Representation: Cultural Representations and Signifying Practices, di Stuart Hall (parte 1)

Come sto passando i miei giorni di quarantena? Principalmente, studio. Con le lezioni videoregistrate, dall’inizio del semestre, che è arrivato quando già in Lombardia le misure di quarantena erano attive; con ogni probabilità, le lezioni dell’intero semestre si svolgeranno in questa modalità, e ancora non ci sono informazioni sulle modalità in cui si svolgeranno gli esami a giugno. Ma mi ritengo fortunata: posso continuare con il mio percorso in modo più o meno regolare e posso trascorrere le mie giornate chiusa in casa avendo una routine di studio che mi dà ordine e stabilità. Il mio pensiero di solidarietà va a tutti coloro che invece sono in difficoltà, coloro per cui la quarantena ha un impatto psicologico e fisico pesante, a coloro che sono “in prima linea” a fornirci i servizi essenziali, camioniste/i e corrieri su autostrade deserte, commesse/i e magazziniere/i, il personale sanitario e quello di strutture come le case di riposo, gli operatori e le operatrici dei servizi di raccolta rifiuti, e tutti coloro che mantengono l’infrastruttura digitale su cui stiamo facendo così tanto affidamento, sia dal lato informatico che da quello materiale. La mia normalità dipende dall’impegno di altri.

Oltre a studiare, ho ripreso a lavorare su Wikiquote, perché non ho smesso di credere nell’importanza di progetti basati sulla condivisione libera della conoscenza e ora che ho un po’ più di tempo sono orgogliosa di contribuire, nel mio piccolo. E poi c’è l’intersezione fra le due cose, lo studio e la diffusione della conoscenza, che cerco di portare avanti anche in questo blog, divulgando opere che mi hanno colpita particolarmente per la loro profondità e complessità. Ne ho incontrata una proprio in questo semestre: si tratta di Representation: Cultural Representations and Signifying Practices, a cura di Stuart Hall, un volume pubblicato nel 1997. Uno dei miei professori, Gianmarco Navarini, ha accennato al fatto di voler tradurre o essere impegnato a tradurre questo libro in italiano, per cui spero in futuro di poter aggiornare questa serie di post che mi accingo a scrivere con un link all’edizione italiana, ma nel frattempo dovrete accontentarvi delle mie traduzioni commentate dei passi significativi, seguendo lo stesso metodo di lavoro che ho adottato per “Il dominio maschile” di Pierre Bourdieu“Medioevo maschio” di Georges Duby. Perché questo libro? Perché una prospettiva che influenza il mio approccio alle questioni di genere e il mio sguardo sul mondo è quella del costruzionismo sociale, e credo che questo libro mi dia l’occasione di spiegare questo paradigma teorico e come si riflette su ciò che penso, incluso il mio modo di essere femminista. E anche perché scrivere è per me un modo di riordinare le idee e “assorbire” un’opera densa e complessa, che merita uno sforzo di approfondimento. Cominciamo!

Nell’introduzione, Stuart Hall definisce la rappresentazione come “una delle pratiche centrali che producono la cultura e un momento chiave nel ‘circuito della cultura’”, laddove la cultura è intesa come un insieme di significati condivisi. Hall scrive: “Il linguaggio è il medium privilegiato attraverso cui ‘diamo senso’ alle cose, con cui il significato è prodotto e scambiato. I significati possono essere condivisi solo attraverso il nostro comune accesso al linguaggio. Quindi il linguaggio è centrale per il significato e per la cultura, ed è sempre stato considerato come il deposito chiave di valori e significati culturali”. Per capire come il linguaggio costruisce significati e regge il dialogo fra partecipanti a una stessa cultura che permette loro di costruire una cultura fatta di comprensione condivisa e quindi di interpretazioni del mondo simili, partiamo dal fatto che il linguaggio “opera come un sistema rappresentazionale”, in cui usiamo segni e simboli per rappresentare alle altre persone i nostri concetti, le nostre idee, i nostri sentimenti. In questo senso “il linguaggio è uno dei ‘media’ attraverso cui pensieri, idee e sentimenti sono rappresentati in una cultura. La rappresentazione attraverso il linguaggio è quindi centrale nei processi attraverso cui il significato è prodotto”.

Il primo concetto che è necessario definire è quello di cultura: essa è l’insieme degli aspetti distintivi del modo di vivere di un popolo, o di una comunità, o di una nazione, o di un gruppo sociale, ma anche dei valori condivisi dalle persone che appartengono a questi tipi di gruppi. Il concetto di significato è cruciale nel definire la cultura, perché essa non è un insieme di oggetti ma è un processo, un set di pratiche. “La cultura riguarda la produzione e lo scambio dei significati – il ‘dare e prendere’ significato – tra i membri di una società o di un gruppo. Dire che due persone appartengono alla stessa cultura è dire che interpretano il mondo in modi più o meno uguali e che possono esprimere sé stessi, i loro pensieri e i loro sentimenti riguardo al mondo, in modi che entrambi capiscono. Quindi la cultura poggia sul fatto che i suoi partecipanti interpretino in modi che contengono significato quello che accade intorno a loro e ‘diano senso’ al mondo in modi simili”, afferma Stuart Hall. Naturalmente, in ogni cultura ogni argomento è circondato da una grande diversità di significati ed esiste più di un modo di interpretarlo e di rappresentarlo, e la cultura riguarda anche sentimenti, emozioni e affetti, non solo idee e concetti. E non solo: “i significati culturali non sono solo ‘nella nostra testa’. Essi organizzano e regolano le pratiche sociali, influenzano il nostro comportamento e di conseguenza hanno effetti reali, concreti”. Questa concezione della cultura implica inoltre che sono gli individui a conferire significato ad altre persone, oggetti ed eventi, che non hanno alcun significato intrinseco, unico e immutabile. “È attraverso il nostro uso delle cose, e ciò che diciamo, pensiamo e sentiamo su di esse – cioè come le rappresentiamo – che conferiamo loro un significato. In parte, diamo a oggetti, persone ed eventi un significato attraverso i framework interpretativi che portiamo quando ci accostiamo loro. In parte, gli diamo significato attraverso i modi in cui li utilizziamo, o li integriamo nelle nostre pratiche quotidiane”, secondo Stuart Hall, che prosegue: “diamo significato alle cose attraverso i modi con cui le rappresentiamo – le parole che usiamo per descriverle, le emozioni che associamo loro, i modi in cui le classifichiamo e concettualizziamo, i valori che attribuiamo loro. La cultura […] è coinvolta in tutte quelle pratiche […] che portano con sé significato e valore per noi, che devono essere interpretate dagli altri in modi che contengono significato, o che dipendono dall’attribuzione di significato per funzionare in modo efficace. La cultura, in questo senso, permea la società nel suo insieme. Essa è ciò che distingue l’elemento ‘umano’ della vita sociale da ciò che è guidato dalla biologia. Il suo studio sottolinea il ruolo cruciale della sfera simbolica nel cuore della vita sociale”.

Il concetto di ‘circuito della cultura’ ci dice che i significati sono prodotti in siti differenti e messi in circolazione attraverso processi e pratiche differenti. “Il significato è ciò che ci dà un senso della nostra stessa identità, di chi siamo e a cosa apparteniamo – e quindi è legato a questioni su come la cultura è usata per delimitare e mantenere l’identità all’interno dei gruppi e la differenza fra i gruppi […]. Il significato è prodotto costantemente e scambiato in ogni interazione sociale e personale a cui prendiamo parte. […] È anche prodotto in una grande varietà di media diversi […] che mettono in circolo i significati tra culture differenti su una scala e con una velocità fin qui sconosciute nella storia […]. Il significato è anche prodotto ogniqualvolta ci esprimiamo attraverso, utilizziamo, consumiamo o ci appropriamo di oggetti culturali; ovvero, quando li incorporiamo in modi diversi nei rituali e nelle pratiche della vita quotidiana e in questo modo diamo loro valore o rilevanza. O quando tessiamo narrative, storie – e fantasie – attorno a essi […]. I significati inoltre regolano e organizzano il nostro comportamento e le nostre pratiche – aiutano a definire regole, norme e convenzioni attraverso cui la vita sociale è ordinata e governata. Essi sono anche, quindi, ciò che coloro che vogliano governare e regolare il comportamento altrui cercano di strutturare e plasmare […]. In altre parole, la questione del significato si pone in relazione a tutti i differenti momenti e pratiche del ‘circuito della cultura’ – nella costruzione dell’identità e nel marcare la differenza, nella produzione e nel consumo, nonché nella regolazione del comportamento sociale”, afferma Hall.

“I membri di una stessa cultura devono condividere set di concetti, immagini e idee che permettono loro di pensare e provare sentimenti riguardo al mondo, e quindi di interpretare il mondo, in modi simili. Devono condividere, detto in modo ampio, gli stessi ‘codici culturali’. In questo senso, pensare e sentire sono essi stessi ‘sistemi di rappresentazione’, in cui i nostri concetti, immagini ed emozioni ‘stanno per’ o rappresentano, nella nostra vita mentale, cose che possono esistere o meno ‘là fuori’, nel mondo. Allo stesso modo, per comunicare questi significati ad altre persone, i partecipanti a qualsiasi scambio dotato di significato devono essere in grado di utilizzare gli stessi codici linguistici […]. I nostri interlocutori devono parlare abbastanza lo stesso linguaggio da poter ‘tradurre’ ciò che ‘tu’ dici in ciò che ‘io’ capisco, e viceversa. Devono inoltre essere in grado di leggere le immagini visuali in modi simili. Devono avere familiarità con gli stessi modi di produrre suoni per creare ciò che entrambi possono riconoscere come ‘musica’. Devono interpretare il linguaggio del corpo e le espressioni facciali in modi simili. E devono sapere come tradurre le loro emozioni e idee in questi diversi linguaggi. Il significato è un dialogo – è sempre compreso solo parzialmente, è sempre uno scambio diseguale”, commenta Stuart Hall, facendo riferimento al fatto che ogni comprensione è interpretazione (noi non possiamo leggere esattamente ciò che l’altra persona intendeva dire, perché non abbiamo accesso ai suoi pensieri, ma solo a sistemi imperfetti di traduzione=rappresentazione dei pensieri in parole, immagini, suoni, espressioni ecc.).

Quindi, i linguaggi funzionano attraverso le rappresentazioni, e quindi sono ‘sistemi di rappresentazione’. Ogni pratica comunicativa ‘funziona come un linguaggio’ perché utilizza degli elementi che ‘stanno per’ o rappresentano ciò che intendiamo dire, per esprimere o comunicare un pensiero, un concetto, un’idea o un sentimento. Hall aggiunge: “Questi elementi – suoni, parole, note, gesti, espressioni, vestiti – sono parte del nostro mondo naturale e materiale: ma la loro importanza per il linguaggio non è in ciò che sono ma in ciò che fanno, nella loro funzione. Essi costruiscono significato e lo trasmettono. Quindi ‘significano’. Non hanno alcun significato intrinseco. Piuttosto, sono veicoli o media che portano significati perché operano come simboli, che ‘stanno per’ o rappresentano (cioè simboleggiano) i significati che desideriamo comunicare. Per usare un’altra metafora, funzionano da segni. I segni ‘stanno per’ o rappresentano i nostri concetti, idee e sentimenti in modi che permettono agli altri di ‘leggerli’, decodificarli o interpretarne il significato in modi più o meno uguali ai nostri”. Il passaggio successivo dell’argomentazione è che “Il linguaggio, in questo senso, è una pratica significante. Ogni sistema di rappresentazione che funziona in questo modo può essere concepito come un sistema che funziona, in modo generale, secondo i principi della rappresentazione attraverso il linguaggio. Quindi la fotografia è un sistema di rappresentazione che usa le immagini su carta sensibile alla luce per comunicare significati fotografici su una persona, un evento o una scena particolari. L’esibizione o la messa in mostra in un museo o in una galleria può essere pensata come ‘simile a un linguaggio’, perché utilizza gli oggetti esposti per produrre significati che riguardano il tema della mostra. La musica è ‘come un linguaggio’ perché usa le note musicali per esprimere idee e sentimenti, anche se molto astratti, che non si riferiscono in modo ovvio al ‘mondo reale’. […] Anche presentarsi a una partita di calcio con striscioni e slogan, con la faccia e il corpo dipinti in certi colori o con certi simboli […] è una pratica simbolica che dà significato ed esprime l’idea di appartenenza a una cultura nazionale, o l’identificazione con una comunità locale. Fa parte del linguaggio dell’identità nazionale, del discorso dell’appartenenza alla nazione. La rappresentazione, qui, è legata sia all’identità che alla conoscenza. In effetti, è difficile sapere cosa ‘essere inglesi’ o francesi, tedeschi, sudafricani o giapponesi, significa al di fuori di tutti i modi in cui le nostre idee e immagini dell’identità nazionale e delle culture nazionali sono stati rappresentati. Senza questi sistemi ‘significanti’, non potremmo assumere queste identità (e nemmeno rifiutarle) e di conseguenza non potremmo costruire o sostenere quel ‘mondo della vita’ condiviso che chiamiamo cultura”.

Con questo primo concetto chiudo la prima puntata della serie, per non rendere troppo lungo il post. Cercherò di portare avanti questa serie di post con regolarità, per quanto le lezioni me lo permettano. Mi raccomando, state bene e cercate di affrontare la quarantena in modo costruttivo, augurandoci che finisca presto.

4 pensieri su “Representation: Cultural Representations and Signifying Practices, di Stuart Hall (parte 1)

  1. Ciao, sono contento che scrivi articoli anche durante questo periodo molto complicato e duro, allora articolo molto interessante, e pieno di molti spunti di riflessione.
    Incomincerei dicendo una cosa molto semplice, gli esseri umani(quindi noi tutti) quando nasciamo siamo come una spugna, ed escludendo i nostri istinti primordiali, non ci sono evidenze scientifiche(per il momento), che alcuni pensieri,culture,idee si trasmettono tramite il DNA, questo avviene quando si cresce.
    Una persone cresce e si evolve, in base al dito di stimoli e di interazioni che ha nella sua vita, quindi i suoi genitori per iniziare, i compagni di scuola, gli amici, gli altri famigliari, partner, ma non solo questi, può c’è la cultura già esistente, perchè poi una persona, vede la tv,sente la radio,sta su internet, legge libri, vede film, vede serie tv, gioca ai videogames ecc… penso di essermi spiegato.
    Poi ogni persona prende tutto questo, e lo rielabora in modo personale, non è affatto detto che se due persone vivessero la stessa vita, poi essi prendessero le stesse decisioni, e poi gli umani sono molto più simili di quello che si possa pensare, mi spiego meglio.
    Noi esseri umani, siamo “animali sociali”, la solitudine non fa per noi, quindi è normale che noi viviamo con altre persone in delle comunità, al di la di come si chiamano queste società, di quando essere siano grande o piccole, anche perchè poi noi siamo dentro più comunità insieme, anche qui cerco di spiegarmi meglio.
    C’è la prima comunità più vicina a noi, che sono le persone della nostra famiglia, intendo quelle che vivono nello stesso appartamento/casa, e poi intendo anche i famigliari in generale, poi c’è il palazzo di cui facciamo parte(se si vive in un appartamento), poi c’è il nostro quartiere(a meno che non si abiti in un piccolo paese), poi la nostra città, la nostra regione, e il nostro paese, in alcuni casi si può anche andare oltre, come il sentirsi europei e/o occidentali per esempio.
    Poi noi umani siamo fare per i nostri riti e le nostre cerimonie, al di la se parliamo di una parata militare,di un rito religioso, di un rito politico, o semplicemente sportivo come l’esempio che facevi, ma questo c’è dappertutto, anche le bandiere e gli inni fanno parte di questo, stesso discorso vale per la politica e l’ideologia(che sono strettamente collegate), per assurdo neanche gli anarchici si possono tirare fuori da questo discorso.
    Anche per contesti molto liberi,diversi e fuori dal mainstrem vale questo discorso, basti pensare che esistono certi feticci sessuali, che hanno anche loro i loro “vessili e stemmi”, e infatti esistono tatuaggi di questo genere, ma per ovvie ragioni temporanei, con relativi gadget tipo magliette, collanine ecc… la cosa divertente(per cosi dire), e che una persona potrebbe portare quei simboli senza sapere il loro significato, dato che alcuni ne hanno diversi, di cui alcuni non c’entrano nulla con la sessualità.
    Stesso discorso per la cultura, chi produce questi prodotti, si ispira anche ovviamente alle opere che ha visto/sentito, chi le vede ovviamente prende spunto da esse, le opere culturali hanno un impatto notevole nella società, basti pensare ai vari libri e film ecc… alcuni personaggi di queste opere di finzione, possono essere usati a pieno come modelli di riferimento, il fatto che siano personaggi che non esistono non è importante, se per questo, nessun cavaliere medievale ha mai sconfitto un drago malvagio, salvato un regno, ed è diventato Re sposando una principessa, non so se mi sono spiegato.
    Ovviamente auguro pure io che la situazioni globale, si risolva quando prima, e faccio il mio incoraggiamento a tutte le persone in prima linea, e che lavorano per permetterci di vivere tranquillamente dentro le nostre case.

    • Direi che hai chiarito molto bene il rapporto fra individuo e cultura. Noi tutti viviamo immersi nella cultura, che rielaboriamo nella nostra identità, e nessuno può sottrarsi alla dimensione simbolica, perché senza di essa non potremmo dare senso al mondo. Di fatto, noi non viviamo nel mondo materiale – o meglio, non esattamente: viviamo nel mondo dei significati che rivestono il mondo materiale. Secondo me è affascinante vedere le cose in questo modo, ed è per questo che ho iniziato questa serie di post.

  2. Sono contento di aver chiarito molto bene questo rapporto, concordo pure io che sia affascinante, penso che sia una cosa che apre la mente sul mondo, e sul modo di vivere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.