Recensioni – 1

È davvero da molto tempo che non scrivo su questo blog, e ogni volta che ci penso me ne rammarico. Vorrei avere tempo ed energie da dedicare a mettere in ordine i miei pensieri, perché sento di avere ancora molto da dire. E soprattutto, sento di avere da dire cose che non trovo altrove, cose che forse non stanno venendo dette abbastanza. Ma sto anche scrivendo una tesi magistrale, e scrivere è un lavoro prosciugante, che assorbe tutta l’energia mentale a disposizione in un dato giorno. Per di più, la tesi rappresenta il compimento di un percorso, e voglio che sia un buon lavoro, voglio sentire che lo scheletro delle argomentazioni sta in piedi, voglio sentire che i tendini che raccordano le varie parti si muovono con fluidità, voglio sentire che i muscoli che sono la carne del lavoro sono forti e flessibili. Alcune persone amano dire che il testo deve scorrere, ma per me il testo è una specie di Frankenstein, che si costruisce aggiungendo, togliendo, spostando pezzi, incastrando qualcosa di nuovo fra due pezzi man mano che si legge un nuovo articolo, ecc, e quindi il testo deve prendere vita. Le cuciture non dovrebbero vedersi. Non è facile, vero?

Ma al contempo ho realizzato che non ho smesso di scrivere del tutto, ma ho solo smesso di scrivere in forma lunga – riflessioni, analisi con dati e grafici, articoli che degenerano in saggi. Ho continuato invece a scrivere recensioni dei libri che ho letto in questi mesi, ai margini di tutti i lavori in corso, sui vari siti dove li ho acquistati. E mi sono chiesta: quanta energia dedichiamo a produrre gratis contenuti che non ci appartengono, e che si disperderanno in rivoli irrilevanti? Per Amazon le recensioni degli utenti sono valore aggiunto che orienta le scelte d’acquisto di altri utenti, e in cambio tutto quello che otteniamo è la consapevolezza di essere utili e un punteggio in una classifica che dopotutto non significa niente (sono #58.079esima nella classifica dei recensori italiani! Un traguardo?). Quindi ho pensato: perché non riportare qui sul blog, nel mio spazio, il frutto del mio impegno? 

Forse i miei consigli di lettura (e di non lettura! Evitare un cattivo libro è una benedizione, soprattutto evitare di spendere soldi per un cattivo libro) possono essere utili a qualcuno, o forse no. Ma io li posto lo stesso, in nessun ordine particolare. Iniziamo!

  • La grande storia della prima guerra mondiale, Peter Hart 
    Ho letto questo libro dopo aver preso parte a un progetto a cui ha collaborato la mia università, il cui obiettivo era trascrivere tutte le cartoline inviate dagli italiani e dalle italiane al Milite Ignoto fra il 1921 e il 1922 in occasione della costruzione dell’Altare della Patria. Nelle cartoline ho trovato l’eco di un trauma collettivo a cui le persone hanno cercato di dare senso come potevano: immaginando il sacrificio come necessario per una rinascita, celebrando la morte dei propri cari come gloriosa, auspicando un futuro migliore. Ho capito che quello che avevo studiato non mi bastava per comprendere quel momento storico e quel trauma che è parte della nostra identità nazionale e della nostra storia, e così ho voluto capire meglio che cosa è stata la prima guerra mondiale. Ho preso questo libro di Peter Hart su Kindle Unlimited, e dopo averlo letto ho scritto questo:
    “Un volume di quasi 700 pagine dedicato alla storia militare della prima guerra mondiale, scritto da un autore inglese, che scrive in polemica con le narrazioni degli eventi che sono diventate in qualche modo senso comune, con l’intento di riportare una visione degli eventi più imparziale che tenga conto di meriti ed errori nelle circostanze dell’epoca, sia per quanto riguarda le decisioni dei comandanti e dei politici, sia per quanto riguarda la conduzione delle battaglie. In questo, il libro restituisce pienamente il senso di quanto le cose avrebbero potuto essere diverse per l’intero conflitto se, in alcuni punti di svolta, gli eventi fossero andati diversamente.
    Una lettura impegnativa ma avvincente, in cui al resoconto degli eventi sono alternate testimonianze dell’epoca, attraverso le quali ci possiamo immergere nel punto di vista dei protagonisti degli eventi su entrambi i fronti del conflitto. Il volume alterna capitoli dedicati ai vari fronti: non solo il teatro di guerra principale del fronte occidentale e quello orientale verso la Russia, ma anche le campagne di Gallipoli, Salonicco, Mesopotamia e Palestina, nonché la guerra navale fra Inghilterra e Germania. Al fronte italiano è dedicato un solo capitolo, al 73% del libro, e qualche lettore potrà storcere il naso di fronte a questo ruolo minore dell’Italia vista dall’esterno, nel grande schema del conflitto.
    Come libro di storia militare, spiccano le figure dei generali e dei comandanti che cercarono, al meglio delle loro possibilità, di vincere una guerra imprevedibile e mutevole: Haig e Jellicoe per gli inglesi, Foch per i francesi, Falkenhayn, Ludendorff e Hindenburg per i tedeschi, Brusilov per i russi, sono i protagonisti per i quali l’autore non nasconde la sua ammirazione, e le cui voci emergono da resoconti e memorie. Accanto a loro, la storia corale dei soldati che la guerra la combatterono, nelle trincee delle Fiandre, sugli incrociatori nel Mare del Nord, fra i terreni acquitrinosi della Mesopotamia e nel deserto del Sinai.
    Il punto di vista è prevalentemente inglese, ma lo sforzo di imparzialità dell’autore e l’ampiezza delle testimonianze restituiscono pienamente la dimensione collettiva del conflitto e i meriti e sacrifici di entrambe le parti.” 
  • Magic, V. E. Schwab
    Magic è il primo volume di una trilogia fantasy, che prosegue con Legend e termina con Dark. Come molte saghe fantasy, ha avuto il suo momento di popolarità in cui era ovunque, inclusi i supermercati, e la sinossi mi aveva attratta, ma ormai ho imparato a non comprare libri d’impulso, specialmente romanzi, specialmente in cartaceo. Basta aspettare, e arriveranno in biblioteca, oppure in ebook a un prezzo stracciato. O, come in questo caso, in Kindle Unlimited. Così l’ho preso in prestito, e dopo averlo letto ho scritto:
    “Questo romanzo mi è piaciuto davvero. Non è perfetto dal punto di vista tecnico (i cattivi avrebbero dovuto rileggere la Evil Overlord List!) ma ho apprezzato molto sia il worldbuilding, sia i personaggi, sia il ritmo della vicenda. Non voglio fare spoiler perché credo che questo romanzo richieda un approccio un po’ “a scatola chiusa”: ci si accosta alle premesse, e si decide se si vuole intraprendere questo viaggio oppure se non attirano affatto. La sua natura di primo atto di una trilogia implica che ci sono tanti aspetti del worldbuilding che restano sullo sfondo, così come le relazioni fra i personaggi sono chiaramente destinate a evolvere, ma ritengo che sia apprezzabile anche in sé stesso, perché la vicenda riesce ad avere una sua compiutezza. Troppo spesso nelle saghe fantasy un volume non è in grado di reggersi sulle sue gambe rispetto alla vicenda più ampia che si snoda attraverso tutta la saga, ma in questo caso Magic è perfettamente godibile come stand-alone, per chi vuole dargli una chance attraverso Kindle Unlimited prima di decidere se leggere (e acquistare il resto)”. 
    Alla fine, quando avrò tempo passerò in biblioteca a prendere in prestito gli altri due volumi per sapere come proseguono le vicende di Kell e Lila, ma nel mentre lo consiglio a chi sta cercando del fantasy, per una volta, scritto bene e avvincente, dove la scrittura sostiene la trama invece di cercare di fare a pezzi la sospensione dell’incredulità e strappare il lettore dalla sua immersione nella narrazione.
  • Liberati della brava bambina: otto storie per fiorire, di Maura Gancitano e Andrea Colamedici
    Il femminismo non è solo una teoria per comprendere la realtà e agire in essa: il femminismo è anche un’esperienza che si vive nella relazione con altre voci di donne, che aiutano a trovare sé stesse e a definire ciò che si prova. Credo che fermarsi ad ascoltare altre storie sia importante per restare presenti e in contatto con la propria interiorità, ed è una cosa che avevo dimenticato, ma che poi è il famoso “partire da sé”, saper unire i puntini fra ciò che sentiamo e viviamo e il modo in cui essere donne in una società patriarcale dà forma alle nostre vite, individuali e collettive. Questo libro è in grado di fornire delle storie con cui relazionarsi, su cui riflettere, e fa un lavoro prezioso e luminoso nello svelare ciò che queste storie mostrano dell’esperienza femminile. Dopo averlo letto, ne ho parlato così:
    “Questo saggio cerca di raccontare la condizione interiore delle donne attraverso archetipi femminili tratti dalle storie che compongono il paesaggio di miti e narrazioni della nostra cultura, storie antiche e moderne: Era, la regina degli dèi dell’Olimpo; Malefica, la fata cattiva delle fiabe; Elena di Troia; Difred, protagonista del Racconto dell’Ancella; Medea, la madre assassina; Daenerys del Trono di Spade; Morgana del Ciclo di Avalon e Dina, del romanzo La Tenda Rossa. Ognuna di loro, nella rivisitazione degli autori, incarna un aspetto problematico della condizione femminile e offre gli strumenti per renderlo visibile e superarlo, comprendendo noi stesse nel rifletterci in figure così potenti e così fraintese. Non mi sarei mai aspettata che questo libro potesse avere una capacità così forte, nella sua pacatezza, di farmi riflettere su me stessa e di ritrovarmi in tutte queste figure. A fronte di un femminismo che spesso ci fa sentire sempre sulle barricate, questo libro propone la via dell’introspezione e della riscoperta di sé come strumento trasformativo delle relazioni nella nostra quotidianità, che a loro volta sono lo spazio dove agire il cambiamento.
    Lo consiglio a tutte le donne irrequiete, che non si sentono comprese e dubitano di sé stesse anche a fronte dei loro successi e meriti, e a tutti gli uomini che vogliono approcciarsi al femminile senza retoriche o stereotipi, riconoscendo che in primo luogo il femminile è un universo ferito, che porta i segni di una disuguaglianza di potere contro cui ancora oggi lottiamo”.
    Per me è importante poter dire una cosa come “il femminile è un universo ferito”, invece di pensare che come femministe il nostro compito sia essere più forti di quelle ferite: possiamo essere forti insieme a quelle ferite, ed è necessario per poterle guarire, per poter essere complete, perché la nostra forza sia luminosa invece di venire dal chiudere in una scatola una parte di noi che sanguina e urla di rabbia. 
  • Vaccini, complotti e pseudoscienza. Tra fobia, disinformazione e consapevolezza, a cura di Armando de Vincentiis, con prefazione di Silvio Garattini e contributi di Sergio Della Sala, Sara Pluviano, Silvano Fuso, Armando de Vincentiis, Edoardo Altomare, Paolo Attivissimo, Giovanni Ragazzini, Cristina Da Rold e AIRicerca. 
    Un volume collettivo che affronta il tema delle purtroppo sempre attuali paure attorno ai vaccini. Al momento non risulta più disponibile in ebook su Amazon (io lo lessi con Kindle Unlimited) ma è possibile acquistarne la versione cartacea su altri negozi online. Per me è importante affinare le mie risorse di divulgazione scientifica e continuare a informarmi, anche se poi non è sempre facile affrontare conversazioni su questi argomenti delicati e dove le reazioni difensive si innescano rapidamente. Comunque, quando ho letto questo libro l’ho descritto così: “Questo libro non è esattamente un volume di divulgazione scientifica, in quanto l’esposizione di fatti e dati con lo scopo di convincere chi è titubante sulla questione dei vaccini è posta all’interno di una cornice che dà per scontato che il lettore sappia già che l’antivaccinismo è una posizione antiscientifica fondata su presupposti fattualmente errati e sulla disinformazione. Direi piuttosto che è un libro che fornisce strumenti per ingaggiare una conversazione nella propria cerchia personale con persone indecise ma disposte ad ascoltare la voce della scienza e le argomentazioni razionali. Il primo capitolo rende chiaro questo fatto: si tratta di un contributo molto interessante e articolato che spiega come le idee complottistiche possono trovare terreno fertile e radicarsi per ragioni legate alla comunicazione e ai processi psicologici con cui pensiamo. Il secondo capitolo è, similmente, dedicato a ripercorrere la letteratura scientifica sugli interventi per fare corretta informazione e la loro efficacia.
    Il terzo capitolo, scritto dal divulgatore Paolo Attivissimo, spiega nel dettaglio il “caso Wakefield” ed è forse il capitolo che potrebbe essere più persuasivo verso una persona che si sta avvicinando all’antivaccinismo. Il quarto capitolo è un contributo di un esperto in pediatria che confuta l’argomentazione secondo cui i neonati sono troppo fragili per la somministrazione dei vaccini, mentre il quinto si serve di esempi tratti dalla letteratura per ricordare in modo vivido come si viveva quando i vaccini non esistevano. Il sesto è una riflessione sulla comunicazione scientifica nell’era di Internet, mentre il settimo offre una ricognizione molto dettagliata sulla storia delle vaccinazioni e il funzionamento dei vaccini contemporanei. Infine, il capitolo conclusivo traccia un affresco sulle ragioni dello scetticismo verso la scienza, sui bisogni che sorreggono l’affidarsi alle pseudoscienze e sui rischi dell’oscurantismo.
    Ritengo perciò che questo libro sia una valida risorsa per chi intende impegnarsi del dialogo sui vaccini e ha quindi bisogno di conoscere non solo i fatti, ma anche i meccanismi psicologici e i problemi contestuali che possono rendere i loro interlocutori impermeabili alle argomentazioni fondate nella verità fattuale. L’unico motivo per cui non do cinque stelle è che la citazione dei riferimenti bibliografici dei vari capitoli avrebbe dovuto essere uniformata e rifinita: non è particolarmente elegante che ogni capitolo segua una convenzione diversa nel citare le fonti”.

Ci sono altre recensioni e non appena avrò tempo (o ispirazione) scriverò altre puntate di questa serie. Per ora, spero che stiate tutte/i bene e stiate passando una buona estate – nonostante il cambiamento climatico e la pandemia che, anche se non sembra, non si prende una pausa estiva! 

8 pensieri su “Recensioni – 1

  1. Mi pare davvero una bella idea postare qui queste tue recensioni! Credo che cercherò di recuperare quel libro sui vaccini, se non altro per il capitolo sul caso Wakefield. Quanto a Magic, me lo segno per quando avrò finito la saga dello Strigo.

    • Se hai tempo e voglia, sarei curiosa di leggere una recensione su Demoni. Ho letto parecchi giudizi contrastanti e mi hanno sconsigliato la serie su Netflix perché troppo “grimdark”, e non ho mai approfondito per evitare spoiler nel caso poi decidessi di iniziare davvero a leggere i libri, ma la curiosità resta.

      • La serie non è molto fedele ai libri, i quali sì, non sono proprio il festival dell’allegria, ma nemmeno totalmente cupi. Anzi, dalla serie hanno tagliato una serie di episodi (i primi due libri hanno infatti una natura episodica) molto interessanti (vi vengono toccate tematiche come l’ecologia e il femminismo) e anche divertenti (uno di questi episodi mi ha ricordato il film Una poltrona per due). Quindi te li consiglierei, mentre puoi continuare a ignorare la serie (magari guardala dopo aver letto i primi due libri, ma aspettati delle delusioni). Per la recensione, dovrei prima finire di leggere tutta la saga.

    • Credo dipenda molto da come si definisce “ragazzini”: sicuramente non è per bambini, ma definire qualcosa “per adulti” mi evoca rimandi del tipo il bollino rosso apposto su programmi televisivi come CSI. Ecco, credo che se riteniamo che un’/un adolescente sia in grado di guardare una puntata di una qualunque serie crime, allora può benissimo leggere Magic. Personalmente, apprezzo le storie dove i personaggi si fanno male davvero, dove i loro errori hanno delle conseguenze e la posta in gioco è tangibile, e non credo che siano necessariamente temi adulti.
      Forse sto scavando troppo sulla tua domanda, ma mi ha colta in contropiede.

  2. Ciao, penso che sia interessante il libro sulla prima guerra mondiale, si in effetti in Italia non si parla spesso della prima guerra mondiale, ci sono tanti motivi, ma penso che uno dei motivi e che la partecipazione dell’Italia al primo conflitto mondiale venga accusata di essere stata una dei motivi per cui l’Italia ebbe il fascismo, premesso che la storia non può essere fatta con i se e con i ma, ma ne dubito fortemente, alla fine Spagna e Portogallo evitarono tutte e due le guerre mondiali, ma esse non evitarono di avere delle dittature.
    Un altro motivo penso sia stato il discorso della “vittoria mutilata”, che poi porto all’irredentismo, che assieme al fascismo fu uno dei motivi che porto alla italianizzazione forzata dei vari popoli slavi, nei nuovi confini italiani, che ovviamente aumento il rancore di queste popolazioni contro l’Italia e contro gli italiani, e poi avvenne la seconda guerra mondiale, con tutto ciò che porto, quindi perdita di confini, esodi e be tutto il resto, presumo che la storia tua la sappia.
    Sul discorso dei vaccini, premesso che sono vaccinato con tutte e due le dosi e ho il green pass, e ho fatto il vaccino, il primo giorno che la mia fascia d’età se la poteva fare, non capisco minimamente tutti questi no-vax e tutte queste persone che dopo miliardi di immunizzazioni nel mondo hanno ancora paura dei vaccini, oppure quelli che fanno il paragone tra dittature e vaccinarsi, per non parlare di quelli di estrema destra no-vax, cioè esaltare una dittatura brutale e mostruosa, che costringeva le persone a combattere in posti sperduti non sia per quale motivo, con la vaccinazione, come dire andare a combattere in Jugoslavia nel 1941 una guerra d’aggressione si, andare all’ospedale più vicino a farsi vaccinare da una bella infermiera(spero che questa non me la prenderai come sessismo), ,oltretutto gratis, no.
    Sul femminismo, il discorso sarebbe lungo, ma penso che il femminismo oggi debba cambiare, soprattutto quello occidentale, troppo ideologico e settario, legato troppo all’estrema sinistra, trovo che sia inutile la purezza ideologica, se poi questa non porta passi in avanti, ma anzi faccia fare molti passi indietro ai diritti delle donne.
    Ciao e a presto.

    • Grazie per il tuo commento. Sulla Prima Guerra Mondiale, sono d’accordo con te: è una pagina di storia ancora conflittuale e dolorosa, dove possiamo rintracciare le origini del fascismo e in particolare gli errori di una classe dirigente che più avanti al fascismo non ha saputo opporsi.
      Sui vaccini, non so davvero cosa dire: gli antivaccinisti non vivono nella stessa realtà in cui viviamo noi, ma attingono a costruzioni della realtà completamente diverse e forse troppo distanti perché noi possiamo capirle davvero: analizzarle sì, ma capirle non credo.
      Per il femminismo, la questione è complessa. Io non ho rinunciato a definirmi femminista, ma ultimamente il mio impegno è più rivolto a “colorare” di femminismo tutto il lavoro che faccio e i contesti dove ho la possibilità di agire, perché non ho più tempo di dedicarmi all’attivismo come parte a sé stante della mia vita. Credo che il femminismo sia un patrimonio di conoscenze e pratiche necessario per la trasformazione della società e che può essere messo in campo in così tanti spazi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.