Risparmiare e vivere in modo più sostenibile: i miei piccoli passi

Nel corso dell’ultimo anno, dopo essermi laureata in Sociologia, ho avuto l’opportunità di ricevere una borsa di ricerca e quindi di avere un piccolo, ma significativo, reddito personale superiore alle poche centinaia di euro dei lavoretti occasionali con i quali, negli anni scorsi, mi sono pagata le vacanze e qualche piccolo sfizio personale. Avere a disposizione più soldi significa anche, per me, pensare alle mie responsabilità come consumatrice e spenderli in modo consapevole e attento, sia dal punto di vista della sostenibilità dei miei consumi, sia dal punto di vista del risparmio. Ovviamente, il fatto che io non abbia delle entrate costanti nel tempo implica che la mia priorità sia risparmiare per il futuro, ma risparmiare non è solo una questione di non spendere, ma anche di spendere in modo ragionato. Vi propongo perciò una lista di piccole scelte in grado di produrre cambiamenti positivi sia per l’ambiente che per il portafogli, che sono alla portata di tutti. So che i grandi problemi ambientali che stiamo vivendo a livello planetario richiedono soluzioni ben più drastiche e su larga scala rispetto al cambio delle abitudini dei singoli consumatori, ma una cosa non esclude l’altra.

  1. Comprare meno libri cartacei
    Io sono una di quelle persone che per studiare ha bisogno di avere un libro cartaceo e un evidenziatore (rigorosamente giallo) per riuscire a concentrarsi sul testo, e questo significa che ho comprato in dead tree edition (edizione libro morto, un’espressione americana per definire il cartaceo) tutti i miei libri universitari. Ma la grande quantità di materiale in pdf fornita dai professori, fra slide, riassunti e articoli accademici, mi ha spinta a comprare un Kindle, perché leggerli sullo schermo del computer mi faceva bruciare gli occhi. Da allora ho iniziato a comprare parecchi libri in ebook, e mi sono trovata splendidamente. La mia regola è di acquistare un libro solo se so che mi piacerà o per supportare l’autore/autrice, con qualche eccezione per le offerte lampo. Anche i libri che mi è stato richiesto di leggere per la ricerca li ho acquistati in edizione Kindle, il che ha reso molto più semplice andare alle riunioni con tutto il materiale accessibile. Un altro vantaggio è la facilità di trovare libri che non sono stati tradotti in italiano e forse non lo saranno mai. Ad esempio, mi sono innamorata dei gialli dell’autore giapponese Keigo Higashino dopo averne trovato uno in un punto di bookcrossing alla mia stazione ferroviaria, e grazie al mio sistema bibliotecario sono riuscita a leggere tutti quelli che sono arrivati in Italia, ma gli altri li sto comprando in inglese su Amazon.
    E, parlando di sistema bibliotecario, la biblioteca del mio paese è parte di una rete nata dalla fusione di due reti territoriali confinanti, quella del Vimercatese e quella di Milano Est. La fusione ha portato a un catalogo complessivo di più di un milione di titoli, perciò ho una quasi certezza di poter trovare tutto quello che voglio leggere. Ricorro alla biblioteca per quasi tutta la narrativa, libri che so che leggerò una volta ma che non ho interesse a tenere, per i saggi più vecchi che non hanno mai ottenuto un’edizione digitale e per quelli sulla cui utilità sono in dubbio, il che significa per praticamente tutto quello che leggo nel tempo libero.
    Un’eccezione sono le offerte della sezione outlet di ibs.it, dove scavando un po’ si possono trovare titoli non nuovissimi scontati del 65% o del 70%: si tratta di libri il cui prezzo viene abbattuto nella speranza di venderli prima che siano ritirati dal mercato, fra cui ho trovato anche parecchia saggistica di spessore. Il lato negativo è dover passare ore a sfogliare letteralmente migliaia di titoli, ma può valere la pena perdere un pomeriggio noioso per trovare libri che possono dare grandi soddisfazioni.
  2. Andare alla casetta dell’acqua
    Il comune in cui abito ha installato, ormai un paio d’anni fa, un distributore di acqua microfiltrata, disponibile sia naturale che frizzante a 0,05€/litro, e per incentivare i cittadini a usarlo ha regalato una tessera con un credito di due euro per ogni cittadino residente, il che significa che la mia famiglia ne ha avute tre. Questo significa 120 lt di acqua gratis, con l’unico “inconveniente” di doversi recare al distributore con delle bottiglie da riempire. Mi sono assunta io l’incarico nel corso dell’estate, zaino in spalla, approfittando del fatto di lavorare da casa, e con i miei abbiamo acquistato un certo numero di bibite in bottiglie di vetro per poterle riutilizzare, arrivando progressivamente a un “parco” di sei bottiglie di vetro e due borracce di alluminio, che ovviamente continueremo a usare anche quando le tessere saranno esaurite. Fuori dall’università, a Milano, c’è un distributore simile, gratuito, che funziona con la tessera sanitaria e ha un limite di sei litri a tessera al giorno, ed è frequente vedere i muratori dei cantieri vicini venire a rifornirsi con fardelli interi di bottiglie. Aumentando le possibilità di fruire di una risorsa già esistente, l’acqua degli acquedotti comunali, le casette dell’acqua consentono ai cittadini di risparmiare e di consumare meno plastica, favorendo l’adozione di uno stile di vita sostenibile grazie alla comodità.
  3. Comprare un lunch box e una borraccia in alluminio
    Le tradizionali schiscette sono tornate di moda e hanno acquisito un nome inglese, ma la vera domanda è: perché mai portarsi il pranzo da casa è diventato impopolare? Non ha alcun senso, in effetti, e la ritrovata popolarità delle bento box (per i fan del Giappone), significa che anche le persone per cui portarsi il cibo da casa poteva essere imbarazzante – io sono stata fra queste, prima di rendermi conto del perché lo trovassi imbarazzante – possono sfoggiare una scatola in plastica rigida, lavabile e riscaldabile al microonde. La mia università, fra l’altro, mette a disposizione degli studenti dei forni a microonde nelle aree studio. Prevedo che andare alla mensa scolastica o prendere dello street food nei negozietti attorno all’università diventerà per me un’eccezione, piuttosto che la regola, durante la specialistica, e credo che cercherò di annotare il risparmio derivante dal rinunciare a mangiare fuori. Insieme alla borraccia in alluminio, mi permetteranno di rinunciare completamente alle confezioni usa e getta di plastica o di carta, fosse anche solo il sacchettino in cui è avvolta una piadina.
  4. Riutilizzare la carta per appunti
    Mio fratello ha finito le superiori quest’anno, il che significa che ha buttato via tutti i suoi vecchi quaderni. Abbiamo organizzato una giornata di pulizia e decluttering (una parola che significa letteralmente ‘sgombrare’, ma ha assunto il significato di ‘buttare via le cose che ingombrano la nostra vita’, quindi un riferimento più specifico a quegli oggetti che teniamo senza che ci servano o ci piacciano veramente) e abbiamo strappato e conservato tutte le pagine che avevano almeno una facciata bianca, che diventeranno fogli per appunti. Lo stesso vale per tutti i volantini che l’associazione di volontariato di cui sono parte stampa o riceve, volantini che diventano inutili quando gli eventi che pubblicizzano sono passati. Mia madre sta tutt’ora annotando le liste della spesa sui volantini di un festival musicale locale del 2017. Purtroppo, quando si stampa è facilissimo restare intrappolati nelle economie di scala, per cui il costo della stampa per unità diminuisce in modo significativo all’aumentare della tiratura, ed è frequente che si stampino ben più volantini di quelli che basterebbero. La carta, inoltre, è una risorsa che costa davvero pochissimo, un costo che non rispecchia il suo reale valore, che dovrebbe includere le esternalità positive che gli alberi rappresentano per il pianeta, cioè il beneficio per la collettività della loro produzione di ossigeno, del loro effetto di mitigare la temperatura, del ruolo di “trappole di anidride carbonica” che viene invece liberata quando vengono bruciati. Riciclare la carta è sicuramente cruciale, ma consumarne di meno lo è altrettanto. Oltre ai fogli sparsi per appunti, i pezzi di quaderno inutilizzati – ad esempio, quando solo poche pagine sono state scritte e il resto del quaderno è vuoto e ancora fermato dai punti, quindi non si tratta di fogli volanti – diventeranno i miei quaderni per la specialistica. Perfino la mia agenda è un diario di mio fratello su cui lui aveva scritto praticamente solo durante il mese di settembre! Quando ci si sofferma a pensare a quanta carta inutilizzata circola attorno a noi, diventa impossibile non notarla. Impossibile.

Questi sono solo gli esempi più significativi del mio tentativo di vivere in modo più ecosostenibile e più saggio dal punto di vista finanziario, rinunciando a piccole spese (cibo, quaderni, libri, acqua in bottiglia) per il semplice fatto che esistono alternative praticabili con poco sforzo in più. Non mi illudo che queste alternative facciano la differenza da sole, e so bene che sono il prodotto di opportunità messe a disposizione dalle circostanze in cui vivo e quindi non accessibili a tutti allo stesso modo. Tuttavia, spero che possano essere un utile stimolo anche per riflettere sulle opportunità che ognuno ha a disposizione nel proprio contesto per fare dei piccoli cambiamenti che, anche se non in modo evidente, riverbereranno in modo positivo attorno a noi. Un motto valido in ogni circostanza per riflettere sul proprio impatto come consumatori è: Buy less, Choose well, Make it last, ovvero compra di meno, scegli con attenzione, fai durare i prodotti che compri. Credo che, in modo diverso per ognuno di noi, queste strategie siano accessibili a tutti e possano aiutarci a ridefinire il nostro approccio verso il consumo.

21 pensieri su “Risparmiare e vivere in modo più sostenibile: i miei piccoli passi

  1. Ognuno di noi deve cercare di fare qualcosa per abbattere il suo impatto ambientale, dato che questa cosa no riguarda solo i governi, dato che essi possono fare fino a un certo punto, poi tocca che siano anche i cittadini a contribuire a questa causa.
    Pensavo che la giovane Greta, ha l’eta che tu avevi quando hai aperto questo blog nel “lontano” 2012, 7 anni fa.

    • Greta ha una forza e una tensione incredibili. E’ una ragazza coraggiosa, e le hanno gettato addosso una quantità assurda di odio e disprezzo. Si può essere in disaccordo con lei, ma bisognerebbe ricordare che per una ragazza così giovane prendere la parola sulla scena pubblica mondiale non è una cosa da poco ma un atto che merita rispetto come base per il confronto. In modo particolare perché parliamo di una persona a cui la responsabilità di parlare a nome dei giovani è stata data all’improvviso.

  2. Se i potenti dessero ascolti agli scienziati, non sarebbe servita Greta, la questione è molto semplice, ormai è conclamato che il riscaldamento globale esiste, ed è quasi completamente colpa delle attività umane, questo non può essere negato.
    La questione su cui controbattere, anche duramente, e su cosa fare per mitigare l’impatto ambientale, considerando vari fattori, come l’aumento della popolazione e dell’aumento del tenore di vita nei paesi poveri del mondo.
    Quindi Greta non c’entra, semmai ora dovrebbe concentrarsi dai potenti alle persone comuni, cioè prendersela con Trump e Bolsonaro è giusto, ma se poi la gente non diminuisce il consumo di carne, e va in giro con pick-up da 3 tonnelate con motori V8 da 8 litri di cilindrata, non abbiamo fatto niente, questa cosa riguarda tutti gli esseri umani, non solo i potenti.
    Comunque per una ragazzina di 16, affetta dalla sua sindrome, riuscire a battagliere con Donald Trump, non è affatto una cosa da poco, e anche il presidente di una nazione come la Francia, deve rispondere a lei.

    https://www.huffingtonpost.it/entry/greta-cambia-la-biografia-twitter-con-le-parole-di-trump-una-giovane-donna-felice_it_5d8b4613e4b01c02ca617acc

    • I potenti hanno responsabilità sulla scala macro, le persone comuni sulla scala micro. Le due cose devono andare nella stessa direzione, altrimenti ogni sforzo è inutile.

    • Non so come siamo arrivati, come società, a questo bisogno di aggredire sul piano personale invece che discutere sul piano degli argomenti. Dovremmo tornare a quello che Lorella Zanardo già anni fa chiamava “ecologia dell’informazione”, cioè ripulirla da tutto l’odio che inquina i dibattiti e che è al contempo inutile e tossico.

      • La cosa grave e che pure un azienda petrolifera, quindi non parliamo di haters o troll, ha fatto degli adesivi offensivi su Greta, dove si vede una donna con le trecce, che ha un rapporto sessuale(non si capisce se sia consenziente o no)

        https://www.lastampa.it/esteri/2020/03/02/news/clima-adesivi-con-greta-stuprata-bufera-su-azienda-canadese-1.38542181

        Se vogliono contestare Greta, questo è sicuramente il metodo sbagliato, che non fa che solidarizzare con Greta(giustamente).
        Comunque il virus sta portando un abbassamento dell’inquinamento, ma è solo temporaneo, e non è certo un abbassamento fatto in modo sano, senza considerare il tributo umano ed economico.

      • Ho visto la vicenda degli sticker di Greta. L’immagine esprime violenza in modo incontestabile: sia che l’avversaria “politica” ceda al sesso in modo “consensuale” sia che venga aggredita, il punto dell’adesivo è esprimere una sottomissione sessuale che diventa una sottomissione appunto politica. Spostare il dibattito dal piano delle idee, mantenendo il civile rispetto per l’avversario, al piano dello “schiacciare” qualcuno, che sia attraverso il sesso o l’umiliazione, è disgustoso e indegno.
        La riduzione dell’inquinamento per via della pandemia non è qualcosa di auspicabile, ma visto che sta succedendo, consideriamolo un piccolo effetto collaterale positivo, e magari cerchiamo di diventare consapevoli di dove il nostro stile di vita potrebbe diventare più sostenibile senza drastici sacrifici, ma con un po’ più di impegno da parte di tutti. Perché le nostre rinunce di adesso per me devono avere un valore e non tradursi in eccessi quando tutto sarà finito, come se non fosse successo niente.

  3. Sicuramente è giusto discutere civilmente, e sconfiggere l’avversario dimostrando la debolezza delle sue idee, e la forza delle idee che si porta, non certo combatterlo in questo modo, in modo personale, un contro è se quella persone si comporta in modo ipocrita e farglielo notare, ma qui parliamo solo di insulti punto e basta.
    Inizialmente un aumento dei consumi è auspicabile, dato che il nostro PIL potrebbe scendere anche del 11%, ricordandoci che il nostro PIL attuale quindi prima di questa emergenza, e sotto a quello che avevo nel 2008, ora considerando il passato, non vorrei che anche il PIL del 2019 diventi per l’Italia un ricordo lontano, parliamo di parecchie centinaia di miliardi di PIL, tutti i paesi tranne forse la Grecia, sono riusciti a superare il loro PIL che avevano prima della crisi del 2008, persino la Spagna, noi no.

    • In Italia abbiamo il problema strutturale di non investire in politiche per la riduzione delle disuguaglianze nello sviluppo fra Nord e Sud – non prenderla come un’offesa, perché io desidero ardentemente che il Sud tiri fuori tutto il suo potenziale grazie allo sviluppo di infrastrutture, imprese e servizi, e non voglio altro che vederlo fiorire – e nella creazione di opportunità per le nuove generazioni. Sono molto critica nei confronti di “Quota 100” e del reddito di cittadinanza perché sono fondi ingenti che non creano un circolo virtuoso di sviluppo, ma iniettano soldi nella conservazione dello status quo. Il PIL non può essere sostenuto solo dai consumi, bisogna creare le condizioni perché non ci sia una spirale di impoverimento generazionale, e orientare gli investimenti in una direzione sostenibile per l’ambiente – che poi la sostenibilità ambientale è direttamente collegata alla qualità della vita e al benessere sociale, non è una cosa che ci obbliga a scegliere in modo escludente. Se hai tempo, ti consiglio tantissimo il video “In Italia la crisi la hanno pagata giovani e bambini?” di Breaking Italy. Risale ormai a 5 mesi fa, ma pone in luce un problema strutturale che la crisi da Covid-19 di certo non migliorerà.

  4. No tranquilla, non mi sono offeso(perchè avrei dovuto del resto?), sicuramente il sud cosi com’è non penso piaccia a qualcuno, di certo non alla maggioranza delle persone che ci vivono, compreso il sottoscritto.
    Per quanto riguarda “Quota 100” esso cosi come gli “80 euro”, e tanti altri provvedimenti, sono fatti per ottenere in modo facile del consenso, ma poi la cosa finisca la, dato che questa misura serve per fare andare in pensione, persone che lavorano e che sono prossime a questo traguardo, poi non l’hanno utilizzata in molti, dato che molti hanno preferito lavorare qualche anno in più, piuttosto che perdere dei soldi, per tutto il tempo della pensione, ed era anche ovvio che era impossibile che per uno che andava in pensione, entravano nel mondo del lavoro 3 persone, al massimo il contrario.
    Per quanto riguarda il famoso e tanto discusso redditto di cittadinanza, premesso che viene erogato anche al Nord con numeri abbastanza rilevanti anche li, in se l’idea di avere un minimo di welfare nel nostro paese non penso sia stata una cattiva idea, ma bisogna discernere il welfare, dagli aiuti per favorire l’occupazione sono due cose diverse.
    Poi c’è anche un altra cosa da considerare, io piuttosto che dare dei soldi alle persone in difficoltà, sarei stato più che altro per aiuti di altro tipo, come buoni pasto, contribuiti per l’affitto, aiuti per le bollette, tagli fiscali, e bonus per l’acquisto di alcuni oggetti e servizi, sarebbe lo stato che ti aiuta un poco per le spese, non ti da i soldi punto e basta.
    Sono d’accordo pure io che il PIL aumenta, se aumenta la produzione industriale, la produzione di servizi, e l’occupazione, infatti il welfare si fa con la ricchezza, ma per distribuire quest’ultima si deve prima produrre.
    Ovviamente io sono per considerare l’ambiente ci mancherebbe, quello che voglio dire e che, dopo che questa pandemia sarà terminata, piano piano, il mondo ritornerà a crescere, sia economicamente sia al livello demografico, se ipotizziamo un arco temporale da qui a 50/100 anni, il numero di esseri umani che abiteranno la Terra aumenterà probabilmente di molti miliardi, e dovrebbero aumentare, il numero di persone con accesso ad acqua potabile,gas,luce elettrica ed anche a internet.
    Se questo da una parte è sicuramente molto positivo, sia per il benessere di queste persone, e quindi per una probabile diminuzione della povertà, e anche per il discorso economico, da un altra parte questo sarà molto impattante per quanto riguarda l’ambiente, certo sicuramente le nuove tecnologie possono diminuire questo impatto ambientale ma non azzerarlo, sarò chiaro, non credo che sia possibile un mondo a zero emissioni, da qui al 2050, forse da qui al 2100, magari si, ma dubito prima.
    Oltre tutto, se volgiamo proteggere l’ambiente perchè non vogliamo che l’umanità si estingua, be allora in futuro dovremmo prima o poi pensare a sviluppare l’energia nucleare, sia quella di fusione che quella di fusione, sia per un discorso di energia senza emissioni, sia per poterci sviluppare nello spazio, perchè parliamoci chiaramente, da qui a 300.000 anni, ovvero il tempo da quando esistiamo noi umani su questo pianeta, ci saranno catastrofi naturali di dimensioni spaventose, totalmente naturali, che potrebbero decimare il genere umano, solo e solamente lo sviluppo della tecnologia, e l’espansione del genere umano nello spazio, può attenuare gli effetti di questi eventi devastanti, e metaforicamente, regalare all’umanità l’immortalità, a differenza di una sicura estinzione, come tutte le specie animali.

    • Hai fatto un intervento lungo, quindi mi limito a pochi punti sintetici. Non ho mai voluto dire che il Reddito di Cittadinanza sia una cosa che riguarda solo le persone del Sud, assolutamente! Adesso che si parla di mandare a lavorare nei campi o come badanti/colf i percettori del Reddito, sono amareggiata e disgustata: si confonde una misura di welfare con una specie di credito morale da parte dello Stato, del tipo “e visto che ti abbiamo dato questo, ora che c’è bisogno devi lavorare”. Se si fosse voluto far funzionare il programma del Reddito di Cittadinanza come una specie di Servizio Civile, si sarebbe dovuto organizzare in quel modo fin dall’inizio. Si è scelta questa strada, dicendo che nel mentre si sarebbe reso più capillare ed efficiente il sistema dei centri per l’impiego: non penso sia la strada migliore, ma non penso neanche che lo Stato ora possa porsi in una posizione di superiorità morale, perché nel momento in cui offri aiuto a qualcuno a certe condizioni, non puoi cambiare le condizioni a cose già iniziate. Non puoi neanche buttare lì certe affermazioni, perché il sottotesto che le persone che ricevono il Reddito debbano essere obbligate a rendersi utili è svilente della loro dignità, ed è chiaramente volto a guadagnare consensi fra chi ha lo stereotipo della persona che riceve il Reddito come una persona pigra e inutile. Un discorso che mi fa profondamente arrabbiare, perché mi ricorda la retorica razzista (e falsa!) dei conservatori americani sulle “welfare queens” che vivono di sussidi invece di lavorare.
      Prima o poi un articolo sulla demografia lo scrivo, visto che sto preparando un esame di statistica demografica e ho tanta carne al fuoco (sarà anche un modo di ripassare), così possiamo riprendere il discorso sviluppo-risorse-ambiente e ampliarlo.

      • Vediamo cosa succede adesso, dato che il governo sembra abbia trovato un accordo per quanto riguarda la regolarizzazione temporanea dei migranti, bizzarro comunque tutte queste indecisioni, per un governo che dovrebbe essere, o che comunque ha molti elementi di sinistra, considerando che molte sanatorie sono state fatte dalle destre, con numeri molto alti, e poi tanti anni fa,capisco la propaganda, ma la politica è fatta di scelta e di ideologie, non solo di sondaggi e popolarità, del resto se fosse per questo non si sarebbe mai fatto internet o i satelliti, perchè probabilmente l’opinione pubblica inizialmente avrebbe pensato che fossero uno spreco di soldi.

      • Quanto hai ragione! La politica deve essere lungimirante, e saper mediare fra le esigenze dell’oggi e una visione per il domani. Se si asseconda solo l’oggi, si perde di vista il quadro complessivo, e soprattutto si diventa vulnerabili perché si sacrifica la propria visione del futuro per seguire le minime fluttuazioni dell’opinione pubblica, che oggi con Internet è molto più mutevole di un tempo.

  5. Ciao, mi è piaciuta molto una frase che detto Obama in questi giorni, riferendosi a come sta reagendo il governo USA alla pandemia, criticando Trump, ma senza citarlo, “La pandemia ha dimostrato più di ogni altra cosa che alcuni di quelli che sono al comando non sanno cosa stanno facendo. E molti non fingono neppure di essere al comando” “Fai quello che pensi sia giusto. Fare ciò che è bello, ciò che è conveniente, ciò che è facile. Ecco come pensano i bambini piccoli. Sfortunatamente, molti cosiddetti adulti, anche con alcuni titoli fantasiosi e lavori importanti, la pensano ancora così. Ecco perché le cose vanno così male”.
    Sul discorso migranti, l’ultima sanatoria è stata fatta nel 2009, ovvero 11 anni fa, quindi è chiaro che anche volendo espellere gli irregolari, questo non è possibile, e allora penso che la regolarizzazione sia la cosa migliore, rispetto ad avere decine o peggio centinaia di migliaia di invisibili, la cui possibilità che vengono sfruttati o peggio assoldati dalla criminalità è molto alta, quindi la vedo come la migliore soluzione, quella di più buon senso.

    • Anch’io vedo la regolarizzazione dei migranti come la soluzione più di buon senso, perché comunque l’alternativa sarebbe rintracciare i clandestini, gli invisibili come hai detto tu, uno a uno, processarli uno a uno, ed espellerli uno a uno. Anche ammettendo che sia praticabile, sarebbe la scelta migliore?
      Il discorso di Obama mi ricorda il discorso di Albus Silente (che traduco dall’inglese, dato che non ho l’edizione italiana sottomano) al termine di Harry Potter e il Calice di Fuoco: “Ricordate, se verrà il tempo in cui dovrete compiere una scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile, ricordate cosa è accaduto a un ragazzo che era buono, gentile e coraggioso, perché si è trovato per caso sul cammino di Lord Voldemort. Ricordate Cedric Diggory”. Cedric rappresenta la vittima innocente delle circostanze, la cui morte è il puro frutto del caso, e proprio per questo è tragica e ingiusta. Quante persone sono Cedric Diggory di fronte all’incapacità di Trump di gestire in modo responsabile, autorevole e coraggioso la pandemia? E non parlo solo dei morti per il virus, ma anche della maggiore esposizione al rischio di coloro che non hanno una rete di sicurezza abbastanza ampia su cui contare, perché i programmi di assistenza (penso ai famosi food stamps) sono insufficienti in questo momento in cui i prezzi dei generi alimentari aumentano e le donazioni alle mense dei poveri diminuiscono perché anche i supermercati hanno meno eccedenze.
      In questo momento senza precedenti nella storia – dato che l’ultima grande pandemia che ha colpito l’Occidente è avvenuta prima della creazione del Welfare State – è chiaro che pensare con vecchi criteri e non mettere in atto tutte le misure possibili è un atto irresponsabile e contrario a ogni etica.

  6. Ciao, per quanto riguarda il discorso immigrazione, io penso che se gestita bene, potrebbe essere una risorsa molto importante per l’italia e per l’UE, premesso sempre che parliamo di persone.
    Noi sappiamo che sentendo quello che ci dicono gli esperti, la popolazione europea col tempo diminuirà, mentre quella dei paesi in via di sviluppo, sopratutto quelli africani aumenterà considerevolmente, e anche lo sviluppo dei paesi africani, penso che sia inevitabile, che molti africani cercheranno di raggiungere il vecchio continente, e qualsiasi cosa si farà, potrà solo diminuire leggermente il fenomeno, ma di certo non fermarlo del tutto.
    Oltre per il discorso demografico, e quindi il relativo discorso delle pensioni, dobbiamo pensare che molti europei, volendosi appunto( e giustamente) laureare, mi sembra normale che certi lavori preferiscano non farli, senno perchè hanno studiato, spendendo soldi e denaro, senno non l’avrebbero fatto, mi sembra altrettanto normale che questi lavori li facciano gli stranieri.
    Alla fine non vedo nulla di male, in un Italia e in un europa, multirazziale e multiculturale, alla fine gli USA, nazione a cui ci ispiriamo, e questo vale sia per gli europeisti che no, e proprio l’emblema di una nazione multi-etnica e multiculturale.
    Qui facendo notare solo un ultima cosa, la stragrande maggioranza dei profughi, con i relativi campi profughi, sono in paesi poveri o in via di sviluppo, non certo nei paesi avanzati, quindi tutto il peso e sulle organizzazioni umanitarie e su questi paesi, quindi magari se i paesi avanzati si vogliono lamentare, prima dovrebbero fare qualcosa, senza considerare che spesso hanno qualche colpa per le crisi che spingono le persone a migrare.

    • Grazie per questo bellissimo commento, e scusa se ti rispondo così tardi. L’appello di esami di giugno incombe su di me, e ho sempre meno tempo. Poiché uno degli esami che ho da dare è statistica demografica, per gli ultimi tre mesi sono stata immersa in questioni che riguardano proprio l’invecchiamento della popolazione e altri fenomeni legati alla dimensione delle popolazioni (ad esempio, la questione dei tassi di natalità, legati alle scelte e alle possibilità delle donne). Spero di riuscire, una volta finito l’esame e la serie di post sul lavoro di Stuart Hall, a dedicare un po’ di post a queste questioni, che sono cruciali anche per le prospettive future dell’Italia in relazione non solo all’immigrazione, ma anche al welfare e all’occupazione.

      • Ciao, perfetto e non ti preoccupare, lo capisco, allora aspetterò molto curiosamente questo articolo 😉 .

      • Appena terminato l’orale di statistica demografica, pubblicherò un piccolo lavoro che ho fatto per quell’esame, che prende in considerazione l’evoluzione del numero medio di figli per donna nelle varie zone del mondo e i pattern nell’utilizzo dei contraccettivi, con particolare focus sull’Africa sub-sahariana. Spero che lo troverai interessante, per me è stato stimolante potermi immergere nei dati e approfondire questo argomento.

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