce le donne deve essere nascosto per avere valore, mentre diventa un disvalore e una vergogna se diventa visibile: in un ordine simbolico del genere, per le donne entrare nello spazio pubblico e prendere la parola implica superare non solo delle barriere concrete, ma anche delle barriere simboliche che si legano alla loro identità come donne e all’ordine cognitivo del loro mondo, creando un duplice aggravio. Ciò che esiste nel simbolico opera nel reale: questa è una lezione fondamentale di Bourdieu e un principio che definisce la sociologia come disciplina.

Bourdieu nota che “lo stesso atto sessuale è pensato in funzione del principio del primato della mascolinità”: “la posizione considerata normale è logicamente quella in cui l’uomo ‘sta sopra’. Come la vagina deve probabilmente il suo carattere funesto, malefico, al fatto di essere pensata come vuota, ma anche come inversione in negativo del fallo, così la posizione amorosa in cui la donna sta sopra l’uomo è esplicitamente condannata in numerose civiltà. E la tradizione cabila, pur avara di discorsi giustificativi, si richiama a una sorta di mito d’origine per legittimare le posizioni assegnate ai due sessi nella divisione del lavoro sessuale e, attraverso la mediazione della divisione sessuale del lavoro di produzione e riproduzione, in tutto l’ordine sociale, nonché, al di là di esso, nell’ordine cosmico”. Bourdieu ha scritto molto sui miti e sui riti come atti che istituiscono, che fondano, le realtà a cui si riferiscono. Qui, egli argomenta: “il mito fondatore istituisce, all’origine stessa della cultura intesa come ordine sociale dominato dal principio maschile, l’opposizione costituente […] tra la natura e la cultura, tra la ‘sessualità’ di natura e la ‘sessualità’ di cultura; all’atto anomico, compiuto alla fontana […] e all’iniziativa della donna […] si oppone l’atto rispettoso del nomos, domestico e addomesticato, eseguito su richiesta dell’uomo e conformemente all’ordine delle cose […], e nella casa, luogo della natura coltivata, del dominio legittimo del principio maschile sul principio femminile […]. Sopra o sotto, attivo o passivo – queste alternative parallele descrivono l’atto sessuale come un rapporto di dominio. Possedere sessualmente […] equivale a dominare nel senso di sottomettere al proprio potere”. Quindi, l’ordine legittimo delle cose si manifesta (e si rafforza) nel normare la sessualità, inserendo anche l’atto sessuale all’interno delle coppie oppositive attraverso cui la realtà viene pensata.

Ci lasciamo su questo punto per questo secondo post, mentre a partire dal prossimo ci focalizzeremo sull’uso della sessualità come mezzo per imporsi e dominare, e sulle implicazioni per la virilità della sessualità, per come le osserva Bourdieu.

11 pensieri su “Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 2)

    • Non tutto quello che Bourdieu usa come esemplificazione della sua tesi si trasla direttamente alla nostra società, e questa è anche una misura del progresso che abbiamo compiuto. Dove posso, cercherò di mostrare la persistenza o le varianti moderne delle strutture di pensiero che Bourdieu descrive, ma ovviamente ci sono anche delle differenze fra il contesto di analisi che lui usa e il nostro, così come ci sono stati cambiamenti anche significativi fra il 1998 e oggi.

  1. Articolo molto interessante, non ho mai sopportato il paragone della serratura e della chiave, dato che poi le porte servono a chiudere le case, e quello il valore delle porte, dato che non hanno un valore in se per cosi dire.
    Invece devo dire che è la prima volta, che sento quella del temperino e della matita, questa già mi sembra più neutra e positiva, in quanto non importa la matita in quale temperino va e viceversa, ed entrambi hanno bisogno del altro, anche se uno può tenersi sempre la stessa matita e lo stesso temperino, almeno io l’ho interpretata cosi.
    Anche la visione delle attività sessuali è una cosa soggettiva che dipende dalla società, e anche gli insulti, che spesso hanno per riferimento la parte passiva, quindi la donna o gli omosessuali, sopratutto quelli passivi.
    Infatti in alcune società antiche dove l’omosessualità esisteva, c’era sempre questa questione, non si condannava l’omosessuale, ma la passività era vista molto malamente, una cosa senza senso, o uno se la prende con l’omosessualità(maschile) tout court, oppure l’accetta punto e basta.
    Il fatto che al epoca anche il sesso fosse un fatto di dominazione sessuale(nulla a che fare con il bdsm), lo ritroviamo pure oggi in certi termini secondo me.
    Esistono termini volgari per riferirsi a certe pratiche, ma il problema non è la volgarità, che ci può stare in questi frangenti, ma il disprezzo, che avviene appunto per la parte passiva quindi la donna o l’omosessuale maschio.
    Basterebbe pensare alla diceria che dopo che una persona ha un rapporto sessuale, abbia problemi a camminare, o termini come sfondare(ignorando che dalla vagina possono uscire i bambini….),o altre tipo lanciare un salame in corridoio…..
    Oppure termini che usiamo per dire che una persona è stata truffata, o comunque ha perso, si riferiscono sempre alla parte passiva come dicevo prima.
    Poi se dobbiamo fare un paragone col presente, l’omosessualità esiste pure nel mondo animale, e la scienza(e gli omosessuali/bisessuali) ha “dimostrato”, che paradossalmente il sesso anale può portare al orgasmo più facilmente un uomo che una donna.
    Mentre se parliamo di tempi che cambiano, esistono molti uomini che praticano il pegging con le loro compagne(cosa sdoganata da molti film mainstrem, il più noto Deadpool 1 e 2), ma loro non si considerano ne omosessuali ne bisessuali, dato che non provano attrazioni per gli uomini.

    • Ridurre l’omosessualità, che riguarda non solo il sesso, ma anche l’attrazione e l’amore, in tutte le sue sfaccettature, alle sole pratiche sessuali è una cosa che non è solo offensiva, ma è anche infinitamente triste. Non è il MODO in cui una persona prova piacere sessuale, ma è la PERSONA con cui lo vive. E non voler vedere questa cosa significa appunto non vedere l’amore omosessuale come amore. Non finirò mai di arrabbiarmi su questo punto.
      Sono pienamente d’accordo con tutto il discorso sullo stigma verso la passività sessuale riflesso nel lessico: dovremmo, come società, essere in grado di evolverci oltre questi pregiudizi, che sono veramente cretini, anche perché il sesso è uno scambio, fatto di dare e di ricevere, ed entrambe le componenti sono sullo stesso piano.

      PS: Io e il mio ragazzo abbiamo iniziato a guardare My Hero Academia, e il motivo per cui non ho risposto alla tua mail è che non appena ho visto che stavi iniziando a raccontarmi la trama l’ho chiusa per evitare spoiler. Sto facendo un blind-watching, in cui guardo la serie senza leggere niente al riguardo, chiudendomi completamente a ogni spoiler/riflessione/analisi scritta da altri. Perché la serie mi piace moltissimo e voglio godermela appieno.
      Non appena finisco la serie su Bourdieu, voglio scrivere un bel po’ su questo anime (la storia di Shoto Todoroki è quella di un bambino vittima di abusi e violenza assistita, per dire, e credo che ci stia un articolo sulla cura del worldbuilding, che è estremamente ricco e interessante), così se vorrai discuterne avrai a disposizione i commenti.
      Scusa ancora!

      • Concordo assolutamente con quello che dici, penso che dovrebbe considerare allo stesso modo omosessualità,eterosessualità e bisessualità.
        Alla fine io se avrò un figlio/a, non mi interesse se gli piacciono gli uomini le donne o entrambi, basta che è una persona che ama, e che esso/a sia una brava persona, per me può essere un uomo,una donna o anche una transessuale, l’amore è uguale.
        E se io e la madre(cioè la mia compagna), decideremo di fargli un discorso sul sesso, nel età preadolescenziale, io personalmente gli direi, che per me è indifferente se prova attrazione per gli uomini, o per le donne o entrambi.
        Aggiungo che nel famoso libro 50 sfumature, lasciando stare tutti i difetti del libro di cui si ero parlato in passato, il protagonista molto amato dalle donne, quando era più giovane fece pegging con la sua mistress.
        E nessuno lo prenderebbe per gay, permettimi due battute, se gli uomini comprano più sex toys saranno contenti, le case produttrici, anche se ora c’è il rischio che gli uomini “rubino” i sex toys delle loro compagne.

        No tranquilla, capisco benissimo, non pensavo seguissi anime tutto qui, fammi sapere quando arriverai a vedere tutti gli episodi usciti, io seguo pure il manga oltretutto.
        Sono contento comunque che segui questo anime, di cui sono un fan molto accanito 🙂

      • Sul discorso sull’omosessualità concordo pienamente.
        Su Christian Grey, mi permetto di far notare che lui aveva 15 anni quando è stato “sedotto” da Elena, e questo può configurare una violenza su minore. Tutte le persone che hanno recensito il film e il libro negli USA sono concordi su questo punto: per la loro legge è così.
        Per la nostra, è questione se lei abbia esercitato un’influenza di autorità su di lui, cosa che potrebbe essere dibattuta perché Elena era “solo” un’amica della madre per Christian, non ad esempio un’insegnante, un’allenatrice o una psicologa.
        Però comunque Christian era un minorenne, e al di fuori dell’universo distorto di 50 sfumature dove solo le persone con problemi praticano il BDSM, queste pratiche dovrebbero essere fatte solo da persone che hanno la maturità emotiva per comprenderle e viverle senza ripercussioni sul loro benessere psicologico, che conoscono la loro sessualità, che sanno prendersi cura del/la loro compagno/a.
        Di certo non da un quindicenne!

        Allora, io non sono una persona che “segue anime” abitualmente: non ho, purtroppo, tempo, e molti anime richiedono un investimento di tempo consistente perché sono lunghissimi. Inoltre, per molto tempo non ho trovato niente che mi interessasse “al primo sguardo”. Con My Hero Academia invece è successo, la storia e i personaggi mi hanno presa da subito. Al momento ho appena finito la seconda stagione. Ho tantissimo da dire, davvero, ma per il momento vorrei finire di parlare di Bourdieu.

  2. Capito non pensavo fosse cosi piccolo, io pensavo avesse 18/19 anni… certo in effetti

    Sono contento per te, aspetterò con trepidazione.

    • La continuità temporale non è il punto forte della serie di 50 sfumature…be’, in realtà è una serie pessima da ogni punto di vista, trama, personaggi, dialoghi, stil di scrittura…ma c’è uno youtuber britannico che si occupa di recensioni di film e libri, The Dom (io originariamente pensavo che fosse un Dom nel senso BDSM, ma salta fuori che in realtà si chiama Dominic di nome) che ha calcolato che gli eventi del primo libro occupino circa due settimane, e che fra il primo incontro di Christian e Anastasia e il loro matrimonio passino circa quattro mesi. Quattro mesi!

      • Fra l’altro, Dominic ha deciso di rinominare il suo canale YouTube “Dominic Noble” perché era stufo dell’equivoco generato dal suo soprannome, per cui la gente si aspettava una recensione di 50 sfumature fatta da un praticante del BDSM.
        Sicuramente la brevità della relazione fra Christian e Anastasia è un effetto della cattiva scrittura, se l’autrice avesse saputo scrivere avrebbe potuto suggerire il passare del tempo, ma siccome i libri non hanno una trama – e la protagonista/voce narrante – non ha una vita al di fuori dei suoi incontri con Christian, abbiamo che tutto è schiacciato sui momenti in cui i protagonisti sono insieme.
        Ma la storia non sarebbe stata migliore se fosse passato più tempo. Sarebbe stato solo meno rivoltante, ma non più accettabile o più salutare.

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