Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 3)

Eccoci di nuovo a commentare il testo di Pierre Bourdieu Il dominio maschile, un contributo fondamentale agli studi sociologici sul genere, il patriarcato e la costruzione dei rapporti di subordinazione delle donne agli uomini attraverso la costruzione della differenza. La differenza, che si sovrappone alle differenze fra uomini e donne, e fra persona e persona, oscurando il fatto che maschile e femminile non sono due sfere separate ma due poli di un continuum dove ogni possibilità può trovare spazio, un continuum permeabile, attraversabile, fluido. E con questo non sto dicendo che i generi siano fluidi: sto dicendo che possiamo aprire spazi di libertà evitando di innalzare barriere fra l’uno e l’altro, fra ciò che appartiene al maschile e ciò che appartiene al femminile, riconoscendo che questa distinzione è funzionale al mantenimento di un dominio maschile, appunto, centrato sull’androcentrismo (il dare più valore a ciò che è classificato come maschile e meno a ciò che è classificato come femminile, privando quindi le donne allo stesso tempo del riconoscimento di ciò che fanno e sono, e impedendo loro l’accesso al prestigio associato al maschile).

Come accennavo nella conclusione della seconda parte, riprenderemo il discorso sulla sessualità come strumento del dominio maschile, e su come la sessualità vada a legarsi al concetto di virilità nella società cabila. Bourdieu parte dall’osservazione che “la sfida indiretta per l’integrità maschile degli altri uomini racchiusa in ogni affermazione virile contiene il principio della visione agonistica della sessualità maschile”. In altre parole, se ogni atto che rafforza la virilità di un uomo viene percepito come sminuente la virilità degli altri uomini, ne segue che la virilità si struttura come una continua competizione, in una logica simile a un circolo vizioso.
“Una sociologia politica dell’atto sessuale farebbe emergere che, come sempre avviene in un rapporto di dominio, le pratiche e le rappresentazioni dei due sessi non sono affatto simmetriche […] perché l’atto sessuale stesso è concepito dagli uomini come una forma di dominio, di appropriazione, di “possesso”. Nasce di qui lo scarto tra le attese probabili degli uomini e delle donne in materia di sessualità […]. Contrariamente alle donne – socialmente preparate a vivere la sessualità come un’esperienza intima e fortemente investita di affettività, che non include necessariamente la penetrazione ma può inglobare un ampio ventaglio di attività – parlare, toccare, accarezzare, stringere ecc. – i maschi sono portati a “compartimentare” la sessualità, concepita come un atto aggressivo e soprattutto fisico di conquista teso alla penetrazione e all’orgasmo”. Ai tempi di Bourdieu la definizione di “cultura dello stupro” non era ancora un concetto di ampio uso nella sociologia del genere, ma possiamo vederla riflessa nella sua descrizione: vivere la sessualità come un atto di conquista e non come un atto di apertura e di attenzione verso il/la partner, di scambio, di dialogo, di reciprocità, significa sovrapporre il sesso e lo stupro, ed è una concezione che impedisce a chi vi aderisce di comprendere lo stupro per quello che è realmente.

Bourdieu prosegue: “pratiche apparentemente simmetriche (come la fellatio e il cunnilingio) tendono ad assumere significati assai diversi per gli uomini (che tendono a vedere in essi atti di dominio, per la sottomissione o il godimento ottenuti) e per le donne. Il godimento maschile è, in parte, godimento del godimento femminile, del potere di far godere. Catharine MacKinnon ha ragione di vedere nell'”orgasmo simulato” […] un’attestazione esemplare del potere maschile di rendere l’interazione tra i sessi conforme alla visione degli uomini, che si aspettano dall’orgasmo femminile una prova della loro virilità e il godimento indotto da questa forma suprema della sottomissione. Analogamente, molestie e inviti pressanti non hanno sempre come fine il possesso sessuale che sembrano perseguire in modo esclusivo; può capitare che perseguano il possesso puro e semplice, come affermazione pura del dominio allo stato puro”. Qui Bourdieu riprende le argomentazioni di MacKinnon, sostenendo che le donne che fingono l’orgasmo si adeguano a una visione maschile della sessualità, a quello che gli uomini pensano che debba essere il modo in cui le donne provano piacere, e quindi ribadiscono la loro sottomissione non mettendo in discussione questa visione. Invece, quando una donna esplicita i propri desideri e il modo in cui “funziona” la sua sessualità, sta riprendendo il controllo del modo in cui la sua sessualità viene immaginata e descritta.

“Se il rapporto sessuale appare come un rapporto sociale di dominio, ciò dipende dal fatto che è costruito attraverso il principio di divisione fondamentale tra il maschile, attivo, e il femminile, passivo, e che questo principio crea, organizza, esprime e dirige il desiderio: quello maschile come desiderio di possesso, come dominazione erotizzata, quello femminile come desiderio della dominazione maschile, come subordinazione erotizzata o […] come riconoscimento erotizzato del dominio. Là dove la reciprocità è davvero possibile, nei rapporti omosessuali, i legami tra la sessualità e il potere si mostrano in modo particolarmente chiaro e le posizioni e i ruoli assunti nel rapporto, quelli attivi e passivi in particolare, appaiono indissolubili dai rapporti tra le condizioni sociali che ne determinano insieme la possibilità e il significato. La penetrazione, soprattutto quando ha luogo su un uomo, è una delle affermazioni della libido dominandi mai completamente assente nella libido maschile”. Un esempio di quello che Bourdieu sta dicendo è nei casi in cui anche fra omosessuali si mostra il disprezzo verso coloro che sono passivi, “effeminati” o “checche”: questo disprezzo è un riflesso dei pregiudizi della società verso la passività sessuale, non è una parte della sessualità omosessuale. Infatti, quando le persone omosessuali hanno iniziato a pensare la propria condizione in termini politici, chiedendo riconoscimento alla società e diritti, hanno anche iniziato a mettere in discussione la mentalità sessista che esisteva (e continua a esistere, perché questo tipo di lavoro non può avere mai fine) nelle loro comunità. Anche fra i gay esisteva (ed esiste, in parte) un culto della virilità che portava a disprezzare chi non vi aderiva, chi non si ritrovava nel modello di prestanza fisica che siamo abituati a pensare come stereotipo gay.
Bourdieu esemplifica ulteriormente questo punto: “il possesso omosessuale è concepito come una manifestazione di ‘potenza’, un atto di dominazione (esercitato […] per affermare ‘femminizzando’ la propria superiorità) ed è a questo titolo che, tra i greci [gli antichi Greci, ndr], esso espone colui che lo subisce al disonore e alla perdita dello statuto di uomo vero e di cittadino […]. Analogamente, secondo John Boswell, ancora nell’Europa premoderna ‘penetrazione e potere erano tra le prerogative dell’élite dirigente maschile; cedere alla penetrazione costituiva un’abrogazione simbolica del potere e dell’autorità’. Non stupisce così che, da questo punto di vista, che lega sessualità e potere, la peggiore umiliazione, per un uomo, consista nell’essere trasformato in donna”. Tant’è che l’umiliazione sessuale è stata, in molti punti della storia recente, una forma di tortura al pari di quelle fisiche e psicologiche, come è accaduto nelle dittature sudamericane o nel carcere di Guantanamo.

“Se l’idea che la definizione sociale del corpo […] sia il prodotto di un lavoro sociale di costruzione è divenuta assolutamente banale, essendo stata difesa da tutta la tradizione antropologica, il meccanismo di inversione del rapporto tra le cause e gli effetti […] grazie al quale si opera la naturalizzazione di quella costruzione sociale, non è stato, mi sembra, completamente descritto. […] sono le differenze visibili tra il corpo femminile e il corpo maschile che, essendo percepite e costruite secondo gli schemi pratici della visione androcentrica, divengono il garante più perfettamente indiscutibile di significazioni e valori che sono in accordo con i principi di essa: non è il fallo (o la sua assenza) a costituire il fondamento di questa visione del mondo, è piuttosto questa visione del mondo che, essendo organizzata secondo la divisione in generi relazionali, maschile e femminile, può istituire il fallo, eretto a simbolo della virilità […] e la differenza tra i corpi biologici a fondamenti oggettivi della differenza tra i sessi, nel senso di generi costruiti come essenze sociali gerarchizzate. Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro e, successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo […] a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro. La forza particolare della sociodicea maschile è data dal fatto che essa accumula e condensa due operazioni: legittima un rapporto di dominio inscrivendolo in una natura biologica che altro non è per parte sua se non una costruzione sociale naturalizzata“.

È un paragrafo molto denso di concetti, in cui Bourdieu condensa tutte le argomentazioni che ha sviluppato fino a questo punto: è la visione del mondo patriarcale e androcentrica che crea e istituzionalizza la differenza di genere, una differenza essenzializzata e gerarchizzata, su cui poi viene fondata sia la divisione sessuale del lavoro (le donne nella sfera domestica, gli uomini nella sfera pubblica) che la divisione della sessualità (donne passive e uomini attive, con la connotazione di potere e dominio attribuita alla parte attiva e quella di umiliazione e sottomissione attribuita alla parte passiva). In altre parole: non è la natura biologica a fondare la disuguaglianza, ma è il modo in cui viene “letta”, nel senso di pensata, interpretata, definita.

Su questo punto possiamo concludere questa terza parte, e nella prossima lo svilupperemo ulteriormente osservando come il processo che Bourdieu ha descritto avviene, ovvero come il piano simbolico plasma le pratiche e i comportamenti di uomini e donne.

45 pensieri su “Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 3)

  1. Riflessioni oggi superate, in parte: cunnilingus e fellatio sono pratiche equivalenti, oggi il sesso può essere carezze, baci passionali ecc.. anche per un uomo e la penetrazione di per sè non è dominio (niente lo è se è consensuale) e nel rapporto etero può dare orgasmi e piacere a lui come a lei

    • Certo, ma non credere che non esistano ancora uomini che esigono il sesso orale e lo vivono come un atto in cui il piacere nasce dall’umiliazione, oppure uomini che sono disgustati alla sola idea di praticare il cunnilingus a una donna.
      Il ragionamento di Bourdieu esemplifica la società ai tempi in cui scriveva, e riconosco che molte cose sono cambiate, ma non che queste logiche siano completamente scomparse e che la sessualità sia oggi una sfera al 100% libera dal sessismo.

      • 100% non è mai da nessuna parte ma le cose sono un po’ migliorate. poi ci saranno uomini a cui fa schofo fare il cunnilingus (non io) e donne a cui fa schifo fare fellatio come c’è a chi piace, questi sono gusti legittimi l’importante è non imporre nulla a nessuno. E se un uomo sbagliando vede nella sua mente bacata il sesso non come piacere reciproco ma come umliazione dell’altro/a vivrà così ogni atto sessuale non solo orale

  2. Articolo molto interessante, ovviamente l’atto sessuale in se è neutrale, ma gli esseri umani per cosi dire non lo sono ovviamente.
    Quello che dici sul fatto di dare un valore negativo, a tutto quello femminile mi ha fatto pensare ad alcune cose.
    Nel sadomaso, prendendo la dominazione femminile, tra le varie umiliazioni che ci sono per l’uomo sottomesso, c’è anche il fatto di essere vestito da donna.
    Ma il contrario non c’è, le donne non vengono fatte vestire da uomo.
    C’è il pegging, che si collega a quello che dici nel articolo.
    C’è il fatto di mettere gli uomini in cinture di castità, mentre per le donne sono estremamente rare in questo frangente, ovviamente questo ha un valore simbolico molto altro, perchè si “consegna” la propria virilità, alla donna dominante.
    E magari al uomo viene fatto indossare un dildo, in modo che possa soddisfare la donna, ma che lui non possa provare piacere, o lo può dare col sesso orale, ma non lo ricevo. Mentre questa negazione del orgasmo, non c’è quando parliamo di donne sottomesse.
    Aggiungo che per un uomo, è più difficile confessare queste fantasie alla sua ragazza, rispetto al contrario, dato che la società ha sempre detto che gli uomini devono essere quelli dominanti,forti e cosi via.

    P.S. se nel commento esagero o sono fuori luogo su alcune cose, cancellalo se lo ritieni opportuno.

    • No, non preoccuparti. A me non è mai interessato che questo blog abbia un’ampia audience, o che venga indicizzato da Google o meno. A me interessa scrivere di cose che ritengo significative, anche per far sedimentare i miei pensieri su questioni complesse.
      Nella nostra società, per una donna vestirsi da uomo non ha alcuna valenza umiliante o comunque negativa: l’abbigliamento maschile su una donna è considerato elegante e sexy. L’androginia ha valore estetico, ma nessuna connotazione morale.
      Per gli uomini è completamente diverso: l’unica persona che poteva indossare abiti da donna e continuare a mantenere un’immagine impeccabile era David Bowie.

      • Ma infatti è anche questo uno dei motivi per cui la moda maschile è sempre uguale per cosi dire, e quando gli stilisti vogliono provare a fare qualcosa di trasgressivo, questo non passa per la società.
        Se pensiamo poi che esiste del intimo maschile, considerato intimo gay….. e non parlo solo di quello aperto dietro, che potrei anche capire diciamo, ma solo alcuni modelli perchè sono più aderenti diciamo….
        Che poi sorge la domanda, su cosa sia la virilità, anche io da uomo ho difficoltà a rispondere. Alla fine se consideriamo solo la bravura nei rapporti con l’altro sesso, allora un uomo bisessuale che oltre ad aver fatto sesso con uomini, ha fatto sesso anche con molte donne, come dovrebbe essere considerato?

      • La mascolinità tradizionale considera la sessualità maschile solo in termini di performance: anche il corpo maschile è un corpo che agisce, non un corpo fatto per essere ammirato. L’intimo sexy suggerisce l’idea di un uomo che si fa oggetto dello sguardo del/della partner, e questo appare “gay” perché è un parziale ribaltamento di un ruolo di genere. Del resto, Bourdieu ci dice che la maschilità e la femminilità vengono costruite come sfere che devono stare il più distante possibile, quindi anche una cosa piccola come questa diventa cruciale per chi costruisce la propria identità sul temere di essere etichettato come gay, perché vuole tenere in piedi i confini a tutti i costi.

  3. Che poi ormai per esempio la depilazione integrale maschile è diventata molto mainstreme, parlo sia nella moda, ma anche nella realtà, una volta ho visto una spiaggia della mia città frequentava da ragazzi/giovani uomini e non avevano un pelo, e di certo non era perchè non li erano ancora arrivati…
    Ormai gli uomini si curano molto il corpo, quindi ci sta il metterlo in mostra, sopratutto se stiamo parlando della propria Partners. Alla fine un ipotetico scenario dove, la donna aspetta nella stanza da letto, e poi compare l’uomo con questo intimo sexy, e la stuzzica, facendo un po lo spogliarellista, poi lui pratica del sesso orale a lei, e dopo fanno un rapporto completo, e per concludere chiudono con un 69.
    Sarebbe una fantasia/scenario, che penso che piacerebbe a molti uomini e molte donne, e sarebbe una nuova versione della virilità, per esempio sarebbe meglio a mio avviso se i film porno, si concludessero con un 69, rispetto a un fellatio, quando in tutto il film non ha mai ricevuto del sesso orale.
    Oppure una virilità che consideri il piacere femminili, più orgasmi ha più virile sei, per cosi dire, e di certo questo non sarebbe nulla di negativo per le donne anzi, dato che un orgasmo simulato come uomo lo vedo come un fallimento, chiederei alla mia compagnia di non farlo mai.

    • Se una donna sente il bisogno di simulare l’orgasmo, vuol già dire che c’è qualcosa che non va. In una relazione sessuale, entrambi i partner dovrebbero sentirsi abbastanza a loro agio l’uno con l’altra da potersi dire apertamente se riescono a provare piacere oppure no, e se/come si potrebbe migliorare.
      Ci sono molte possibili ragioni per cui una donna potrebbe fingere di provare un piacere che non sta vivendo realmente, insicurezza personale, una scarsa conoscenza del proprio corpo, l’idea che è quello che ci si aspetta da lei, la paura di deludere il partner…ma tutti questi motivi in ultima analisi conducono al fatto che una persona preferisce mentire su un aspetto importante della vita di coppia piuttosto che confidare i suoi sentimenti e i suoi bisogni.
      E questo è un problema, così come lo sarebbe se riguardasse qualsiasi altro aspetto della relazione.

      • Concordo appieno, ovviamente ti faccio gli auguri per la festa della donna 🙂

      • Penso che sia anche dovuto al fatto culturale che, è più facile per una donna provare un orgasmo col sesso orale, che col sesso con penetrazione, e il fatto che il cunnigulus non si molto praticato(ora penso molto di più) a fatto il resto. E questo spinge molte donne a fingere, pensando di essere loro nel torto, anche se il fatto di vedere pornostar nei film a luci rosse, usare spesso stimolatori clitoridei, penso che abbia cambiato qualcosina, e abbia forse reso più chiaro alcune cose a molte donne.
        Pur quanto la pornografia sia affetta da molti aspetti negativi, e purtroppo alle volte risulta l’unica educazione sessuale dei ragazzi(cosa che hanno fatto notare anche attori molto importanti di questo genere), qualche piccolo aspetto positivo c’è l’hanno, e anche grazie alla pornografia che è diventato conosciuto l’eiaculazione femminile, anche se a differenza di quella maschile, da quello che ci dice la scienza, non la possono avere tutte le donne.

      • Tutto ciò che riguarda la sessualità deve essere affrontato con consapevolezza e rispetto, perché è un ambito molto importante dello sviluppo di una persona ed è un ambito dove, purtroppo, è molto facile fare del male agli altri e farsi male, producendo traumi difficili da affrontare e da rimuovere. Le sopravvissute alla violenza sessuale possono sentirsi strappata via la loro autonomia corporea, e quindi la loro possibilità di esprimere il loro Sé sessuale, per anni e anni dopo la violenza, e alcune possono reagire al trauma chiudendo quella parte di sé del tutto, intendo scegliendo di negare la propria sessualità.
        Anche atti a cui si acconsente senza volerli veramente, o senza sapere che cosa comportano, possono produrre effetti traumatici che una persona, senza i giusti strumenti, non può elaborare dentro di sé per superarli.
        Abbiamo un bisogno urgente di educazione sessuale, per costruire persone che si approccino alla sessualità non in modo egoistico, ma partendo dall’ascolto di sé stessi e del/della partner. E’ davvero importante, sotto ogni punto di vista.

  4. Concordo perfettamente con te, lo stupro non è solo una violenza fisica, ma sopratutto psicologica. In quanto le ferite del corpo alla fine possono guarire completamente col tempo, ma quelle dell’anime possono rimanere per tutta la vita, e allo stato attuale, la tecnologia non permette di cancellare ricordi cosi dolorosi e atroci.
    Sicuramente quando si è giovani, e non si capiscono i propri sentimenti, e non si è completamente maturi(avere la maggiore età significa essere maturi per la legge, ma uno può essere ingenuo), si rischia di mettersi in situazioni da cui poi è difficile uscire.
    Un rapporto sessuale, è sempre composto da due persone, al di la se parliamo della propria compagna, o del proprio compagno, oppure di una persona che si conosce da poco, quindi di un avventura. Bisogna fermarsi se quella persona non vuole continuare, e deve essere convinto prima di iniziare qualcosa, dato che il sesso non è solo una cosa fisica, ma anche(e forse sopratutto) psicologica, quindi il rispetto per il prossimo deve essere una delle prima cose.
    Dato che si dovrebbe volere che anche il partner, sia felice dell’esperienza appena trascorsa, non di certo che sia stata brutta o addirittura traumatica.
    Concordo con te sull’educazione sessuale, dato che a quell’età non si hanno gli strumenti e si è molto immaturi, si rischia di fare danni anche in modo involontario per cosi dire, dato che magari qualcuno arriva a una maturità prima e qualcuno dopo.
    Per esempio io a 16/17 anni non ero maturo quanto te, che avevi questo blog, come paragone.

    • Io a 16 anni ero matura su molte questioni intellettuali, ma credimi, emotivamente ero un disastro. Ti può sembrare ironico, ma sono molto felice del fatto di non avere avuto relazioni (non per mia scelta, ah-ha) prima di incontrare il ragazzo giusto (c’è un motivo se io e lui stiamo ancora insieme).
      Emotivamente ero mossa da due spinte contrastanti, essere accettata dagli altri e voler enfatizzare il mio essere diversa e unica (non è quello che vogliamo tutti, dopotutto?). Ma so, con la maturità di adesso, che non avevo gli strumenti per capire la mia sessualità e soprattutto le mie emozioni e i miei bisogni, e se avessi vissuto una relazione con un ragazzo penso che avrei finito per farmi usare, e lo dico con sincerità, e non avrei avuto la possibilità di vivere le cose nel modo in cui sono andate, cioè con la gradualità di cui avevo bisogno.
      Durante gli anni del liceo, l’intreccio fra sesso e popolarità può essere davvero dannoso. Tante persone prendono decisioni sulla base di fattori che in questo tipo di scelte non dovrebbero minimamente entrare, tipo il giudizio altrui.

      • Per essere popolari quali erano i “requisiti”? e come si collocava il sesso in tutto ciò?
        Quando dici che corrivi il rischio essere usata, intendi dire che in quella situazione c’era il rischio, che incontrassi un ragazzo interessato a te solo per il sesso?

      • Allora, considerando che io ero decisamente dal lato degli sfigati, definire con esattezza la popolarità non mi è facile. Sicuramente la bellezza c’entrava: i ragazzi e le ragazze più belli e sicuri di sé hanno sempre successo. Poi, un certo atteggiamento altezzoso, di ambizione e superiorità verso gli altri. C’è sempre un elemento di gatekeeping (che letteralmente vuol dire “sbarrare il cancello”) nella popolarità, perché se si è tutti popolari allora non lo è nessuno.
        Avere delle esperienze sessuali (ma non troppe esperienze sessuali!) contava. Le persone popolari venivano a scuola con i succhiotti sul collo, che sfoggiavano con orgoglio, e giravano voci su cose che succedevano nei bagni del terzo piano,
        Ovviamente c’era anche un elemento di vestirsi alla moda e di disponibilità economica, ma credo che fosse soprattutto una questione di attitudine. Queste persone suscitavano ammirazione, perché davano l’impressione di avere accesso a qualcosa da cui gli altri erano esclusi, di divertirsi più di noi, di vivere esperienze sessuali che noi faticavamo a immaginare, di poter fare ogni cosa che volevano.

        Per rispondere alla seconda domanda, dico che avrei rischiato di fare sesso con una persona con cui l’esperienza non avrebbe avuto un grande significato, solo per sentirmi parte del club di quelli che l’avevano fatto. Solo per non sentirmi esclusa e ignara. Forse avrei potuto incontrare una persona intenzionata solo a vantarsi di averlo fatto, o forse no: ma di certo non sarebbe stata un’esperienza vissuta con i miei tempi, secondo i miei bisogni, e con una persona che comprendeva questa cosa senza bisogno di articolarla, spontaneamente.

    • Si Paolo, ma per questioni proprio biologiche, è più facile che una donna abbia un orgasmo col sesso orale che con un rapporto vaginale/anale.
      Infatti mi è capitato di leggere alcuni uomini sui forum di sessuologia, che dicevano che riuscivano a far venire le loro compagne col sesso orale, ma non con il sesso con penetrazione. E qualcuno si chiedesse che cosa sbagliava, e se in caso non era un buon compagno, ma i dottori e le dottoresse, hanno rassicurato questi uomini, dicendo che era una cosa meramente biologica, e che loro non avevamo colpe.

      • Non sono una sessuologa, ma nella mia esperienza posso confermare che avere un orgasmo con la sola penetrazione per me, semplicemente, non funziona.
        Credo che mi sia capitato due volte nella vita, ma solo come reazione all’eccitazione accumulata, che in qualche modo doveva rilasciarsi. Per quello che ho letto, sembra che riuscire ad avere abitualmente orgasmi con la penetrazione sia una questione di coincidenze, legata al posizionamento del clitoride che può essere più in alto o più in basso rispetto all’ingresso della vagina. Non prendetela come una certezza, però: su questo argomento non ci sono risposte definitive, e la sessualità è anche e soprattutto una questione cerebrale, perciò dipanare in modo definitivo il suo funzionamento è complicato, forse impossibile.

      • Le due cose non sono necessariamente in contraddizione: c’è una prevalenza statistica, ma ovviamente ci sono anche eccezioni. Possiamo riconoscere la legittimità di entrambe le cose senza doverne fare questioni di principio.

  5. Discussione davvero interessante nei commenti e sono davvero contenta che tu abbia commentato questo libro. Attendo di leggere le altre parti, grazie comunque per il tuo lavoro!

    • Grazie!
      Sono felice di condividere i libri che leggo, perché so che sugli studi di genere c’è una mole sterminata di opere e tutti abbiamo sempre meno tempo di quello che vorremmo.

  6. Poi sul sesso orale, non penso sia un caso che nella pornografia mainstrem abbia pochissimo sesso orale praticano alle donne da uomini.
    Mentre invece il contrario c’è in ogni video eterosessuale, per non parlare proprio di generi, dove l’attrice abbassata pratica del sesso orale a molti uomini in piedi senza riceve “nulla” in cambio.
    Cosi com’è chiaro che certe cose sono indice di “sottomissione”(mi ricordo che ne avevano parlato in un articolo sul porno tempo fa), tipo eiaculare sul viso e sul corpo della donna, cosi come la donna che accumula il liquido seminale in un bicchieri, e poi li beve di colpo, e poi fa vedere la bocca alle telecamere per mostrare di averne bevuto tutto il contenuto.
    Ma anche nel fatto che mentre nelle gangbang(una donna con tanti uomini) alla fine la donna al ultimo pratica il sesso orale a tutti gli uomini, mentre nelle reverse gangbang(come dice il nome un uomo tante donne), l’uomo non pratica sesso orale alle donne ma lo riceve solamente, diciamo che è lui al comando , dato che le donne si mettono in posizione e aspettano a lui.
    Se fosse proporzionale per cosi dire, dovremmo vedere l’uomo sdraio mentre una donna gli sta seduta sopra in mezzo alle gambe, e un altra sul suo viso mentre lui gli pratica sesso orale, e magari con le mani libere masturba altre due donne.
    P.S. come al solito, se penso che abbia esagerato o sia andato Off-topic non ti fare problemi ad eliminare il messaggio in caso.

    • La dominazione maschile sulle donne è culturalmente accettata e quindi erotizzata. Il contrario stenta ancora ad affermarsi anche solo come pensabile, e la dominazione femminile è ancora oggetto di battutine, di disapprovazione e di ridicolo, se ci pensi.

      • Si concordo con te, oltretutto pensavo alle cose che stai dicendo sul discorso sessualità e dominio, cioè del fatto che culturalmente si considera sempre che la donna sta sotto durante il rapporto sessuale. Al discorso del fallo eretto come simbolo virile e come una parte “nobile” , mentre delle parti intime femminili al epoca senza nome, come cosa vergognosa da nascondere e che il fallo dominava vedendo la penetrazione come una conquista per cosi dire.
        Nel femdom(termine inglese versione contratta di female domination) cambia tutto, certo possiamo dire che è solo sesso non sarebbe sbagliato, ma c’è il discorso che abbiamo fatto prima ovviamente da considerare.
        Pensiamo solo alla cintura di castità, con questo sex toys la sessualità maschile è nelle mani della donna dominante(mistress) che può disporne come meglio crede, tali dispositivi sono fatti per essere tenuti a lungo e non impediscono le normali attività, seguendo piccoli accorgimenti.
        In un rapporto sessuale di questo tipo l’orgasmo maschile non è sempre necessario, del resto la mistress può decidere di avere solo sesso orale, e in caso di usare un dildo/vibratore se vuole la penetrazione, o comunque lo può liberare giusto il tempo del rapporto senza fargli raggiungere l’orgasmo per poi richiuderlo.
        Quindi la mistress a differenza dello schiavo ottiene sempre l’orgasmo, altra pratica comune in questo mondo e il pegging(anche se non è sempre collegata a questo mondo)
        Io penso che se in una coppia si trovano bene cosi che problema c’è? e penso(spero) che prima o poi cosi come il sadomaso piano piano sta diventando più “mainstrem” o comunque normale, questo tocchi di conseguenza anche alla dominazione femminile.

      • Ci sono tanti stereotipi anche sulle varie pratiche sessuali, e fin troppe persone argomentano che il femdom è una devianza, mentre la sottomissione femminile riflette un desiderio “naturale” delle donne.

  7. Purtroppo molti stereotipi sono duri a morire, che poi quando in questa serie di post, parli del fallo eretto che penetra, come simbolo che viene messo per la sottomissione della donna, mentre la vagina come qualcosa di brutto e cosi via.
    Mi viene da pensare, che proprio nel femdom esistono pratiche, tese proprio a procurare dolore proprio li, con tanto di strumenti dedicati.
    Per essere considerati i genitali “superiori”, sono un po delicati se mi permetti la battuta rispetto a quelli femminili.
    Mi chiedo se tali pratiche puntino solo sul dolore, oppure anche sul aspetto del organo virile “torturato”, penso che faccia il palo col la cintura di castità rosa o idem uno strap-on rosa per il pegging.
    Un paio di tempo fa ti avevo segnalato, una rivista(GQ mi sembra l’edizione russa) dove c’erano un uomo e una donna, e lei in atteggiamenti sadomaso, con tanto di frusta e corde, oppure un servizio di moda con una modella con una frusta.
    Penso che tali riviste dovrebbero essere provare a cambiare appunto il loro punto di vista, alla fine questi servizi potrebbero interessare a molte persone, come si dice arrivati a certi punti, poi la moda gli stili di vita, e la società cambia, e alle volte bisogna aiutare il cambiamento e contribuire.
    Anche le foto in stile CFNM, acronimo che nasce in ambito pornografico, ma che significa solamente, donna vestito con uomo nudo, perchè è chiaro che una foto su una rivista, dove una donna di colore vestita, che ci viene rappresentata come una donna d’affari, con un uomo bianco disteso nudo(si presume che abbiano avuto un rapporto, o qualcosa del genere), e il suo stivale al altezza dell’inguine, ha un forte potere simbolico a mio avviso.

    • Credo che nella nostra società la dominazione femminile sia essenzialmente un feticismo estetico (e uso il termine senza nessuna connotazione negativa). Nel senso che più che le pratiche, viene rappresentata questa estetica che appare eccitante e trasgressiva perché mette in scena il potere “oscuro” della seduttrice con codici estetici moderni. Personalmente, non credo che il potere del sex appeal sia un potere reale delle donne: tentare di usarlo di solito sminuisce agli occhi degli altri e squalifica la percezione dei meriti, delle competenze e dell’autorevolezza, che purtroppo sono associati negli ambiti professionali ancora a una morale sessuale irreprensibile. Quante donne hanno perso il posto di lavoro per comportamenti sessuali “sconvenienti” attuati nella vita privata ma diventati di pubblico dominio per qualche motivo? Perciò non credo che il potere sessuale possa essere uno strumento di emancipazione, ma credo che possa essere un modo di sperimentare nuovi modi di vivere la sessualità nella vita privata e, quindi, scoprire insieme al/alla partner un approccio alla propria identità di genere più aperto, meno vincolato ad aspettative tradizionali ma più legato all’esplorazione di modi di essere non convenzionali.

      • io penso che il sex appeal sia una cosa meravigliosa, che uomini e donne hanno e non devono vergognarsi di usare tra adulti consenzienti anche senza quelle robe del sadomaso che personalmente non mi attraggono. Se la società giudica male le donne che usano il potere sessuale ddeve cambiare la società, è un problema della società, non è una ragione per negare il sex appeal e il suo potere che appartiene a uomini come a donne

      • Quando la nostra società avrà un atteggiamento meno morboso verso la sessualità in generale e verrà meno il giudicare le donne in modo così forte per la loro morale sessuale, smetteremo di pensare il sex appeal femminile come un specie di incantesimo che irretisce la volontà degli uomini e quindi va espunto da ogni interazione non privata, e più come una forma di carisma tanto legittima quanto le altre.

      • il sex appeal è un incantesimo che irretisce solo e soltanto chi vuole essere irretito, chi desidera essere irretito ed è esercitato anche da lui su lei e non solo da lei su lui. per me non c’è nulla di male, dobbiamo cambiare la società che pensa che sia male

      • Quando dicevo “incantesimo”, intendevo in senso letterale: pensare la sessualità femminile come un potere magico che rende gli uomini non responsabili delle proprie azioni, come una forma di controllo mentale.

      • Comunque probabilmente mi sono espresso male, io volevo dire che, dato che su molti temi la parità sta arrivando, vorrei che anche in ambito pornografico, e soft-porno, non venisse tutto visto sotto(solo) un ottica maschile.
        Cioè anche le donne hanno desideri sessuali, e quindi tenere conto di questo, e dato che solo il 51% della popolazione, fare del materiale di cui loro siano il target, e stessa cosa per quanto riguarda certe riviste soft-porn, e non per forza questa nuova visione, deve essere collegata alla dominazione femminile, ma quanto meno allo sguardo femminile.
        SI può cominciare da piccola cose, per esempio una regista che fa film pornografici per donne, prendeva l’esempio del fattorino della pizza, nei film la donna non ha i soldi e paga in natura, ma lei dice, perchè non facciamo che i soldi c’è l’ha, ma fa sesso col fattorino perchè vuole fare sesso con lui?
        Poi per esempio da uomo, non mi piacciono molto le cose a tre (MFF), sempre collegate a un aspetto familiare, con patrigni,matrigne, oltre al fatto che sarebbe sempre collegato al’incesto…
        Mi piacerebbe qualcosa, tipo due amiche che vanno in discoteca, e decidono di fare una cosa a tre, con un ragazzo conosciuto li, per esempio.
        Comunque sul discorso bellezza sex-appeal, però non sarebbe male se le cose funzionassero come per gli uomini, mi spiego meglio.
        Se un professionista famoso uomo, è brutto in genere non viene fatto notare, a differenza delle donne, dove questo viene fatto subito notare, ma se un uomo è bello questo viene fatto notare.
        Tipo prendiamo i vari programmi di cucina, che oggi vanno per la maggiore, Master Chief, Cracco a fatto un servizio su GQ, in cui si faceva servire da due donne seminude, il giornale lo ha messo perchè viene considerato un uomo sexy, ma questo non intacca la sua credibilità.
        Mi viene in mente oppure oltre oceano, dove un deputato, durante il suo mandato a fatto un servizio per Men’s Healt, seminudo e questo non ha intaccato la sua credibilità.
        Oppure Alberto Angela, che oltre a essere un famoso e bravo divulgatore scientifico, viene considerato come un uomo molto bello, e non parlo solo di qualche meme su internet, ma di questo anche alcune riviste abbastanza importanti ne hanno parlato, e questo non intacca la sua credibilità.
        https://www.panorama.it/societa/people/perche-alberto-angela-piace-alle-donne-e-non-solo/
        Stesso discorso per il premier Canadese, che viene considerato uno tra i politici più sexy attualmente.
        Vorrei che una cosa del genere potesse accadere anche per le donne.
        Sulla donne che hanno perso il lavoro per vicende private, personali, e un discorso di mentalità, se io fossi un dirigente, a me interessa il rendimento della mia sottoposta, fino a che non ci sono reati, o non fa un altro lavoro in quell’ambito, non mi interessa con quanti uomini va a letto, come si dice l’importante e che siano adulti e consenzienti.

      • Per gli uomini l’attrattività fisica è vista come un vantaggio, ma separato dalla loro professionalità: è preparato E ANCHE bello, come se si potesse mettere fra parentesi il fatto che sia bello e questo non cambierebbe il giudizio su di lui. Per le donne, questo non avviene: una donna attraente deve lottare per dimostrare di essere anche competente, di una donna non attraente si dice che è preparata MA è brutta, come se questo le facesse perdere punti. Gli uomini sono “autorizzati” a sfruttare il fatto di essere belli, per le donne questo intacca la loro credibilità. Superare questi pregiudizi è cruciale, perché producono discriminazione.

  8. Certo concordo con te, il problema e che questo pregiudizio spesso, via applicato sia dagli uomini ma anche dalle donne stesse, paradossalmente.

    • Non ho mai detto che le donne siano immuni dai pregiudizi o debbano esserlo. I pregiudizi sono intrinseci alla cultura che abitiamo, sono radicati nel senso comune, fanno parte della mentalità collettiva. Non dobbiamo sorprenderci che le donne possano difenderli tanto quanto gli uomini o anche di più.

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