Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 10)

Bentornati, questa è la decima puntata della serie su Il dominio maschile, in cui ripartiamo dal ruolo delle donne nell’economia dei beni simbolici nella società cabila, dopo aver approfondito il modo in cui Pierre Bourdieu concettualizza il dominio nella puntata precedente. Questa definizione è molto importante e non tenterò di riassumerla qui: potete rileggere la parte 9, alla luce della quale va inteso ciò di cui tratteremo ora.

Bourdieu ricorda: “le disposizioni (habitus) sono inseparabili dalle strutture […] che le producono e le riproducono […] e in particolare da tutta la struttura delle attività tecnico-rituali che trova il suo fondamento ultimo nella struttura del mercato dei beni simbolici. Il principio dell’inferiorità e dell’esclusione della donna, che il sistema mitico-rituale ratifica e amplifica, al punto da farne il principio di divisione di tutto l’universo, non è altro che la disimmetria fondamentale, quella del soggetto e dell’oggetto, dell’agente e dello strumento, che si instaura tra l’uomo e la donna sul terreno degli scambi simbolici, dei rapporti di produzione e di riproduzione del capitale simbolico, che hanno nel mercato matrimoniale il dispositivo privilegiato e che sono alla radice di tutto l’ordine sociale: in questo contesto le donne possono apparire solo […] come simboli il cui senso è costituito al di fuori di esse e la cui funzione resta quella di contribuire alla perpetuazione o all’accrescimento del capitale simbolico detenuto dagli uomini”. Un esempio di questo fatto lo si vede nella “situazione limite in cui, per evitare la cancellazione della linea dinastica, una famiglia senza discendenti maschi non ha altra risorsa se non quella di prendere per la figlia un uomo, l’awrith, che […] si stabilisce nella casa della sposa e quindi circola come una donna […]. Quando la mascolinità stessa viene così rimessa in discussione, si osserva […] che tutto il gruppo dà prova di una certa indulgenza decisoria nei confronti dei sotterfugi cui la famiglia così umiliata ricorre per salvare l’apparenza del suo onore e, sempre che sia possibile, di quello dell'”uomo oggetto” che, annullandosi in quanto uomo, compromette l’onore della famiglia che l’ha accolto al suo interno”. L’esempio dell’awrith ci rammenta la validità del principio per cui l’esistenza di una regola non scritta si vede nel momento in cui viene infranta o, come in questo caso, aggirata. L’eccezione rivela la regola e la conferma.

“È nella logica dell’economia degli scambi simbolici e […] nella costruzione sociale dei rapporti di parentela e del matrimonio, che assegna alle donne il loro statuto sociale di oggetti di scambio definiti conformemente agli interessi maschili e votati a contribuire così alla riproduzione del capitale simbolico degli uomini, che va cercata la spiegazione del primato attribuito alla mascolinità nelle tassonomie culturali. Il tabù dell’incesto [che] implica l’imperativo dello scambio inteso come comunicazione eguale tra gli uomini, è correlativo all’istituzione della violenza attraverso la quale le donne sono negate in quanto soggetti dello scambio e dell’alleanza che si instaurano attraverso di loro, ma riducendole allo stato di […] strumenti simbolici della politica maschile: votate a circolare come segni fiduciari e a istituire così rapporti tra gli uomini, le donne sono ridotte allo statuto di strumenti di produzione o di riproduzione del capitale simbolico e sociale”. Un paragrafo denso, da sviscerare: qui Bourdieu riprende la teoria dell’antropologo Claude Lévi-Strauss secondo cui la società, intesa come comunità di persone legate da un patto di solidarietà, nasce con l’istituzione del tabù dell’incesto, che obbliga le famiglie a cercare una sposa ai figli al di fuori della parentela, istituendo così un legame di alleanza con un’altra famiglia di cui il matrimonio è il sigillo. Il matrimonio non unisce due persone, ma due parentele: nel momento in cui due famiglie diventano parenti, diventano alleate. Le donne in questo non negoziano, ma sono l’oggetto delle trattative; non scelgono, sono i loro parenti maschi, di solito i padri ma anche i fratelli, a scegliere per loro. Quindi questo sistema fonda una struttura sociale patriarcale e consolida la mancanza di status sociale delle donne, cementando la disuguaglianza.

Bourdieu, comunque, ritiene la visione di Lévi-Strauss incompleta: “La lettura strettamente semiologica che, concependo lo scambio di donne come un rapporto di comunicazione, occulta la dimensione politica della transazione matrimoniale, rapporto di forza simbolico volto a conservare o ad aumentare la forza simbolica, e l’interpretazione puramente ‘economicista’ […] che, confondendo la logica del modo di produzione simbolico con la logica di un modo di produzione puramente economico, tratta lo scambio delle donne come uno scambio di merci, hanno come tratto comune quello di lasciarsi sfuggire l’ambiguità essenziale dell’economia dei beni simbolici: orientata com’è verso l’accumulazione del capitale simbolico (l’onore), questa economia trasforma […] tutti gli oggetti suscettibili di essere scambiati nelle debite forme, in doni (e non in prodotti), cioè in segni di comunicazione che sono indissolubilmente strumenti di dominio”. Infatti, lo scambio ritualizzato di donne che avviene tra famiglie nel matrimonio non è come uno scambio nel mercato capitalista: quello che si produce non è un guadagno monetario, ma si produce un sentimento di obbligo e di legame, quello di un’alleanza. L’onore impone che fra alleati ci si aiuti in combattimento, che si difenda l’onore della propria famiglia e di quelle alleate, e mantenere più alleanze significa avere una rete più vasta di persone che ci devono rispetto, e quindi maggiore prestigio sociale.
“Una teoria del genere tiene conto non soltanto della struttura specifica di questo scambio, ma anche del lavoro sociale che esso richiede a coloro che lo compiono e soprattutto di quello necessario a produrne e riprodurne sia gli agenti […] sia la stessa logica: e questo contro l’illusione che il capitale simbolico si riproduca in qualche modo per forza propria, e al di fuori dell’azione di agenti situati e datati. (Ri)produrre gli agenti significa (ri)produrre le categorie (nel doppio senso di schemi di percezione e valutazione ma anche di gruppi sociali) che organizzano il mondo sociale […]; (ri)produrre il gioco e le poste in gioco significa (ri)produrre le condizioni dell’accesso alla riproduzione sociale (e non alla sola sessualità) che è garantita da uno scambio agonistico mirante ad accumulare statuti genealogici, nomi di stirpe o di antenati, cioè capitale simbolico, quindi poteri e diritti durevoli su persone: gli uomini producono segni e li scambiano attivamente, come soci-avversari uniti da un rapporto essenziale di eguaglianza nell’onore, condizione stessa di uno scambio che può produrre l’ineguaglianza nell’onore, cioè il dominio, aspetto, questo, che non viene colto da una visione puramente semiologica […]. La disimmetria tra l’uomo, soggetto, e la donna, oggetto dello scambio, tra l’uomo, responsabile e signore della produzione, e la donna, prodotto trasformato di questo lavoro, è quindi radicale”.

Quello che Bourdieu intende dire è che il capitale simbolico, che nella società cabila è rappresentato da una stirpe onorevole, richiede un lavoro sociale, quel lavoro di tessitura di alleanze attraverso il matrimonio (la “vendita”) e di mantenimento della rispettabilità femminile (che viene garantita dalla sottomissione delle donne e corrisponde alla “produzione”). Gli attori sociali compiono questo lavoro perché è parte dell’ordine della loro società: riproducendo questo lavoro, creano categorie cognitive e posizionamenti sociali, ottengono risorse simboliche (il prestigio, il potere) da cui discendono risorse materiali. In questo ordine, le donne sono la merce di scambio, “sono valori da conservare e proteggere dall’offesa e dal sospetto, valori che, investiti in scambi, possono produrre alleanze, cioè capitale sociale, e alleati prestigiosi, cioè capitale simbolico. Nella misura in cui il valore di queste alleanze, e quindi il profitto simbolico che possono procurare, dipende in parte dal valore simbolico delle donne disponibili nello scambio, cioè dalla loro reputazione e soprattutto dalla loro castità – eretta a misura feticizzata della reputazione maschile […] – l’onore dei fratelli o dei padri […] è una forma di interesse correttamente inteso”, ovvero gli uomini mantengono le donne delle loro famiglie in uno stato di sottomissione, restringendo la loro libertà e obbligandole a conformarsi ai valori che le rendono “donne rispettabili”, per ragioni legate al loro valore di scambio, così come un proprietario terriero si assicura che i suoi mezzadri curino il suo campo per non fargli perdere valore.

“Il peso determinante dell’economia dei beni simbolici che, attraverso il principio di divisione fondamentale, organizza tutta la percezione del mondo sociale, si impone a tutto l’universo sociale [e] anche all’economia della riproduzione biologica. Così appunto si spiega il fatto che, nel caso della Cabilia […], l’opera propriamente femminile di gestazione e parto venga come annullata a vantaggio del lavoro propriamente maschile di fecondazione”. Bourdieu osserva, a questo proposito, che “situandosi in una prospettiva psicoanalitica, Mary O’Brien non ha torto nel vedere il dominio maschile come il prodotto dello sforzo degli uomini per superare il loro esser privi dei mezzi di riproduzione della specie e per restaurare il primato della paternità dissimulando il lavoro reale delle donne nel parto”, ma nota anche che la studiosa non ha “saputo mettere in rapporto questo lavoro ‘ideologico’ con […] i vincoli dell’economia dei beni simbolici che impongono la subordinazione della riproduzione biologica alle necessità della riproduzione del capitale simbolico”. In altre parole, i figli sono un’emanazione del padre attraverso la madre, la donna è uno strumento della volontà maschile e il “risultato” di questa volontà si erge a rafforzare il prestigio del padre, non quello della madre. Questo è riflesso nella sfera del simbolico: “la logica mitico-rituale privilegia l’intervento maschile, sempre marcato […] attraverso riti pubblici, ufficiali, collettivi, a scapito dei periodi di gestazione […] che danno luogo solo ad atti rituali facoltativi e quasi furtivi. Da una parte abbiamo un intervento discontinuo e straordinario nel corso della vita, azione […] di apertura che viene compiuta solennemente – a volte, come per la prima aratura, pubblicamente, di fronte all’intero gruppo. Dall’altra, una sorta di processo naturale e passivo di gonfiamento di cui la donna o la terra sono il luogo, l’occasione e il supporto più che l’agente, un processo che richiede da parte della donna solo alcune pratiche tecniche o rituali di accompagnamento, atti destinati ad assistere la natura al lavoro […] e, perciò, […] condannati a rimanere ignorati, innanzitutto dagli uomini: […] essi sono per lo più portati a termine al riparo dagli sguardi altrui, nell’oscurità della casa o nei tempi morti dell’anno agrario”.

In altre parole, la svalutazione della donna si alimenta di una visione della gravidanza come qualcosa che accade alle donne, e se è vero che le donne effettivamente non possono agire attivamente sulle proprie gravidanze, è anche vero che portare a termine una gravidanza e soprattutto partorire sono compiti difficili, faticosi, veri e propri sforzi che in alcune culture sono riconosciuti e celebrati da tutta la comunità, che si prende cura delle donne incinte e le celebra come portatrici di vita, mentre in culture patriarcali come quella cabila le donne incinte sono confinate nella casa – non letteralmente obbligate a starci, ma prive di un ruolo pubblico e quindi relegate allo spazio domestico – perché, come spiega Bourdieu, la donna incinta è paragonata alla terra dove viene piantato un seme, un luogo più che un agente.

Qui chiudiamo la riflessione su una visione strettamente patriarcale del matrimonio e della gravidanza, in cui alle donne non è lasciato spazio per la propria soggettività, ma l’ordine culturale le esclude da ogni forma di riconoscimento e onore in questi momenti. Nella prossima puntata vedremo invece il mondo del lavoro produttivo e il mantenimento della divisione lavoro produttivo/lavoro riproduttivo nella cultura della Cabilia.

14 pensieri su “Il dominio maschile, di Pierre Bourdieu (parte 10)

  1. In effetti se pensiamo alle società antiche anche se erano tutte molte negative per le donne ci sono delle eccezioni, perchè da una parte da quello che ci dicono gli storici le amazzoni non erano un leggenda.
    E poi abbiamo Sparta, dove gli unici che avevano il privilegio di avere una lapide col proprio nome erano gli uomini caduti in battaglia e le donne morte di parto.
    E questa è solo una delle tante cose che divideva le donne spartane dalle altre greche e dalle altre dell’antichità, ovviamente non ha senso fare alcuni paragoni con oggi sopratutto per quanto riguarda i diritti umani dato che parliamo di migliaia di anni fa.
    Questo dovrebbe fare capire che ci sono vari tipo di società e che il rapporto uomo donna può essere molto vario, ovviamente se una società come quella spartana fosse sopravvissuta in quei luoghi la società sarebbe molto diversa rispetto a quella odierna.

    • Gli Spartani avevano una concezione della maternità, cui riconoscevano un valore pubblico, molto moderna per l’epoca. Per noi, si tratta comunque di una negazione del valore sociale della donna come persona, un riconoscimento del solo ruolo di madre, più simile a quanto accadeva sotto il fascismo rispetto a quello che oggi siamo giunti a considerare giusto. Naturalmente non tutte le società del passato erano simili, ma a volte è necessario passare sopra le differenze perché non è possibile approcciare un argomento da tutte le angolazioni e con tutte le sue sfaccettature.

      • Comunque la mia non voleva essere una critica, infatti pure io dicevo che in quella società c’erano molte cose sbagliate vedendola con gli occhi di oggi, ma come dicevo parliamo di una società di migliaia di anni fa.
        Ho nominata questa società perchè nonostante fosse molto piccola è rimasta molto presenta nella cultura, e viene spesso citata anche oggi nel presente rispetto ad altre società anche più grandi che non vendono spesso citate.

  2. Penso anche che la gravidanza dovrebbe essere vista come una cosa normale, e le due cose importante sono la salute della mamma e del nascituro, a parte queste due cose non penso che esistano cose sconvenienti da fare per una donna incinta rispetto a una donna che non lo sia.
    Cioè se una donna fa sesso via webcam(premetto che io penso sempre che bisogna coprirsi il volto, uomo o donna che sia, ma questo è un altro discorso), non è perchè ora e incinta non deve farlo, anzi magari usare dei sex-toys in quella condizione può essere interessante per la donna, anche fare sesso in più di due non è vietato.
    E poi alla fine hai figli interessa il dopo, ovvero dopo che sono nati, cioè penso che nessuno se è stato cresciuto con amore, si preoccuperebbe perchè sua madre ha fatto una gangbang con suo padre e altri(per dire), e se parlassimo di una pornostar, semmai avrebbe problema col lavoro della madre, ma sarebbe irrilevante il fatto di aver girato film quando era incinta.
    Anche persone abbastanza aperte, alle volte vedono negativamente queste cose, che poi i bambini nascono col sesso, e se ripeto non c’è danno alla salute ne per la madre ne per nascituro, e se il padre è d’accordo(escludendo il discorso masturbazione che è personale ovviamente, parlo degli altri casi esposti) non vedo il problema.

    • Se la nostra società considerasse la sessualità come una cosa normale, anziché scrutarla con uno sguardo morboso e considerarla accettabile solo se resta nascosta nella sfera privata, non ci sarebbe niente di male in tutto quello che dici. Purtroppo però la sessualità può ancora essere usata come arma contro una donna e avere conseguenze nella sua vita, ad esempio se queste cose dovessero affiorare, una donna potrebbe venire licenziata anche se non c’entrano niente con il suo comportamento sul lavoro. E anche un figlio, o una figlia, potrebbero rimanere disgustati da queste cose se non sono stati educati in un ambiente aperto, se le reazioni delle persone intorno a loro li spingono a vergognarsene.

      • Questo è molto triste a mio avviso, anche perchè poi molte donne per esempio riscontrano un aumento della libido, durante la gravidanza. Alla fine quello che i medici dicono sono di, evitare il sesso orale(ricevuto) per le donne(in realtà sarebbe di non soffiare arie dentro la vagina, per essere precisi), e in caso di usare il preservativo anche se si fa sesso col padre, ma su questo punto è perchè lo sperma potrebbe far aumentare le contrazioni. Comunque su queste cose, basta parlarne col ginecologo, ma il punto e che non ci sono grossi impedimenti, poi per esempio leggevo di alcune donne che vivono male la gravidanza dal punto di vista sessuale, come se si sentono in colpa a masturbarsi ecc… perchè sono appunto incinta.
        Come discorso puramente ipotetico, io preferire che mia madre quando mi aspettava avesse avuto una felice vita sessuale, e non certo una triste, in modo che sia veramente una dolce attesa.

      • La nostra società rappresenta ancora la donna incinta e la madre di neonati come due esseri la cui sessualità si suppone venga messa in stand-by o sublimata nell’amore puro e devoto verso il bambino. Siamo ancora prigionieri di certi retaggi cattolici per cui la Madre è incontaminata dal sesso; e se non possiamo tutti nascere da una vergine, quantomeno che la donna si astenga dal sesso MENTRE sta diventando madre!

  3. Per cambiare questa cosa(che secondo me deve assolutamente cambiare), dobbiamo impegnarci tutti, solo cosi ci potrà essere un reale cambiamento.
    Trovo per esempio positivo, il fatto molte VIP, quando sono incinta posano anche senza veli, in alcuni casi rifacendosi anche a famosi dipinti(Beyonce che imita la venere per esempio), oppure i concorsi di bellezza con le donne incinta e bikini.
    Oppure le modelle incinta in passerella, magari con intimo e lingerie, come per esempio nell’ultima sfilata di Rihanna, questi sono tutti messaggi positivi.
    Poi è chiaro che devono essere sopratutto le madri, quando educano i figli e le figlie al rispetto, loro possono fare molto a mio avviso.

    • Non è facile scardinare questa mentalità, soprattutto perché allo stereotipo normativo sono abbinate credenze e superstizioni volte a rafforzarlo, tipo che l’attività sessuale faccia male al bambino o possa addirittura causare aborti spontanei (naturalmente non mi riferisco alla fine della gravidanza, quando il pancione è ormai così ingombrante da impedire a una donna di fare praticamente qualsiasi cosa). Naturalmente, non è difficile intuire che questi miti popolari sono nati dal bisogno di controllare i comportamenti delle donne attraverso la paura…

      • Paura e disprezzo, per esempio quando una donna ha avuto molti partner, oltre hai vari insulti, di cui abbiamo già discusso in passato, ho sentito anche la definizione, lanciare un salame nel corridoio.
        Non ne capisco il senso, come se fare sesso, con molti partner, poi si “sformasse” …cose senza senso.
        Oltretutto per esempio, se una donna fa sesso con un superdotato, o usa dei giocattoli, in forma XXL, per certi versi si potrebbe usare il termine, parto al contrario, ma non viene usato, perchè appunto si vuole staccare il discorso “incinta” col discorso sesso, a mio avviso.
        Che poi qualcuno dovrebbe spiegare, hai vari maschilisti, ignoranti, che poi la vulva, ritorna sempre allo stato originale, pensiamo solo alle donne, che hanno avuto più parti naturali per esempio.

      • Ma questi discorsi sulla “deformazione” della vulva sono fatti per associare a una “depravazione” morale (fare sesso con tante persone) una decadenza fisica. Hanno la stessa matrice culturale del discorso sul fatto che la masturbazione rende ciechi, esistono per gettare vergogna insinuando che il comportamento “vergognoso” resti impresso nel corpo di chi lo compie come un marchio.

  4. Lady in effetti non avevo pensato a questo paragone, ma hai perfettamente ragione, che poi se mi permetti una battuta, esistono sexy toys di taglia XXL, chiarimenti non “umani”, alcuni esotici a forma di drago, o fatti sulle misure di un membro di un cavallo.
    Ma sono nulla rispetto a un parto naturale ovviamente.

    • Non so se tu leggi in inglese, ma su Reddit ci sono intere sezioni (subreddit) come r/nothowgirlswork (dedicata a raccogliere screen di post su come le donne “dovrebbero” funzionare) e r/badfemaleanatomy (simile, ma più specificamente dedicato a concezioni sbagliate e assurde del funzionamento del corpo femminile). Ci sono persone che pensano che le donne non possano provare orgasmi, altre che ritengono che il sangue mestruale possa essere donato come quello venoso…

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