Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 7)

Nella sesta puntata della nostra ricognizione su Pierre Bourdieu, di cui stiamo ripercorrendo passo passo il fondamentale testo Il dominio maschile, abbiamo definito il concetto di habitus, che è il risultato del processo con cui le norme sociali vengono impresse nei corpi delle persone, producendo disposizioni e atteggiamenti che ci orientano nell’interpretare la realtà e nell’azione senza che ne siamo consapevoli, restringendo il campo delle possibilità a nostra disposizione all’interno dell’orizzonte culturale. Da qui Bourdieu è passato ad analizzare gli habitus specifici che le donne hanno interiorizzato, come lo sviluppo dell’intuizione femminile o la disposizione a esercitare potere solo per vie traverse e subdole, che però è un’arma che spesso si ritorce contro le stesse donne perché crea una rappresentazione negativa di loro. E, quindi, per sovvertire l’ordine patriarcale occorre mettere in discussione il pregiudizio sfavorevole verso le donne e i presupposti nascosti nella cultura che lo producono, come l’androcentrismo e la divisione sessuale del lavoro che relega le donne a compiti che poi appaiono come “naturalmente” femminili e vanno a confermare che le donne hanno certe capacità e certe incapacità in virtù del loro genere (anziché, com’è in realtà, delle condizioni sociali e culturali che producono il loro genere in un certo modo).

Oggi, partendo da questo punto, parleremo di un altro concetto che Bourdieu ha introdotto nella sociologia: quello di violenza simbolica. Egli riepiloga: “La precedenza universalmente riconosciuta agli uomini si afferma nell’oggettività delle strutture sociali e delle attività produttive e riproduttive, fondate su una divisione sessuale del lavoro di produzione e di riproduzione biologica e sociale che riserva all’uomo la parte migliore, come pure negli schemi immanenti a tutti gli habitus [che] funzionano come matrici delle percezioni, dei pensieri e delle azioni di tutti i membri della società [e] che, in quanto universalmente condivisi, si impongono a ogni agente come trascendenti. Di conseguenza, la rappresentazione androcentrica della riproduzione biologica e della riproduzione sociale viene a essere investita dell’oggettività di un senso comune […]. E le stesse donne applicano […] ai rapporti di potere in cui esse sono prese, schemi di pensiero che sono il prodotto dell’incorporazione di questi stessi rapporti di potere e si esprimono nelle opposizioni fondatrici dell’ordine simbolico. Ne segue che i loro atti di conoscenza sono atti di riconoscimento pratico, di adesione dossica [aggettivo che si riferisce a doxa, “forma di conoscenza che, basandosi sull’opinione soggettiva, non possiede la certezza obiettiva della verità” (Treccani), ndr], credenza che non deve pensarsi e affermarsi in quanto tale e che ‘fa’ in qualche modo la violenza simbolica che subisce”.

Quello che Bourdieu intende dire in questo passo è che pensare con le categorie dei dominanti è, per i dominati, non una scelta né un atto privo di conseguenze: è violenza simbolica, il fatto di non poter costruire autonomamente la propria identità, la propria cultura, le proprie categorie cognitive. Non è solo un concetto teorico, ma per molte minoranze oppresse è un’esperienza vissuta. Basta pensare allo sforzo fatto dalle persone LGBT per creare la propria subcultura, con le sue manifestazioni, i suoi simboli (come la bandiera arcobaleno), gli sforzi per trovare dei termini per definirsi che fossero scelti e per spingere la società ad abbandonare etichette offensive (finocchi, checche, froci, ricchioni…). Lo stesso hanno fatto le femministe nello riscoprire le grandi donne della storia che erano state dimenticate, per costruire il proprio patrimonio di icone e poter pensare la Storia, la letteratura, la scienza non solo come domini maschili in cui lasciare il proprio segno nel presente, ma come terreni dove il contributo femminile è stato oscurato o trascurato, e quindi dove un solco è già stato tracciato da pioniere coraggiose in condizioni molto più difficili di quelle attuali.

Bourdieu previene alcune obiezioni al concetto di violenza simbolica: “si suppone a volte che porre l’accento sulla violenza simbolica significhi minimizzare il ruolo della violenza fisica e (far) dimenticare che ci sono donne percosse, violentate, sfruttate o, peggio, voler discolpare gli uomini da questa forma di violenza. Non è questo il caso, evidentemente. Intendendo simbolico in opposizione a reale, effettivo, si suppone invece che la violenza simbolica sia una violenza puramente ‘spirituale’ e, in definitiva, priva di effetti reali”. Anche questa è una fallacia: nella teoria di Bourdieu, come nella realtà, il piano simbolico e quello materiale sono complementari e si intersecano, non è che uno esclude l’altro. Occorre distinguerli, per poterli analizzare separatamente, ma ciò non implica che occorre scegliere fra l’uno e l’altro. Un’altra nota che Bourdieu vuole fare per togliere di mezzo obiezioni superficiali è che “il riferimento all’etnologia […] sembra essere un mezzo per restaurare, sotto una copertura scientifica, il mito dell”eterno femminino’ (o mascolino) o […] per eternizzare la struttura del dominio maschile descrivendola come invariante ed eterna. Lungi dall’affermare che le strutture di dominio sono antistoriche, tenterò invece di stabilire che esse sono il prodotto di un lavoro incessante (quindi storico) di riproduzione cui contribuiscono agenti singoli […] e istituzioni”.

“I dominati applicano categorie costruite dal punto di vista dei dominanti ai rapporti di dominio, facendoli apparire come naturali. E ciò può portare a una sorta di autosvalutazione, se non di autodenigrazione sistematica, visibile soprattutto […] nella rappresentazione che le donne cabile si fanno del loro sesso come di una cosa deficitaria, brutta, addirittura ripugnante [e] nella loro adesione a un’immagine svalutante della donna. La violenza simbolica si istituisce tramite l’adesione che il dominato non può non accordare al dominante (quindi al dominio) quando, per pensarlo e per pensarsi o, meglio, per pensare il suo rapporto con il dominante, dispone soltanto di strumenti di conoscenza che ha in comune con lui e che, essendo semplicemente la forma incorporata del rapporto di dominio, fanno apparire questo rapporto come naturale; o, in altri termini, quando gli schemi che egli impiega per percepirsi e valutarsi o per percepire e valutare i dominanti […] sono il prodotto dell’incorporazione delle classificazioni, così naturalizzate, di cui il suo essere sociale è il prodotto”. L’idea che un unico universo culturale possa essere così pervasivo e così efficace può essere difficile da comprendere per chi vive nella società occidentale contemporanea, dove siamo immersi nel pluralismo culturale e non esiste un paradigma che non abbia la sua opposizione, perciò discorsi, narrazioni e rappresentazioni circolano insieme alle loro critiche e ognuno è, tutto sommato, relativamente libero di adottare un sistema di valori e di visione del mondo all’interno di un insieme dove ce ne sono non infiniti, ma quantomeno più di uno. Se vogliamo avere un esempio nitido del “dominio” di un universo culturale sulle coscienze e i corpi delle persone, pensiamo alla religione cristiana nel Medioevo, dove rappresentava un blocco così compatto da escludere dalla sfera del pensabile qualsiasi cosa che non si adattasse ad essa, dove il suo potere era tale da definire la scansione del tempo, l’ordine delle classi sociali, i rapporti economici, giuridici e familiari, la morale sessuale…ogni sfera della vita delle persone. In alcuni Paesi islamici integralisti, è ancora così. Tutto esiste ed è pensabile in funzione dell’Islam: è così che Ayaan Hirsi Ali descrive la sua giovinezza in Somalia, e Tamim Ansary riassume il modo in cui l’Islam agisce in Afghanistan, la sua terra d’origine.

Bourdieu fa degli esempi tratti dalla società francese dell’epoca in cui scrive (il 1998). Possono sembrare piccole cose, insignificanti, ma è attraverso le piccole cose che le macro-strutture e le norme socio-culturali si svelano. Egli osserva che “le donne francesi dichiarano, a larga maggioranza, di desiderare un marito più vecchio e […] più alto di loro; i due terzi delle donne interpellate arriva sino al punto di rifiutare esplicitamente un uomo meno alto. Cosa significa questo rifiuto di veder sparire i segni ordinari della ‘gerarchia’ sessuale? ‘Accettare un’inversione delle apparenze’, risponde Michel Bozon, ‘equivale a far pensare che sia la donna a dominare, cosa che (paradossalmente) sarebbe screditante da un punto di vista sociale: la donna cioè si sentirebbe diminuita con un uomo sminuito’. [L]e donne in generale si trovano d’accordo con gli uomini […] nell’accettare i segni esteriori di una posizione dominata. Nella rappresentazione che si fanno del loro rapporto con l’uomo al quale la loro identità sociale è (o sarà) legata, le donne tengono conto della rappresentazione che l’insieme degli uomini e delle donne sarà inevitabilmente portato a farsi di lui applicandogli gli schemi di percezione e di valutazione universalmente condivisi (nel gruppo considerato). […] è per lui, per la dignità che gli riconoscono a priori e che vogliono vedere universalmente riconosciuta, ma anche per se stesse, per la loro dignità, che possono volere e amare solo un uomo la cui dignità è chiaramente affermata e attestata in e attraverso il fatto che ‘è superiore a loro’ visibilmente. E ciò […] al di fuori di ogni calcolo, attraverso l’arbitrio apparente di un’inclinazione che non si discute né intende ragione, ma che, come attesta l’osservazione degli scarti desiderati, e anche reali, può nascere e compiersi solo nell’esperienza della superiorità di cui l’età e la statura (giustificate come indizi di maturità e garanzie di sicurezza) sono i segni più indiscutibili e più chiaramente riconosciuti da tutti”.

Qui Bourdieu nota che la statura e l’anzianità sono segni di status, ed entrano in gioco nella preferenze sentimentali e sessuali delle donne non perché queste cerchino deliberatamente lo status sociale superiore in un uomo, ma perché l’ordine culturale fa sì che le lo status sociale venga letto come attraente. Statura e anzianità sono anche, implicitamente, marcatori della differenza binaria fra uomini e donne, che non permette attraversamenti del tipo donna anziana/uomo giovane (basti pensare alle noiosissime, banalissime polemiche sulla moglie di Macron) o uomo basso/donna alta (le battute sulla fidanzata di Renato Brunetta, ai tempi in cui era ministro dell’ultimo governo Berlusconi, si sprecavano, e del resto anche le battute sul fatto che gli uomini bassi hanno il pene grande sono un tentativo di ripristinare la virilità che è percepita come ‘carente’, dato che l’altezza, la presenza fisica, è un attributo che definisce un uomo virile). Anche se al giorno d’oggi l’altezza ha meno rilevanza sociale dei tempi di Bourdieu (io per esempio non la considero minimamente importante come fattore estetico in un ragazzo, né del resto considero tale l’età), comunque le polemiche e le battutine sono spie rivelatrici del fatto che non si tratta ancora di attraversamenti della norma sociale pienamente accettati, ma che si portano ancora addosso lo stigma di essere anomalie. E sono le anomalie a svelare dove sta la norma.

Concludiamo qui questa puntata, per poi vedere come agisce la violenza simbolica e qual è il suo rapporto con il concetto di dominio per come l’ha elaborato Bourdieu.

29 pensieri su “Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 7)

  1. Articolo molto interessante, il discorso che fai sul età diciamo che mi tocca molto per cosi dire, dato che tra i miei genitori c’è una differenza di eta di 5 anni(mia mamma è più giovane di mio padre), e questo per alcune persone è strano, e parliamo di una differenza di età molto piccola oltretutto. Poi io fra me penso e scherzo, che è giusto cosi dato che le donne mediamente sono più longeve di un uomo di 5 anni.
    Quello che dici sul altezza è pure vero, basti pensare alle battute che si facevano su Napoleone, nonostante le sue grandi vittorie e imprese, penso pure per questo in passato c’erano dei tacchi per uomo.
    Poi dato che citi Berlusconi, penso che al fatto di cercare di essere sempre più in alto(celebre è la foto dove si è messo nel gradino sopra gli altri, per sembrare più alto), nonostante parliamo di una persone
    tra le più ricche al mondo e premier del suo tasto. Infatti tra i critici,comici e vignettisti, molti hanno usato la sua bassa altezza(idem per Brunetta) per usare epiteti contro di lui, (nano malefico è quello più ricordato),e infatti i disegnatori satirici per schernirlo lo disegnavano estremamente più basso di quello che è in realtà.
    Poi penso al tuo discorso si possa anche collegare, un uomo che in camera da letto voglia che sia la donna a guidare il gioco, sia che parliamo di pratiche sadomaso che no. Oppure quando è uscito il libro 50 sfumature, alcune riviste hanno azzardato a dire, che è normale per una donna cercare la sottomissione essendo la sua natura.
    Qualcuno ha detto che questo era più adatto per le donne di potere, che sotto le lenzuola volevano essere sottomesse dato che fuori di casa comandando loro, ma allora questo dovrebbe valere pure per gli uomini di potere(escludendo poi che la protagonista non è una donna di potere).
    Quindi anche da chi al esterno vede il sadomaso, vede più normale una donna sottomessa che un uomo sottomesso, perchè lo vede “contro-natura”.

    • L’idea che le donne siano inconsciamente masochiste o comunque desiderino la sottomissione è un mito che circola nella cultura occidentale da sempre, ma ha trovato nuova linfa con la banalizzazione della psicanalisi. E’ un’argomentazione usata anche per far passare come consensuali atti di violenza e stupro, ed è ovviamente parte della cultura dello stupro. La si trova spesso riproposta negli editoriali dei giornali di destra, come modo per insinuare che l’emancipazione non sia realmente un bene per le donne perché le porta a negare i loro desideri sotterranei, quelli di un uomo che si prenda cura di loro e sia assertivo anche a letto. Ed è cultura dello stupro perché porta a confondere un gioco consensuale con una subordinazione nella vita reale, che sia nella sfera pubblica o nel privato, inclusa la subordinazione che avviene durante la violenza sessuale.
      L’essere basso in un uomo è percepito come svilente, l’essere alta in una donna di potere è di solito descritto come un tratto mascolino (vale anche per le sportive, soprattutto se oltre che alte sono anche massicce). Perché l’altezza non è solo una caratteristica fisica come può esserlo il colore degli occhi: l’altezza si porta dietro dei connotati di genere per cui una donna alta e muscolosa è “meno donna” e un uomo basso è “meno uomo”.

      • una donna muscolosa sarà biologicamente meno muscolosa di un uomo muscoloso, ma considerare meno donna chi ha i mucoli è stupido, è donna come ogni altra

      • Ma è esattamente quello che tenta di fare l’insieme delle norme sociali che costruiscono e sostengono il binarismo di genere: nascondere e mistificare il fatto che i generi non sono sfere isolate attraverso la negazione dello status di “piena femminilità” o “piena maschilità” a chi rappresenta un’eccezione.

  2. io non entrerei nei gusti sentimentali della gente, una donna ha il diritto di preferire uomini più alti e non c’è nulla di patriarcale in questi gusti legittimi. Quanto alla differenza d’età quando è troppo alta tanto che uno dei due potrebbe essere genitore (o nonno) dell’altro e si vede io ho dubbi che sia amore nella maggioranza dei casi, e vale per ambo i sessi, spero di sbagliarmi

    • Stai dicendo che i gusti sentimentali o sessuali delle persone non possono riflettere idee che circolano nella società in merito a ciò che è bello, giusto, normale?
      Perché si danno solo due possibilità: o nei gusti delle persone ci sono dei riflessi dei valori estetici della società, e allora è giusto analizzarli per cercare di capire i valori dai loro riflessi, oppure la società non ha nessuna influenza su questo tipo di preferenze.

      • io credo che se trovo monica bellucci più attraente di liucia annunziata non è per una influeza esterna, nessuna influenza esterna può modificare le pulsioni. Stesso discorso anche al femminile

      • Io invece credo che ci siano dei parametri sociali che intervengono non nelle pulsioni, ma nella costruzione dell’immaginario. Sono convinta, ad esempio, che il 99% delle persone italiane dovendo tirare fuori un nome per indicare “la donna più bella del mondo” sceglierebbero una donna bianca, non una donna nera, latina o asiatica. Questo perché il nostro immaginario sulla bellezza ha delle determinanti sociali, ad esempio relative a quali modelli estetici ci vengono proposti e quali restano marginali o peggio invisibili.

      • e un africano tirerebbe fuori una donna nera, e un asiatico una donna asiatica, è ovvio che di primo acchito quando pensi alla bellezza fisica pensi a gente della tua stessa etnia o nazionalità che hai davanti tutti i giorni, questo non impedisce a una persona bianca di vedere la bellezza di una persona di colore e viceversa. altrimenti no ci sarebbero coppie miste

      • Ovviamente: ma la variabilità fra etnie è di per sé segno dell’esistenza che gli ideali estetici sono influenzati dalla società. Se ci fosse un unico ideale estetico che scaturisce da “istinti” o “biologia”, esso sarebbe molto simile attraverso le epoche e le culture. Ma non è così.

      • le persone scheletriche (non intendo magre normali ma proprio scheletriche) non sono mai attraenti (per la maggioranza),le persone obese eavi sono attraenti (per la maggioranza) solo in Paesi dove si muore di fame quindi in situazioni eccezionali e non auspicabili. qualcosa vorrà dire

  3. […] Siamo arrivati all’ottava puntata della serie di post in cui ragioniamo sulle argomentazioni esposte da Pierre Bourdieu nel suo saggio Il dominio maschile (1998). Nel post precedente è stato esposto il concetto di violenza simbolica, ovvero la violenza che l’ordine culturale agisce sui dominati impedendo loro di pensarsi al di fuori dell’ordine di dominio stesso, la sua relazione con il concetto di habitus, la nascita del femminismo e del movimento LGBT come opere di costruzione delle soggettività di donne e persone LGBT sottraendosi alla violenza simbolica stessa, e il modo in cui l’ordine culturale agisce sulle preferenze soggettive anche nella sfera sentimentale e sessuale. Una puntata densa, quindi: se volete rinfrescarvi la memoria prima di ricominciare, la trovate qui. […]

  4. Allora sicuramente c’è un discorso sociale in ciò, per esempio è più facile che una donna bianca preferisca stare con un uomo bianco che con uno nero, anche negli USA per esempio le coppie miste non sono cosi comuni.
    E poi magari per varie ragioni, magari una donna avrebbe timore di dire che preferisce gli uomini di colore, o che è stata in passato con questi uomini
    Poi certo ci sono posti dove ovviamente ci sono solo bianchi o solo neri, quindi in quel caso è la mancanza di alternative a indirizzare certe categorie per cosi dire.
    Il fatto sulle donne che sono naturalmente sottomesse e cosi via, dovrebbe ricordarci che non si possono catalogare miliardi di persone, cioè mi spiego meglio.
    Un numero cosi alto di persone, in un insieme eterogeneo avrà enorme differenze, l’unica cosa che possono avere in comune dal punto di vista comportamentale, sono gli istinti primordiali ma che ogni essere umano ha, al di la se sia uomo o donna.
    Oppure basi pensare al concetto che le donne devono essere sistemate non devono essere volgari e cosi via, dato che viene considerato nella natura di una donna.
    Faccio un esempio, quando andavano alle superiori molti miei compagni portavano magliette e scritte, con frasi( o col nome di marchi) volgari, per esempio, una A con due palline, che rappresentava un rapporto sessuale, il numero 69(poco da spiegare), e un insulto alle madri in spagnolo.
    Viene considerato normale che un ragazzino di 14-16, porti queste magliette/zaini, ma perchè nelle ragazze cose del genere non sarebbero tollerate? ammetto di aver finito le superiori tanto tempo fa, quindi può essere che le cose sono cambiate(non so dire se in peggio o in meglio).
    Alla fine non sarebbe troppo diverso da una maglietta con, scritto che ne so “i” poi il simbolo del cuore e per finire un gallo(dato che gli inglesi usano la stessa parola per gallo e per le parti intime maschili), che sarebbe “i love c**k” ecc……

    • Le magliette volgari si usano ancora. Quando ero alle medie, il marchio più in voga fra i ragazzi era Rams, che ha come logo un ragazzino che urina a terra. La volgarità è un segno di valore per i maschi, un modo simbolico di gridare che loro possono fregarsene del decoro e dell’eleganza. E’ lo stesso motivo per cui molti ragazzini disegnano peni ovunque, sui banchi, sui muri, sulle porte dei bagni. Le ragazze invece non disegnano né vagine (la vagina non è un simbolo di potenza) né peni (“ti piace il cazzo, eh?!” è tutt’ora un insulto, o un tentativo di insultare).
      I ragazzi guadagnano prestigio dalla volgarità, le ragazze lo perderebbero.

      • credo che negli ultimi vent’anni le donne abbiano scoperto la volgarità e la esprimano, certo ce ne vuole per recuperare il gap storico con gli uomini e persiste in alcune frange il doppio giudizio ma sono ottimista, presto saremo parimenti volgari

      • io penso che uomini e donne sono pari moralmente nel bene e nel male, un uomo è volgare e può esserlo anche una donna, un uomo è raffinato e può esserlo anche un a donna, non è buono o cattivo, è solo la realtà

      • Su questo siamo d’accordo. Ma, al di là del pari diritto alla volgarità, io credo che sarebbe opportuno domandarsi: cosa vogliamo farne? In che direzione vorremmo che la società andasse?

  5. Mi piacerebbe che le ragazze, potessero liberamente parlare di sesso come fanno gli uomini, senza essere etichettate come poco di buono,
    aggiungo che il parlare di sesso non significa necessariamente essere volgari, che poi è molto stupido quell’insulto, è chiaro che a una donna etero piace il pene.
    Quindi per esempio è normale che una ragazza si masturbi o che veda i porno, come fanno i ragazzi, trovo interessante che negli USA ci sono molte rapper(trapper?) donne che stanno diventando famose(o già lo sono), e parlano liberamente di sesso come fanno gli uomini, e magari ci sono tante adolescenti che ascoltano queste cantanti.
    In un video musicale molto sexy si vede la cantante che allatta una bambina(probabilmente sua figlia), certo possiamo discutere di questo, in quanto per qualcuno potrebbe essere una cosa controversa, ma questo può anche essere considerato come una “liberazione” del corpo, del resto i bambini nascono proprio dal sesso, e comunque durante la gravidanza le donne fanno comunque sesso e si masturbano certo con delle differenze ma lo fanno lo stesso.

    • La nostra società, io credo, non conquisterà mai una piena parità in termini di libertà sessuale finché al sesso legheremo connotazioni morali così differenziate. Dobbiamo ragionare sulle cose che impariamo in merito al sesso partendo da noi stessi e navigare i messaggi contraddittori che la società dà in merito al sesso perché solo aprendo il discorso, invece di farlo solo dentro di noi, nei nostri pensieri, possiamo magari far sentire ad altre persone che i loro dubbi sono normali e condivisi e che c’è spazio per avere discorsi su questo.
      Non so se che impatto possano avere le rappresentazioni di cui parli, perché non lo si può mai sapere senza condurre degli studi al riguardo, ma io credo che qualsiasi cosa che apra spazi per rappresentare il sesso come qualcosa di normale e positivo sia una buona cosa.

  6. Quello che deve valere per gli uomini deve valere anche per le donne ,pure in campo sessuale ovviamente come abbiamo detto parecchie volte. Che poi non capisco gli uomini e le donne, che insultano le donne con una vita sessuale molto vivace, ma quale problema disturbo gli creano? penso sia la stessa cosa per quelli che se la prendono con gli omosessuali.
    Oltretutto da un punto di vista maschile, una donna che è sessualmente molto vivace, avrà avuto rapporti con molti partner maschi, e quindi per noi uomini sarebbe una cosa positiva, se parliamo di sesso occasionale.
    Aggiungo che se si ama una persona non importa quanti partner ha avuto prima, e comunque il numero di partner non vuol dire nulla, al massimo che ha solo più esperienza(e non la vedo di certo come una cosa negativa).
    E le donne che hanno molto rapporti mica se la predono con quelle che hanno poche rapporti…
    Il sesso dovrebbe essere vissuto come una cosa bella e passionale, alla fine tutto noi nasciamo dal sesso non dovremmo mai dimenticarlo, certo è chiaro che è una cosa personale e privata, ma non ci dovrebbe più essere quelle vergogna e tabù che per moltissimo tempo c’è stato.
    Perché poi cosi alla fine è peggio a mio avviso, e un po la stessa cosa del fatto che i minorenni non sanno molto del sesso dato che, l’educazione sessuale a scuola non è granché(e in alcuni posti completamente assente), e non parliamo neanche dei genitori.
    Che poi è chiaro che sia in figli che i genitori fanno sesso, ma cosi non si conclude niente, e i figli non sanno niente, e quindi hanno un rischio più alto di contrarre malattie o gravidanze indesiderata, che poi è un tabu appunto sociale, mica naturale, in alcune culture i genitori parlando del sesso hai figli.

    • Ho conosciuto donne che se la prendevano con le donne dalla mentalità bigotta, ma secondo me è solo una reazione difensiva. Quando si è costantemente attaccate per il proprio stile di vita, viene spontaneo voler “far assaggiare la stessa medicina” a chi le insulta. Però è un atteggiamento che non porta a niente, perché scava una divisione ulteriore, rafforzando i pregiudizi.
      Che poi, io trovo ironico il fatto di stare a difendere la libertà sessuale di tutte/i e avere avuto – e avere – un solo partner sessuale in tutta la mia vita. Mi fa comprendere la stupidità di etichettarci in modo diretto, personale: io in teoria potrei essere una “brava ragazza”, ma la stessa divisione fra “brave ragazze” e “cattive ragazze” è stupida e parte del problema.

  7. Lady penso sia un po come il discorso del fatto che si difendono i diritti degli animali , ma uno non è un animale, come si difendono quelli della comunità LGBT ma non si è gay, o come si difendono quelle delle donne anche se si è uomini e cosi via.
    Che poi secondo me, se parliamo di un partner di una notte non lo conteggerei neanche, parliamo solo di sesso non di una relazione.
    Che poi se il partner maschile della donna vuole che sia vestita in modo sexy, o se vuole fare pratiche sessuali insieme a lei ed altre persone(uomini o donne che siano), viene sempre considerata una poco di buono secondo il giudizio di queste persone?

    • Io credo che le persone che disapprovano la libertà sessuale vedano il sesso come qualcosa che deve restare confinato in un angolo della vita privata separata dal resto. Non è che loro non facciano sesso o non guardino pornografia, credo: ma non ne parlano, non lasciano che il sesso sia una parte della vita ma ci costruiscono una barriera di segretezza e di non-detto attorno.

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