Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 4-fine)

Questo post è un diretto seguito di questo, cui rimando per la trattazione del modo in cui la violenza nelle relazioni colpisce uomini e donne, in termini di gravità e di ripartizioni fra diversi tipi di violenza. Qui completeremo il quadro, focalizzandoci in primo luogo sul legame fra vittima e perpetratore.
Circa l’86,1% delle vittime donne e l’83,6% delle vittime uomini che hanno sperimentato stupro, violenza fisica, e/o stalking nel corso delle loro vite lo ha vissuto ad opera del partner attuale dell’epoca in cui sono avvenute le violenze, mentre il 21,9% delle vittime donne e il 23,1% lo ha sperimentato ad opera di un ex partner.

Il 70,8% delle vittime donne ha avuto un solo perpetratore, il 20,9% ne ha avuti due, l’8,3% ne ha avuti tre o più. Per le vittime uomini, il 73,1% ha avuto un solo perpetratore, il 18,6% ne ha avuti due, l’8,3% ne ha avuti tre o più.

Violenza domestica 10
Il grafico mostra che il 47,1% delle donne ha subito per la prima volta violenza in una relazione fra i 18 e i 24 anni, il 22,4% addirittura fra gli 11 e i 17 anni, il 21,1% fra i 25 e i 34 anni.

Ripartizione dell'età del primo episodio di violenza in una relazione, per vittime uomini.
Ripartizione dell’età del primo episodio di violenza in una relazione, per vittime uomini.

Questo grafico mostra la ripartizione per età del primo episodio di violenza in una relazione per le vittime uomini: il 38,6% ha subito per la prima volta violenza fra i 18 e i 24 anni, il 30,6% fra i 25 e i 34, il 10,3% fra i 35 e i 44, il 15% tra gli 11 e i 17 anni.

Numerosi studi scientifici mostrano che esiste un effetto dose-risposta nella violenza nelle relazioni: all’aumentare della frequenza e della gravità degli atti di violenza, il loro impatto sulla salute delle vittime aumenta proporzionalmente. A causa dell’elevata variabilità nelle forme della violenza domestica, tuttavia, stimare questa relazione è difficile, ma la ricerca ha chiesto ai/alle rispondenti, per ogni perpetratore e per ogni tipo di violenza, quali dei seguenti effetti la violenza aveva provocato su di loro:
– paura;
– preoccupazione per la propria sicurezza;
– sintomi di disordine da stress post-traumatico (PSTD): incubi, tentativi di evitare di non pensarci e di evitare tutto ciò che potrebbe innescare il ricordo, sentirsi costantemente in guardia o colti di sorpresa, sentirsi distaccati o intorpiditi nei confronti di altri, delle attività che si svolgono, dei propri paraggi;
– ferite/danni fisici;
– bisogno di trattamenti medici in seguito ad episodi di violenza;
– bisogno di un rifugio/centro antiviolenza;
– bisogno di assistenza legale;
– contatti con un numero d’emergenza;
– assenza da scuola o dal lavoro in seguito ad episodi di violenza;
– per coloro che hanno riportato uno stupro: aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile o una gravidanza.
Violenza domestica 12

Nella tabella qui sopra, per ciascuno degli effetti (elencati nello stesso ordine della traduzione) è indicata la percentuale di vittime donne che li ha sperimentati. Al primo posto, vissuta dal 25,7% delle vittime, la paura; seguono i sintomi del disturbo da stress post traumatico (22,3%) e la preoccupazione per la propria sicurezza (22,2%), le ferite o danni fisici (14,8%).

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Questa tabella, invece, riporta gli stessi dati per le vittime uomini: al primo posto (vissuta dal 5,2% delle vittime) è indicata la paura; seguono i sintomi del disturbo da stress post traumatico (4,7%), la preoccupazione per la propria sicurezza (4,5%), le ferite o danni fisici (4%).

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Nei grafici soprastanti, per le vittime di violenza nella relazione che hanno sperimentato effetti sulla salute, la distribuzione della diffusione dei suddetti effetti, per le donne e per gli uomini.

La ricerca, dopo aver analizzato l’impatto della violenza sulla salute mentale e fisica delle vittime e la distribuzione per ciascuno degli Stati che compongono gli USA dei vari tipi di violenza di cui abbiamo parlato, propone, sulla base di studi precedenti e dei dati emersi, strategie di contrasto alla violenza ripartite fra prevenzione e rimedi. Per la prevenzione, si parte dal promuovere relazioni sane fra genitori e figli, attraverso l’inclusione e il supporto al ruolo genitoriale dei padri, la creazione di ambienti familiari “emozionalmente supportivi” verso i figli, dove siano facilitate le interazioni rispettose e la comunicazione aperta, perché “i genitori che fanno da modello di relazioni intime sane, rispettose, libere da violenza e aggressività promuovono questi pattern relazionali nei figli“. Si suggerisce inoltre di insegnare ai genitori a riconoscere i sintomi degli abusi sessuali sui bambini.

Ulteriore importanza è attribuita alle relazioni fra pari e con le persone con cui si esce (dating partners): “Le caratteristiche di una relazione rispettosa includono: la convinzione nella possibilità di risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza; abilità di comunicazione e risoluzione dei conflitti efficaci; la capacità di negoziare e adattarsi allo stress e gestire in modo sicuro emozioni come la rabbia e la gelosia; la convinzione nel diritto all’autonomia del/la partner, nelle decisioni condivise, nella fiducia. Dagli anni del pre-scuola fino all’adolescenza, i giovani raffinano le loro abilità necessarie per costruire relazioni positive con gli altri. E’ importante promuovere relazioni sane fra i giovani e impedire i pattern di violenza negli appuntamenti che possono proseguire nell’età adulta. E’ importante inoltre rafforzare le relazioni rispettose fra pari per prevenire le molestie sessuali e il bullismo“.

Infine, la terza strategia di prevenzione è centrata sul contesto socio-culturale. “Contrastare le convinzioni, le attitudini, i messaggi che condonano, incoraggiano, facilitano la violenza sessuale, lo stalking, la violenza nelle relazioni. La promozione di relazioni rispettose e non violente non è solo responsabilità degli individui e dei due partner della coppia, ma anche delle comunità e della società in cui vivono. E’ importante continuare ad affrontare le convinzioni, le attitudini e i messaggi profondamente radicati nelle nostre strutture sociali che creano un clima sociale che condona la violenza sessuale, lo stalking, la violenza nelle relazioni. Tali convinzioni e norme sociali sono rafforzate dai messaggi mediatici che ritraggono la violenza sessuale, lo stalking, la violenza nelle relazioni come normali e accettabili, che rafforzano stereotipi negativi sulla mascolinità, o che oggettificano e degradano le donne”.

La ricerca punta anche l’attenzione sulla mancanza di competenze specifiche nel sistema giudiziario, che può portare a minimizzare la violenza e il suo impatto. Per quanto riguarda il contrasto vero e proprio, si punta ad alleviare il fardello che la violenza getta sulle vittime attraverso programmi e servizi volti a “trattare e ridurre il susseguirsi e la gravità della violenza e a spezzare il ciclo della violenza”, ad esempio: “più medici e altri professionisti della sanità hanno bisogno di addestramento sulla cura delle/i pazienti e sui modi di preservare l’evidenza forense relativa alla violenza sessuale. La risposta del sistema sanitario può essere potenziata – e i/le sopravvissuti/e possono essere serviti/e meglio – se più professionisti sono equipaggiati con conoscenze specifiche e con le abilità necessarie per fornire cure mediche e forensi, direzioni, supervisione e leadership, nonché cure rispettose e sensibili e guida per i/le sopravvissuti. […] E’ inoltre importante che i professionisti della sanità siano vigili sui segni e i sintomi della violenza sessuale e domestica durante le visite di routine. Quando tali segni e sintomi sono presenti, dovrebbe essere richiesto che una ricostruzione della storia medica del/la paziente sia redatta, che siano condotte valutazioni dei sintomi e che siano forniti appropriati trattamenti, aiuto psicologico, indicazioni sui rifugi e la protezione, e visite di follow-up“.

Infine, la ricerca rimarca quella che dovrebbe essere un’ovvietà, ovvero la fondamentale importanza dei centri antiviolenza, uniche strutture in grado di fornire protezione fisica, aiuto legale, sostegno psicologico, segretezza e confidenzialità e risorse, in un colpo solo, ribadendo che soprattutto per le donne che non vivono in città l’accesso a questi servizi è un grosso problema.

Questa serie si conclude qui.

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 3)

Questo post è parte di una serie che riassume e traduce i dati tratti da  The National Intimate Partner and Sexual Violence Survey – 2010 Summary Report Prevention, di cui potete trovare la prima parte qui e la seconda qui. Le prime due parti hanno affrontato, rispettivamente, la metodologia della ricerca e le diverse forme di stupro e di violenza sessuale, e lo stalking. In questa terza parte, ci occuperemo invece della violenza domestica, che nella ricerca è chiamata “violence by an intimate partner” (violenza da parte di un/a partner intimo/a, per includere anche i casi in cui i due partner non siano conviventi) ed è rilevata coprendo tutto lo spettro dei vari tipi di violenza, purché il perpetratore sia il/la partner, attuale o ex. Le definizioni usate sono quindi le stesse dei post precedenti per gli stessi indicatori, come nel caso della violenza sessuale e dello stalking; in aggiunta ci sono: violenza fisica (include comportamenti che vanno dagli schiaffi, i pugni e le spinte fino a essere picchiata/o, bruciata/o o strangolata/o); aggressione psicologica (insulti e umiliazioni, controllo coercitivo, che include tutti i comportamenti volti a controllare, sorvegliare o minacciare il/la partner), controllo della salute sessuale e riproduttiva (rifiuto di usare contraccettivi voluti dal/la partner, tentativi di un uomo di mettere incinta la partner contro la volontà di lei, e tentativi di una donna di restare incinta contro la volontà dell’uomo).

Violenza domestica - dati sulle vittime donne.
Violenza domestica – dati sulle vittime donne.

Analizzando dapprima i dati sulle vittime donne, il 35,6% (circa 42,4 milioni di donne) ha vissuto violenza da parte di un partner o ex nel corso della sua vita; per la maggioranza si tratta di violenza fisica (32,9%), mentre il 9,3% è stata stuprata da un partner o ex e il 10,7% ha subito stalking da un partner o ex.

Violenza domestica, dati sulle vittime uomini.
Violenza domestica, dati sulle vittime uomini.

Passando poi ai dati sulle vittime uomini, il 28,5% (circa 31,9 milioni di uomini) ha vissuto violenza domestica da parte di un partner o ex nel corso della sua vita; per la netta maggioranza si tratta di violenza fisica (28,2%) e per un 2,1% si tratta di stalking (lo stupro non è conteggiato perché le percentuali di risposta erano troppo basse per avere valore statistico).

Ripartizione dei vari tipi di violenza, per vittime donne.
Ripartizione dei vari tipi di violenza, per vittime donne.

Dati altrettanto interessanti sono quelli che riguardano la sovrapposizione fra i diversi tipi di violenza: tra tutte le donne del campione che hanno sperimentato violenza, il 56,8% ha vissuto solo violenza fisica, il 14,4% sia violenza fisica che stalking, il 12,5% sia violenza fisica, che stalking, che stupro, l’8,7% sia stupro che violenza fisica. Questo dimostra che la violenza fisica è la forma di violenza più diffusa, ma che per molte donne la violenza colpisce in varie forme, il che la rende più traumatica e difficile da superare.

Violenza domestica 4

Per quanto riguarda gli uomini, invece, la sovrapposizione è rara: il 92,1% ha vissuto solo violenza fisica, il 6,3% sia violenza fisica che stalking, e per tutte le altre combinazioni troppo pochi uomini le hanno riportate per produrre dati con una qualche valenza statistica.

I dati sulla violenza sessuale da parte di partner o ex, per vittime donne, splittati per tipi di violenza.
I dati sulla violenza sessuale da parte di partner o ex, per vittime donne, splittati per tipi di violenza.

Dato che la ricerca indaga lo stupro da parte del partner con gli stessi indicatori usati per la sezione sulla violenza sessuale, possiamo sapere che del 9,4% di donne che hanno subito stupro da un partner o da un ex, il 6,6% ha vissuto una penetrazione forzata completa, il 2,5% una tentata penetrazione forzata, il 3,4% è stata penetrata mentre era sotto effetto di alcool o droga. Per le altre forme di violenza sessuale, che riguardano il 16,9% (19 milioni circa) delle donne, per il 9,8% si è tratta di essere forzata al sesso in modo non fisico (per esempio, attraverso ricatti o minacce), per il 6,4% di contatti sessuali non voluti, per il 7,8% di molestie sessuali senza contatto fisico.

I dati sulla violenza sessuale da parte di partner o ex, per vittime uomini, splittati per tipi di violenza.
I dati sulla violenza sessuale da parte di partner o ex, per vittime uomini, splittati per tipi di violenza.

Per quanto riguarda gli uomini, troppo pochi hanno riportato informazioni sullo stupro, quindi non è possibile ottenere dati con una qualche valenza statistica. Invece, per le forme di violenza sessuale diverse dallo stupro compiute da partner o ex, che riguardano l’8% degli uomini (circa 9 milioni), il 2,2% è stato forzato a penetrare il/la partner o ex, il 4,2% ha sperimentato di essere stato forzato al sesso in modo non fisico, per il 2,6% si tratta di contatti sessuali non voluti, e per il 2,7% di molestie sessuali senza contatto fisico.

Dati sulla violenza fisica da parte di partner o ex, su vittime donne, splittati per categoria.
Dati sulla violenza fisica da parte di partner o ex, su vittime donne, splittati per categoria.

Possiamo fare lo stesso ragionamento con i tipi di violenza fisica, la più diffusa per le vittime donne: il 30,3% (36,2 milioni di donne circa) è stata spintonata, schiaffeggiata o colpita con un pugno da un partner o ex, mentre il 24,3% (quasi 29 milioni) ha subito forme di violenza fisica più severe: il 17,2% è stata sbattuta contro qualcosa dal partner o ex, il 14,2% è stata presa a pugni o colpita con un oggetto pesante, l’11,2% è stata pestata in senso stretto. C’è anche un 7,1% di donne prese a calci e un 9,7% di tentati strangolamenti e soffocamenti e un 4,6% di donne aggredite con un coltello o una pistola.

Dati sulla violenza fisica da parte di partner o ex, su vittime uomini, splittati per categoria.
Dati sulla violenza fisica da parte di partner o ex, su vittime uomini, splittati per categoria.

Per le vittime uomini, il 25,7% è stato spintonato, schiaffeggiato o colpito con un pugno da un partner o ex (circa 29 milioni di uomini), mentre il 13,8% (circa 15,6 milioni di uomini) ha subito forme di violenza fisica più severe: il 9,4% è stato preso a pugni o colpito con un oggetto pesante, il 4,3% preso a calci, e meno del 3% ha sperimentato ciascuna delle altre forme di violenza grave, fra cui un 2,8% di uomini aggrediti con un coltello o una pistola e un 1,1% di tentati strangolamenti e soffocamenti.

Quindi, dividendo per categoria i dati sullo stalking, riscontriamo che il 10,7% delle donne ha subito stalking da parte di un partner o ex, di cui il 77,4% tramite telefonate o SMS, il 64,8% si è trovata il partner/ex sotto casa, al lavoro o a scuola, e il 37,4% è stata seguita od osservata. Circa il 2,1% degli uomini ha subito stalking da un partner o ex, di cui l’83,7% tramite telefonate o SMS, il 52,1% si è trovato il partner/ex sotto casa, al lavoro o a scuola, il 52,1% è stato seguito od osservato.

Violenza psicologica, per categorie, sulle donne (sopra) e sugli uomini (sotto).
Violenza psicologica, per categorie, sulle donne (sopra) e sugli uomini (sotto).

Per la violenza psicologica, il 48,4% delle donne negli USA (57,6 milioni circa) ne è stato vittima ad opera di un partner o ex: per il 40,3% di loro si è trattato di insulti, umiliazioni, comportamenti minacciosi, per il 41,1% di forme di controllo coercitivo. Per gli uomini, invece, il 48,8% (55,2 milioni circa) ne è stato vittima ad opera di un partner o ex: per il 31,9% si è trattato di insulti, umiliazioni, comportamenti minacciosi, per il 42,5% di controllo coercitivo.

Per quanto riguarda, infine, il controllo della salute sessuale e riproduttiva, l’8,6% delle donne riporta che il partner o ex ha cercato di metterla incinta contro la sua volontà, mentre il 6,7% riporta che il partner si è rifiutato di usare il preservativo. Il 10,4% degli uomini riporta che la partner ha cercato una gravidanza che loro non volevano o ha cercato di impedirgli di usare contraccettivi, e il 3,8% ha avuto un partner che si è rifiutato di usare il preservativo.

Questi dati non completano il quadro della violenza domestica (o comunque da parte di un partner o ex), che sarà completato invece nella prossima puntata, ma ci mostrano con chiarezza le seguenti conclusioni:
– le donne subiscono complessivamente violenza domestica in misura maggiore rispetto agli uomini (35,6% contro 28,5%);
– le donne subiscono più forme di violenza domestica in misura maggiore rispetto agli uomini;
– le donne subiscono violenza domestica di tipo sessuale in misura maggiore rispetto agli uomini;
– le donne subiscono violenza domestica fisica, sia lieve che grave, in misura maggiore rispetto agli uomini;
– gli uomini subiscono violenza domestica psicologica in misura lievemente maggiore rispetto alle donne (48,8% contro 48,4%).

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 2)

La prima parte di questa serie di post, con la fonte originale da cui sono tratti i dati, le indicazioni metodologiche e la trattazione dei risultati relativi allo stupro e alle altre forme di violenza sessuale, è qui, in ogni caso risponderò a qualsiasi domanda in merito agli aspetti di metodo della ricerca.
La seconda parte si focalizza sullo stalking, una forma di violenza nelle relazioni in cui la preponderanza di perpetratori maschili è molto meno netta rispetto alla violenza sessuale. Innanzitutto, la ricerca definisce lo stalking in questo modo: “lo stalking coinvolge un pattern di tattiche di molestia e minaccia usate da un perpetratore che è al contempo indesiderato e causa nella vittima preoccupazione per la sua sicurezza o paura. Per gli scopi di questa ricerca, una persona è stata considerata vittima di stalking se ha sperimentato più tattiche di stalking oppure una sola tattica per più volte da parte dello stesso perpetratore e si è sentita molto spaventata, o ha ritenuto che lei/lui oppure qualcuna/o dei suoi cari sarebbe stato ferito o ucciso in conseguenza delle azioni del perpetratore”. E’ interessante notare come si tratti di una definizione composita, che considera gli aspetti oggettivi della condotta di stalking, ma anche il loro impatto sulla vita delle persone che lo subiscono.
Le tattiche di stalking rilevate sono: telefonate, messaggi (di testo e vocali) e le telefonate in cui lo stalker riattacca prima che la vittima possa rispondere (hang-ups in inglese) sgraditi; le e-mail, messaggi in chat, ecc sgraditi; regali, fiori, biglietti, lettere sgraditi; osservare o seguire la vittima a distanza, spiarla con delle cimici, telecamere, o GPS; avvicinarsi alla vittima o presentarsi in posti come la sua casa, luogo di lavoro, scuola, in modo indesiderato; lasciare oggetti strani o minacciosi ala vittima affinché li trovi; introdursi nella casa o nella macchina della vittima per spaventarla, o per farle sapere che lo stalker è stato lì.

Circa 1 donna su 6 negli USA (16,2%) è stata vittima di stalking nel corso della sua vita, cosa che l’ha fatta sentire molto spaventata e le ha fatto ritenere che lei, o qualcuno dei suoi cari, sarebbe stata uccisa dallo stalker. Questo equivale a circa 19,3 milioni di donne negli USA. Circa 1 uomo su 19 (5,2%) negli USA è stato vittima di stalking nel corso della sua vita, il che equivale a 5,9 milioni di uomini.

Stalking 1

Nei grafici seguenti, le tattiche di stalking sono state divise per prevalenza, sia per le vittime donne che per gli uomini. Prevalgono nettamente i mezzi in cui lo/la stalker non ricorre alla violenza fisica.

Stalking 2 Stalking 3Ancora più interessanti sono i dati in cui i perpetratori di stalking sono classificati in base alla relazione che avevano con le vittime. “Due terzi delle vittime donne (66,2%) hanno riportato stalking ad opera del partner o dell’ex partner e quasi un quarto (24%) ha riportato stalking ad opera di un/a conoscente. Quasi 1 su 8 (13,2%) ha riportato stalking da parte di un/un’ estraneo/a“.
Circa 4 su 10 vittime uomini (41,4%) hanno riportato di aver subito stalking da un partner nel corso della loro vita, e una percentuale simile ha indicato di aver subito stalking da un/a conoscente (40%). Quasi 1/5 delle vittime uomini (19%) ha riportato stalking da parte di un/un’ estraneo/a e il 5,3% ha riportato stalking da un membro della famiglia“.

Stalking 4 Stalking 5

La maggioranza delle vittime, sia donne (76%) che uomini (82,2%) ha subito stalking da una sola persona nel corso delle loro vite, mentre il 17% delle vittime donne lo ha subito da due persone e il 7,1% addirittura da tre stalker diversi. Per gli uomini, il 9,6% ha subito stalking da due persone.

Arrivando al genere dei perpetratori, “tra le vittime donne di stalking, l’82,5% ha riportato solo perpetratori maschi; l‘8,8% ha riportato solo perpetratori femmine; e il 4,6% ha riportato di aver subito stalking sia da perpetratori maschi che femmine“. “Tra le vittime uomini di stalking, quasi la metà (44,3%) ha riportato di aver subito stalking solo da perpetratori maschi, con una proporzione simile (46,7%) che ha riportato solo perpetratori femmine. Circa 1 vittima uomo su 18 (5,5%) ha riportato di aver subito stalking sia da perpetratori maschi che femmine“. Anche qui, la prevalenza dei perpetratori uomini su vittime donne è netta, mentre gli uomini sono vittime di stalking in misura leggermente maggiore (2,4% in più) ad opera di donne piuttosto che di uomini.

I grafici sottostanti riportano una suddivisione delle vittime di stalking a seconda dell’età che avevano quando hanno subito il primo episodio di stalking, sia per le donne che per gli uomini. La maggioranza delle vittime donne ha subito stalking tra i 18 e i 24 anni (34,3%), al secondo posto le donne tra i 25 e i 34 anni (28,5%), al terzo le ragazzine tra gli 11 e i 17 (18,3%).
Per gli uomini, la maggioranza delle vittime ha subito stalking tra i 25 e i 34 anni (29,6%), al secondo posto gli uomini tra i 18 e i 24 (27,9%), al terzo gli uomini tra i 35 e i 44 (19,4%). Lo stalking di ragazzini adolescenti è meno diffuso sui maschi: “solo” il 7% delle vittime aveva un’età fra gli 11 e i 17.

Stalking 6

Stalking 7

In conclusione i dati ci dicono con sicurezza che:
– le vittime di stalking sono in maggioranza donne (16,2%) che uomini (5,2%);
– le donne subiscono stalking soprattutto ad opera di uomini (82,5%), gli uomini leggermente più ad opera di donne (46,7%) ma in misura notevole anche ad opera di altri uomini (44,3%);
– per le donne è più probabile subire stalking in giovane età (11-17): 18,3% delle vittime, contro il 7% per i maschi.

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso!

La violenza di genere è un fenomeno internazionalmente riconosciuto, un criterio di analisi che copre le forme di violenza le cui vittime sono donne, ragazze e bambine e i cui colpevoli sono uomini: femminicidi, stupri, molestie sessuali, violenza domestica, ecc. Tentare di smantellare questo criterio attraverso la tesi secondo cui sarebbe parziale, in quanto questi fenomeni sono egualmente distribuiti fra i generi sia in relazione alle vittime sia in relazione ai perpetratori, è intellettualmente disonesto e non supportato da alcuna evidenza empirica che regga ad una seria revisione delle procedure metodologiche.
Ora, a nessuno piace scavare nei dati, ma qualsiasi opinione che voglia avere una pretesa di validità deve fondarsi sui dati. I dati che ho scelto di riportare oggi sono tratti dal The National Intimate Partner and Sexual Violence Survey – 2010 Summary Report Prevention (disponibile in pdf), a cura di Michele C. Black, Kathleen C. Basile, Matthew J. Breiding, Sharon G. Smith, Mikel L. Walters, Melissa T. Merrick, Jieru Chen e Mark R. Stevens per conto del National Center for Injury Prevention and Control, ramo del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, Georgia, pubblicato nel 2011, e si riferiscono ovviamente agli Stati Uniti. Le traduzioni dei passi della ricerca sono riportate con nota del numero della pagina nel pdf di cui sopra.
Iniziamo dagli aspetti metodologici della ricerca, quelli da cui si evince la qualità e la generalizzabilità dei dati ottenuti. Il NIPSVS è “un’indagine rappresentativa a livello nazionale svolta con tecnica telefonica RDD (random digit dial) che raccoglie informazioni sulle esperienze di violenza sessuale, stalking, violenza nelle relazioni, su uomini e donne che parlano inglese e/o spagnolo e non sono istituzionalizzate/i, hanno età maggiore o uguale a 18 anni e vivono negli USA” (pag. 1). “Interviste complete sono state ottenute da 16.507 adulti (9086 donne e 7421 uomini)” (pag. 1), a partire da un totale di “18.049 interviste (9970 donne e 8079 uomini) svolte sulla popolazione generale degli Stati Uniti” (pag. 8). Si hanno perciò 1542 interviste incomplete. “Solo intervistatrici donne hanno somministrato l’indagine, dato che ricerche precedenti hanno mostrato che intervistatrici donne potrebbero con maggiore probabilità creare condizioni che inducano i rispondenti ad aprirsi (Dailey e Claus, 2001)” (pag. 11).  La nota metodologica prosegue notando che laddove l’errore standard relativo (RSE) ottenuto al momento dello splitting dei dati in alcune categorie era maggiore del 30%, o laddove la stima era basata su un numero di casi minore o uguale a 20, i dati non sono stati riportati perché non avrebbero nessun valore.
“All’interno delle categorie di violenza (es: stupro, altra violenza sessuale, ogni forma di grave violenza fisica, ogni forma di impatto della violenza domestica riportata) i rispondenti che hanno riportato più di una sottocategoria di violenza sono stati inclusi solo una volta nelle stime, ma sono inclusi in ogni sottocategoria rilevante. Per esempio, una vittima di penetrazione completa sotto l’effetto di alcool o droga e di penetrazione completa forzata è inclusa i entrambe le sottocategorie dello stupro, ma è conteggiata una sola volta nelle statistiche sulla diffusione dello stupro” (pag. 12).

Nelle ultime due colonne a destra, le percentuali (sul totale delle donne statunitensi) di coloro che hanno subito stupri e altre violenze nei 12 mesi precedenti all'inchiesta.
Nelle ultime due colonne a destra, le percentuali (sul totale delle donne statunitensi) di coloro che hanno subito stupri e altre violenze nei 12 mesi precedenti all’inchiesta.

 

Nelle ultime due colonne a destra, la percentuale (sul totale degli uomini statunitensi) di coloro che hanno subito stupri o altre violenze nei 12 mesi precedenti all'inchiesta.
Nelle ultime due colonne a destra, la percentuale (sul totale degli uomini statunitensi) di coloro che hanno subito stupri o altre violenze nei 12 mesi precedenti all’inchiesta.

“Quasi 1 donna su 5 negli USA è stata stuprata nel corso della sua vita (18,3%). Questo equivale a quasi 22 milioni di donne negli USA. La forma più comune di stupro vissuta dalle donne è stata la penetrazione completa forzata, vissuta dal 12,3% delle donne negli Stati Uniti. Il 5,2% ha vissuto un tentativo di penetrazione forzata, e l’8% una penetrazione completa sotto l’effetto di alcool o droga. […] Circa 1 su 71 uomini negli USA (1,4%) ha riportato di essere stato stuprato nel corso della sua vita, il che si traduce in quasi 1,6 milioni di uomini negli USA” (pag. 18).
“Quasi 1 donna su 2 (44,6%) e 1 uomo su 5 (22,2%) ha vissuto una forma di violenza sessuale diversa dallo stupro nell’arco della propria vita” (pag. 19)”. I dati esatti sono contenuti nelle tabelle, perciò non li riporto uno per uno.

“Più della metà delle vittime di stupro donne (51,1%) ha riportato che almeno uno dei perpetratori era un partner o un ex partner. Quattro vittime donne su 10 (40,8%) hanno riportato di essere state stuprate da un conoscente. Quasi una vittima donna su 8 (12,5%) ha riportato di essere stata stuprata da un membro della sua famiglia, e il 2,5% da una persona in posizione d’autorità. Quasi 1 vittima donna su 7 (13,8%) ha riportato di essere stata stuprata da un estraneo. Per quanto riguarda il solo stupro in cui la vittima era sotto l’effetto di alcool o droga, la metà delle vittime donne (50,4%) è stata stuprata da un conoscente, mentre il 43% dal partner” (pag. 21).

“Più della metà delle vittime di stupro uomini (52,4%) è stata stuprata da un conoscente, e una vittima uomo su 7 (15,1%)  stata stuprata da un estraneo” (pag. 22). Le stime per le altre tipologie non sono state riportate in quanto basate su un campione troppo piccolo per essere affidabili.

“Per le vittime di stupro donne, il 98,1% ha riportato di essere stata stuprata solo da perpetratori uomini. Inoltre, il 92,5% delle vittime donne di altre forme di violenza sessuale ha riportato solo perpetratori uomini. […] La maggioranza delle vittime di stupro uomini (93,3%) ha riportato di essere stato stuprato solo da perpetratori uomini. Per tre delle altre forme di violenza sessuale la maggioranza delle vittime uomini ha riportato solo perpetratori donne: essere forzati a penetrare qualcuno (79,2%), coercizione sessuale (83,6%) e contatti sessuali non consensuali (53,1%). Per le molestie sessuali senza contatto, circa metà delle vittime uomini (49%) ha riportato solo perpetratori uomini e più di 1/3 (37,7%) solo perpetratori donne”. (pag. 24).

Età delle vittime al primo stupro, per le donne.
Età delle vittime al primo stupro, per le donne.

 

Le donne stuprate quando erano minorenni hanno una probabilità più che doppia (35% contro 14%) di essere nuovamente stuprate da adulte.
Le donne stuprate quando erano minorenni hanno una probabilità più che doppia (35% contro 14%) di essere nuovamente stuprate da adulte.

“Più dei 3/4 delle vittime donne di stupro riuscito (79,6%) sono state stuprate per la prima volta prima del loro 25esimo compleanno, con il 42,2% che ha vissuto il primo stupro prima dei 18 anni (di cui il 29,9% tra gli 11 e i 17, il 12,3% prima dei o ai 10 anni)” (pag. 25). La maggioranza di esse è stata stuprata tra i 18 e i 24 anni, tuttavia (37,4%). “Più di un quarto delle vittime di stupro riuscito uomini (27,8%) è stato stuprato per la prima volta quando avevano 10 anni o meno” (pag. 25).

Quello che possiamo concludere dall’analisi dei dati relativi allo stupro e alle violenze sessuali è che:
– esse sono compiute, con una predominanza schiacciante (>90%), da uomini, sia su uomini che su donne;
– le vittime uomini sono molte meno delle vittime donne (non che sia una gara, ma è intellettualmente disonesto affermare il contrario): 18,3% contro 1,4%;
– le vittime uomini sono in maggioranza bambini di età fino a 10 anni (27,8%), mentre la fetta più grossa di vittime donne sono giovani fra i 18 e i 24 (37,4%).