L’OMS, l’educazione sessuale e la disinformazione

I nuovi Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppati dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA) tedesco durante un workshop che ha visto la collaborazione di 19 esperti provenienti da 9 Stati europei, sono stati oggetto di una massiccia campagna di disinformazione da parte degli ambienti cattolici. Si è letto che le linee guida dell’OMS avrebbero consigliato di insegnare ai bambini a masturbarsi negli asili, a incoraggiare giochi erotici dall’età di quattro anni, esperienze omosessuali dall’età di nove…ovviamente si tratta di deliberate mistificazioni su cui non intendo soffermarmi oltre.

Sembra che nessuno si sia dato la pena di verificare leggendo direttamente le fonti (il documento ufficiale dell’OMS è disponibile sia in inglese che in italiano, e sebbene siano 65 pagine, mi sembra il minimo per chi ha la pretesa di fare informazione – in ogni caso voi potete trovarlo qui), quindi mi propongo di farne un riassunto. Sarebbe meglio, me ne rendo conto, integrare la sintesi con una confutazione punto su punto delle mistificazioni operate da coloro che chiamano queste linee guida “manuale di corruzione dei minori ispirato dall’ideologia di genere”, ma non ne ho le forze e non voglio fare ulteriormente propaganda a queste menzogne. Nota: le citazioni dal documento sono riportate in corsivo, i grassetti sono miei e sottolineano i concetti più rilevanti. Questo post, a causa dell’ampiezza del documento originale, è molto più lungo della media degli articoli presenti sul mio blog e mi scuso per l’inconveniente.

L’obiettivo del documento è colmare le lacune nell’ambito dei programmi di educazione sessuale attualmente esistenti in vari Stati europei (non nel nostro: l’Italia all’educazione sessuale non ci pensa nemmeno) fornendo un modello completo di come questa materia dovrebbe essere sviluppata. La premessa inizia illustrando la situazione attuale della salute sessuale (il documento definisce la salute sessuale come “uno stato di benessere fisico, emotivo,mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti“) in Europa e puntualizzando la necessità che bambini e bambine, ragazzi e ragazze maturino “un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità“, atteggiamento che si può ottenere solo attraverso un’educazione sessuale olistica, cioè basata su “informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità” che permettano di sviluppare “le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque“. Queste competenze renderanno bambini e ragazzi in grado di “determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo“.

Segue un’introduzione dedicata all’analisi del contesto in cui queste linee guida vanno ad inserirsi, con un excursus sull’evoluzione dei comportamenti sessuali e della morale sessuale dagli anni ’70 ad oggi e sulla conseguente necessità di un’educazione sessuale formalizzata in grado di rispondere efficacemente ai cambiamenti sociali e alla storia dell’evoluzione dei programmi di educazione sessuale (a questo proposito, la Svezia ha educazione sessuale obbligatoria dal 1955, e perfino la cattolicissima Irlanda, dove l’aborto non è ancora legale, l’ha resa obbligatoria nel 2003. L’Italia non è nemmeno menzionata). Si sottolineano poi le differenze esistenti fra i vari Paesi europei, sia a livello di concetto di educazione sessuale sia nel modo in cui i programmi sono svolti (per esempio, in alcuni Paesi il concetto di educazione sessuale comprende “altri aspetti come l’amicizia o i sentimenti di sicurezza, protezione e attrazione” che vengono introdotti ai bambini alle scuole elementari, mentre da noi il concetto è molto più restrittivo).

Le presenti linee guida si rifanno ad un concetto ampio di educazione sessuale, sostenendo che essa comincia nel momento in cui i genitori danno ai bambini messaggi inerenti il corpo e l’intimità. Viene preso in considerazione, quindi, il fatto che i bambini abbiano bisogno di risposte ad ogni età del loro sviluppo e che l’educazione sessuale, in senso lato, è tutto ciò che la famiglia e la scuola fanno per guidare i bambini alla consapevolezza di concetti come l’identità di genere, il corpo, le relazioni affettive con gli altri e si esplica anche in quelle risposte. Si fa notare l’importanza di avere l’educazione sessuale come argomento curricolare obbligatorio per evitare che venga trascurata e che, sempre per lo stesso motivo, sia oggetto di valutazioni ed esami, un modo per sottolinearne ulteriormente l’importanza.

Riporto qui la definizione di sessualità impiegata ufficialmente dall’OMS, e quindi anche nella stesura di questo documento: “La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite o espresse. La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali“.

Le parti successive del documento sono dedicate a spiegare le motivazioni per cui l’educazione sessuale è fondamentale nel raggiungimento di tre degli Obiettivo di Sviluppo del Millennio (parità di genere, lotta all’HIV/AIDS e salute materna) e perché sia necessaria per garantire a tutti la salute sessuale e il pieno godimento dei diritti sessuali e a descrivere in modo approfondito lo sviluppo sessuale di bambini e bambine dal punto di vista della scoperta della sessualità, delle sue forme di espressione e dei suoi significati.

Questa parte è puramente descrittiva e non fornisce indicazioni o giudizi: viene descritta la sessualità infantile: la scoperta del proprio corpo e delle differenze sessuali fra maschi e femmine, la naturale curiosità dei bambini verso i genitali che li porta a praticare una sorta di autoerotismo, e l’atteggiamento dei bambini a riguardo nei confronti degli adulti (i bambini percepiscono la reticenza degli adulti riguardo la sessualità e sono curiosi), e successivamente (4-6 anni) l’adeguamento alle norme sociali, inclusi i ruoli di genere, e l’elaborazione del senso del pudore e della vergogna, appreso dagli adulti, che porta i bambini, nella maggior parte dei casi, a reprimere la propria curiosità nei confronti della sessualità, in quanto la percepiscono come inappropriata. Segue una descrizione della sessualità durante la preadolescenza (11-14 anni) e l’adolescenza (14-19 anni), quando ragazzi e ragazze iniziano a interrogarsi sulla propria identità e il proprio posto nel mondo, sviluppano un’immagine sessuale di sé, iniziano ad essere sessualmente attratti da altre persone, prendono coscienza del proprio orientamento sessuale e iniziano ad avere una vita sessuale.

Le linee guida dell’OMS propongono quindi un modello di educazione sessuale fondato su 7 principi:

1. L’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. E’ rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi.
2. L’educazione sessuale si basa sui diritti umani (sessuali e riproduttivi).
3. L’educazione sessuale si basa su un concetto olistico di benessere che comprende la salute.
4. L’educazione sessuale poggia saldamente sui principi di equità di genere, autodeterminazione e accettazione della diversità.
5. L’educazione sessuale inizia alla nascita.
6. L’educazione sessuale deve essere intesa come un contributo verso una società giusta e solidale, attraverso l’empowerment delle persone e delle comunità locali.
7. E’ basata su informazioni scientificamente accurate.

A questi principi corrispondono 11 obiettivi:

1. Contribuire a un clima sociale di tolleranza, apertura e rispetto verso la sessualità e verso stili di vita, atteggiamenti e valori differenti.
2. Rispettare la diversità sessuale e le differenze di genere, essere consapevoli dell’identità sessuale e dei ruoli di genere.
3. Mettere in grado le persone, attraverso un processo di empowerment, di fare scelte informate e consapevoli e di agire in modo responsabile verso se stessi e il proprio partner.

4. Avere consapevolezza e conoscenza del corpo umano, del suo sviluppo e delle sue funzioni, in particolare per quanto attiene la sessualità.
5. Essere in grado di svilupparsi e maturare come essere sessuale, vale a dire imparare a esprimere sentimenti e bisogni, vivere piacevolmente la sessualità, sviluppare i propri ruoli di genere e la propria identità sessuale.
6. Acquisire informazioni adeguate sugli aspetti fisici, cognitivi, sociali, affettivi e culturali della sessualità, della contraccezione, della profilassi delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) e dell’HIV, della violenza sessuale.
7. Avere le competenze necessarie per gestire tutti gli aspetti della sessualità e delle relazioni.
8. Acquisire informazioni sull’esistenza e le modalità di accesso ai servizi di consulenza e ai servizi sanitari, particolarmente in caso di problemi e domande relativi alla sessualità.
9. Riflettere sulla sessualità e sulle diverse norme e valori con riguardo ai diritti umani al fine di maturare la propria opinione in maniera critica.
10. Essere in grado di instaurare relazioni (sessuali) paritarie in cui vi siano comprensione reciproca e rispetto per i bisogni e i confini reciproci. Ciò contribuisce alla prevenzione dell’abuso e della violenza sessuale.
11. Essere in grado di comunicare rispetto a sessualità, emozioni e relazioni, avendo a disposizione il linguaggio adatto.

L’educazione sessuale olistica descritta nel documento implica un “atteggiamento positivo verso il benessere sessuale” e deve essere centrata sui destinatari, incoraggiandone la partecipazione attiva e fornendo loro un ambiente sicuro e accogliente dove non debbano esporsi e dove non si sentano sotto giudizio: colui che tiene il corso deve porsi come un mediatore e incoraggiare il dialogo fra i ragazzi, poiché la comunicazione è parte fondamentale dell’educazione sessuale. Altre caratteristiche sono che l’educazione sessuale sia un processo continuativo, che si attua in fasi differenti a seconda dello sviluppo dei bambini/ragazzi a cui è destinata, che sia multisettoriale, in modo da comprendere tutti gli aspetti della sessualità umana, contestualizzato al background sociale e culturale dei destinatari, basato su una stretta collaborazione con la famiglia e con la comunità, e sensibile al genere, in modo che ragazzi e ragazze non debbano sentirsi a disagio parlando di argomenti intimi in presenza dei loro compagni dell’altro sesso. Si sottolinea che “l’educazione sessuale non consiste solo nel passaggio di informazioni, ma consiste anche nel sostenere l’acquisizione di abilità e competenze e nel favorire la maturazione di un proprio punto di vista/atteggiamento nei confronti della sessualità. Pertanto, l’educazione sessuale mette in grado bambini e ragazzi di fare scelte autonome e informate“.

Poste queste importanti premesse, il documento muove dalla considerazione che l’educazione sessuale, sebbene implicitamente, fa parte dell’educazione generale che un bambino riceve a partire dalla nascita, ad esempio i genitori forniscono modelli relativi ai ruoli di genere e all’espressione dei sentimenti che il bambino apprende osservandoli, oppure anche l’evitare di affrontare argomenti relativi alla sessualità trasmette dei messaggi sulla stessa. A questa “educazione sessuale implicita”, secondo l’OMS, va affiancata una “vera” educazione sessuale che presenta come primo vantaggio la normalizzazione della sessualità, che la mostri ai bambini come qualcosa di naturale e umano, non come un tabù.

La struttura del programma di educazione sessuale dell’OMS prevede diversi obiettivi, divisi in settori, per ciascuna fascia di età: in molti casi un tema viene trattato ad un certo livello ad uno stadio e ripreso in maniera più approfondita in seguito, in modo da non lasciare domande senza risposta nei bambini, ma neanche da fornire loro spiegazioni che non sono in grado di assimilare. Un’idea guida è che i bambini ricevano informazioni inerenti uno specifico argomento prima di averne bisogno, per esempio che sappiano delle mestruazioni e dei contraccettivi prima della pubertà.

Il primo stadio di questa educazione sessuale (0-4 anni) prevede di insegnare ai bambini a conoscere il proprio corpo e le differenze di sesso fra maschi e femmine, sviluppare un’immagine positiva del proprio corpo e rispettare le differenze (di sesso, ma anche di colore della pelle e così via), di spiegare loro come nascono i bambini (a questo livello, semplicemente dicendo “dalla pancia della mamma”),  a vivere con serenità la gioia e il piacere dati dal toccare il proprio corpo (inclusa la masturbazione infantile precoce), la scoperta del proprio corpo e dei propri genitali, il fatto che la gioia del contatto fisico è un aspetto normale della vita di tutte le persone, la tenerezza e il contatto fisico come espressioni di amore e affetto; a riconoscersi come maschi o femmine (identità di genere), comunicare i propri bisogni e desideri e rispettare i bisogni e i limiti degli altri, provare empatia, esprimere le emozioni; sviluppare un sentimento di vicinanza e fiducia nei confronti degli adulti a cui sono legati, esprimere disagio se accade qualcosa di sgradevole che riguarda il loro corpo e attuare i tre passi: dire di no, andare via, parlare con qualcuno di cosa è successo (questo è fondamentale nella prevenzione degli abusi sessuali); a riconoscere l’esistenza di norme sociali e norme/valori culturali inerenti la sessualità, a rispettare le giuste distanze sociali (distinguendo quindi come è appropriato esprimersi con chi, quando e dove).

Nello stadio di sviluppo successivo (4-6 anni) i bambini dovrebbero essere guidati ad apprendere un’identità di genere positiva e il rispetto per l’equità di genere, a parlare di argomenti inerenti la sessualità e l’affettività, a riconoscere e gestire le emozioni negative (gelosia, rabbia, delusione, aggressività) e a riconoscere i sentimenti di amore e amicizia, accettandoli come positivi e naturali, ad essere consapevoli dell’esistenza di persone cattive, che hanno intenzioni malvagie pur essendo gentili, e come difendersi (la regola dei tre passi), a riconoscere le differenze di genere, differenze culturali e le differenze legate all’età, e il fatto che valori e norme cambiano da paese a paese e di cultura in cultura, e a tenere comportamenti socialmente responsabili, un atteggiamento aperto e non giudicante, ad accettare l’uguaglianza dei diritti e ad avere rispetto per le differenti norme inerenti la sessualità.

Tra i 6 e i 9 anni i bambini dovrebbero conoscere i cambiamenti del corpo che si verificano nella pubertà, imparare ad accettare le insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo, a rispettare le scelte riguardanti la genitorialità, la gravidanza, l’infertilità, l’adozione, a prendere confidenza con l’idea base della contraccezione (è possibile pianificare e decidere sulla propria famiglia) e a conoscere i diversi metodi contraccettivi; inoltre questa è l’età in cui devono sviluppare il concetto di consenso e di  “sesso accettabile” (reciprocamente consensuale, volontario, paritario, adeguato all’età e al contesto, caratterizzato dal rispetto di sé) e conoscere cosa dicono le rappresentazioni sessualizzate e le rappresentazioni del sesso nei media, a riconoscere la differenza fra amicizia, amore e desiderio/attrazione sessuale, a riconoscere l’influenza positiva della sessualità sulla salute e il benessere, a conoscere le malattie collegate alla sessualità e a distinguere la violenza e l’aggressione sessuale dal sesso consensuale.

Durante la fase successiva dello sviluppo, poco prima della pubertà (9-12 anni), i bambini sono guidati a sviluppare consapevolezza e accettazione dei cambiamenti e delle differenze nei corpi che avverranno nella pubertà (dimensioni e forma del pene, del seno e della vulva possono variare considerevolmente, i modelli di bellezza variano nel tempo e tra le culture) per sentirsi a loro agio nel loro “nuovo” corpo, a conoscere i diversi tipi di contraccettivi e il loro utilizzo; a sapere la verità riguardo ai  miti sulla contraccezione, a riconoscere i sintomi della gravidanza, i rischi e le conseguenze del sesso non protetto (gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili); ad interiorizzare il concetto che la contraccezione è responsabilità di entrambi i partner;  a sviluppare accettazione, rispetto e comprensione delle diversità nella sessualità e nell’orientamento sessuale, ad assimilare il concetto di sessualità come processo di apprendimento e ad accettare le diverse espressioni della sessualità, a sviluppare un atteggiamento positivo verso l’equità di genere nelle relazioni e la libera scelta del partner, ad essere consapevoli dellinfluenza di pressione dei pari, media, pornografia, cultura, religione, genere, leggi e condizioni socio-economiche sulle decisioni riguardanti la sessualità, le relazioni e il comportamento sessuale per poter assumere una prospettiva critica personale riguardo a queste influenze.

La fase successiva è quella della pubertà (12-15 anni) in cui i preadolescenti si trovano a vivere sulla propria pelle ciò a cui l’educazione sessuale delle fasi precedenti li ha preparati. In questa fase le conoscenze e le competenze che li riguardano sono: conoscenza del corpo, immagine corporea, modificazioni al corpo (mutilazione genitale femminile, circoncisione, imene e ricostruzione chirurgica dell’imene, anoressia, bulimia, piercing, tatuaggi), conoscenza del ciclo mestruale e delle caratteristiche sessuali secondarie,della loro funzione negli uomini e nelle donne;  conoscenza dell‘impatto della maternità e della paternità (in giovane età) (significato dell’allevare i figli – pianificazione familiare, pianificazione della carriera, contraccezione, presa di decisioni e assistenza in caso di gravidanze indesiderate) e acquisizione informazioni sui servizi per la contraccezione; conoscenza delle aspettative di ruolo e dei comportamenti di ruolo rispetto all’eccitazione sessuale e alle differenze di genere; conoscenza dell‘esistenza di ingiustizie, discriminazioni e disuguaglianze e del modo di affrontarle.

Arrivati ai 15 anni e oltre, in piena adolescenza, i ragazzi sono tenuti ad elaborare una visione critica delle norme culturali inerenti il corpo umano, ad approcciarsi a tematiche come l‘interruzione di gravidanza, la fecondazione assistita e la gravidanza surrogata, a sviluppare una mentalità aperta e una visione ampia e fluida della sessualità umana (inclusa l’esistenza dell’omosessualità come forma perfettamente naturale di espressione della sessualità), a discutere i comportamenti legati al ruolo di genere, le aspettative e le incomprensioni che causano, la violenza di genere, le molestie sessuali e le discriminazioni.

In conclusione, queste linee guida propongono un modello di educazione sessuale all’avanguardia, che vuole fornire ai bambini informazioni complete che permettano loro di sviluppare un approccio positivo alla sessualità. Niente a che vedere con quello che certi siti cattolici reazionari vogliono farci credere, a meno che il loro problema non sia davvero inerente al vivere la sessualità come fonte di piacere e come componente fondamentale della vita…

 

 

 

 

 

Stop Vivisection: il finale.

Domani, 1 novembre 2013, si chiude la raccolta firme per l’iniziativa Stop Vivisection, i cui progressi ho seguito in questi post: Stop Vivisection, un inganno intollerabile e Aggiornamenti su Stop Vivisection. Un altro articolo che approfondisce la vicenda è quello di VoceIdealista: [Edit] Stop Vivisection, ingannevole anche nel numero di firme.

Dunque, nel momento in cui scrivo il sito segnala che restano da raccogliere 17.360 firme per il nuovo obiettivo di 1.100.000. Il numero totale raccolto finora è 1.082.640 (108, 26% rispetto al precedente obiettivo di un milione) e il minimo necessario è stato raggiunto in 11 Stati (Italia, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Francia, Spagna, Germania, Estonia, Belgio e Bulgaria). Qui sotto gli screen dei dati ufficiali, tratti dal sito di Stop Vivisection.

Finale Stop Vivisection 1

Finale stop Vivisection 2La pagina A Favore della Sperimentazione Animale su Facebook ha reso noti da parecchio tempo questi screenshot che testimoniano mobilitazioni di animalisti per ottenere, anche irregolarmente, il maggior numero possibile di firme anche da persone del tutto inconsapevoli di che cosa si stia parlando. Sempre la stessa comunità, ne L’Inganno di STOP VIVISECTION #stopstopvivisection fa notare come non esista alcun sistema di controllo dell’autenticità delle firme, tanto che utenti chiaramente fake hanno potuto firmare senza problemi.

Questa campagna è stata mossa dall’emotività: la strenua lotta contro la tortura della vivisezione, l’urgenza di riuscire a raggiungere il numero di firme necessario, e poi le azioni collettive su Twitter, i continui messaggi in radio, la pubblicità di Almo Nature. L’impressione di fare parte di una grande massa che lotta nel nome della giustizia, del progresso e della civiltà è stata alimentata ad arte dai vari sostenitori della campagna, fra cui ricordiamo la LEAL (Lega Antivivisezionista), la LAV (Lega AntiVivisezione), il Comitato Scientifico Equivita e il PAE (Partito Animalista Europeo).

Dal sito della Commissione Europea apprendiamo che la LEAL ha donato all’iniziativa Stop Vivisection €4000, mentre la donazione della LAV ammonta a € 3000, quella di Equivita a € 1500 e quella del PAE a €3000 anch’essa. Il totale dei fondi raccolti dall’iniziativa, sommando le donazioni di privati cittadini e quelle delle grandi organizzazioni animaliste, ammonta a €14.501.

Questa petizione rappresenta la più ampia e organizzata azione animalista degli ultimi anni, e il sostegno che ha raccolto è un segnale significativo che non va sottovalutato. Il lavoro di divulgazione scientifica e debunking, abbinato ad una seria confutazione filosofica dell’antispecismo, deve essere portato avanti in modo capillare per impedire alla propaganda mistificante delle associazioni animaliste di radicarsi come verità nell’opinione pubblica.

Le stesse associazioni animaliste che avevano supportato la Direttiva 2010/63/EU ora, dopo tre anni, chiedono che sia gettata alle ortiche in favore dell’abolizione completa della sperimentazione animale. Un atteggiamento che denota profonda disonestà intellettuale e nessun reale interesse verso le ragioni della ricerca scientifica e i suoi scopi: l’ampliamento della conoscenza umana, il progresso e il miglioramento delle condizioni di vita di uomini e animali attraverso la scoperta di nuove cure.

A questo punto, aspetto con ansia il responso della Commissione Europea in merito, che è previsto per il 2014. La Commissione non ha alcun vincolo riguardo al legiferare sulla materia proposta in esame dall’iniziativa dei cittadini, e sono convinta che le richieste – assurde e inaccettabili – di Stop Vivisection saranno nettamente respinte, ma non posso fare a meno di temere che la disinformazione e l’emotività riescano a vincere. Questa è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.

Fondi Stop Vivisection

La validità delle firme, parte 2.

La validità delle firme di Stop Vivisection

Aggiornamenti su Stop Vivisection

Dell’iniziativa Stop Vivisection avevo scritto circa due mesi fa, il 21 luglio, in Stop Vivisection, un inganno intollerabile. Ora, a 50 giorni dalla chiusura della raccolta di firme (prevista per il primo novembre), voglio fare il punto della situazione e integrare quanto avevo scritto con i nuovi dati. Come allora, mi rifiuto di inserire nel mio blog link diretti al sito dell’iniziativa: una rapida ricerca su Google potrà porre rimedio, per chi lo desiderasse, alla mia scelta. Qui mi limito a dire che i dati che riporto sono quelli forniti dal sito ufficiale di Stop Vivisection.

A luglio, il totale di firme raccolte era 479.249, a fronte di un obiettivo di un milione, ovvero il 47,92%. Adesso sono 629.258 / 1.000.000 (62,92%). Pur avendo superato la metà della cifra che si erano posti come obiettivo, i sostenitori di Stop Vivisection in due mesi hanno ottenuto solo 150.009 firme in più, un risultato deludente a fronte delle ambizioni della campagna. A luglio le firme provenienti dall’Italia erano 374.567, pari al 75% della quota minima fissata per il nostro Paese (500.000 firme), e solo la Slovenia aveva raggiunto la quota minima, fissata a 6.000 firme per loro.

Oggi l’Italia continua ad essere lo Stato che contribuisce maggiormente, in valori assoluti, alla raccolta firme: 417.799, ovvero l’83,5% della quota; nessun altro Stato è arrivato ad un numero nell’ordine delle centinaia di migliaia, e al secondo posto per valore assoluto si trova la Germania, con 46.567 firme ottenute ed una quota minima di 74.250 (62,5 % della quota). Ritengo interessante che solo l’Italia, il Paese da cui provengono tutti i membri del comitato organizzatore, abbia una quota nell’ordine delle centinaia di migliaia, mentre, ad esempio, per la Francia è di 55.500, per la Spagna di 40.500 e per il Regno Unito di 54.750. Non ho trovato una spiegazione di questo fatto nel sito ufficiale di Stop Vivisection, fonte dei dati riportati in questo post.

Parlando di quote, mentre la Slovenia è arrivata, dal 123% di luglio, al 153% della propria quota, anche il Belgio ha raggiunto e superato la propria, raccogliendo 17.572 firme a fronte delle 16.500 previste. 

Nel post precedente ho preso in esame l’aspetto “scientifico” dell’iniziativa, i promotori e il comitato scientifico dei garanti. Particolare attenzione però meritano gli sponsor e le associazioni che supportano con il proprio nome, marchio e autorevolezza quest’inganno.

Fra le associazioni troviamo in prima fila la LEAL, il “comitato scientifico” Equivita e Antidote Europe, a cui appartengono membri del comitato organizzatore (Vanna Brocca è coordinatrice della rivista ufficiale della LEAL, Fabrizia Pratesi de Ferrariis è coordinatrice di Equivita) e del comitato dei garanti (André Menache dirige Antidote Europe, Claude Reiss ne è il fondatore; Gianni Tamino è il presidente di Equivita). Ho già osservato come entrambi i comitati fossero composti esclusivamente da oppositori della sperimentazione animale, perciò non posso essere sorpresa dal fatto che le loro associazioni sponsorizzino apertamente Stop Vivisection, tuttavia questa è un’ulteriore, evidente prova della scarsa autorevolezza e imparzialità di quello che dovrebbe essere il comitato di garanzia.

Seguono la Lega Italiana per i Diritti dell’Animale (LIDA), l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), il Partito Animalista Europeo (PAE), la Lega Anti Vivisezione (LAV), la Coalizione Antivivisezione (ADC-AVC-CAV), a cui appartengono altri due membri del comitato dei garanti, Daniel Flies e Robert Molenaar, 83 organizzazioni straniere, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Gaia Italia, il Progetto No Macello, Salviamo gli Orsi della Luna e la sezione italiana del WWF. Al fianco del logo del WWF, infatti, compare un asterisco che segnala che solo il WWF Italia ha dato il proprio supporto all’iniziativa, un dato che, sinceramente, mi delude e mi rincuora al tempo stesso:  mi delude perché ammiro e rispetto il lavoro di protezione della biodiversità delle Oasi WWF, una delle quali si trova non lontano da dove vivo e sorge su un’ex cava di argilla, poi trasformatasi spontaneamente in un’area palustre molto ricca e riqualificata dal lavoro dei volontari; mi rincuora perché le altre sezioni del WWF devono avere un po’ più di buonsenso e conoscenze riguardo la sperimentazione animale.

L’unica azienda presente fra gli sponsor è l’italiana Almo Nature, produttrice di cibo per animali nota per le campagne di marketing volte a suscitare polemiche: da quella di due anni fa con le fotografie di Oliviero Toscani raffiguranti uomini e donne nudi con maschere da animali a quella attualmente in corso il cui slogan è “La sperimentazione animale è crudeltà.” SemplicementeScienza ha dedicato una serie di articoli a questa campagna, a cui rimando per chi volesse approfondire: Ipocrisia + Ignoranza = Maggior Profitto: il caso Almo Nature!  e L’ipocrisia continua: aggiornamenti sul “caso” Almo Nature.

Posto che non mi aspetto che Stop Vivisection riesca nel suo intento, e che anche se ci riuscisse dubito che la Comunità Europea sarebbe disposta a gettare alle ortiche una metodologia il cui valore è accertato e indiscutibile solo perché glielo chiede una massa di cittadini disinformati, è comunque sconfortante notare quanto l’animalismo sia un facile strumento di marketing e quanto faccia presa sulle persone, sfruttando l’emotività e la disinformazione.

Comunque, ecco i dati aggiornati a oggi sullo stato dell’iniziativa Stop Vivisection (la Slovenia compare due volte perché ho dovuto suddividere la tabella in due screenshot):

Update Stop Vivisection

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Update Stop Vivisection 2

Stop Vivisection, un inganno intollerabile.

Stop Vivisection è una petizione promossa a livello europeo che si pone come obiettivo nientemeno che l’abolizione della sperimentazione animale, o come gli animalisti sono soliti chiamarla (usando un termine erroneo e volutamente fuorviante, ma dall’alto impatto emotivo), della “vivisezione”. Vivisezione indica propriamente un taglio dell’animale in vivo, ma nell’accezione con cui la intendono gli animalisti è la pratica di sezionare animali vivi per osservarli, che non si pratica più da almeno quarant’anni.

Nella pagina ufficiale della petizione, nella sezione (dis)informativa chiamata What is Stop Vivisection?, si può leggere chiaramente:

Imposing pain and suffering to sentient and defenceless beings, animal experimentation – or vivisection – is, without a shadow of a doubt, to be considered as an intolerable practice.

Le argomentazioni a favore di questa perentoria affermazione sono quelle tipiche degli animalisti, già ampiamente smentite, tra cui la mancanza di validazione del modello animale, che avrebbe come diretta conseguenza (!!!) il fatto che la sperimentazione animale rappresenterebbe un pericolo per la salute e per l’ambiente, un freno allo sviluppo di nuovi metodi di ricerca e un ostacolo all’ottenimento di dati più affidabili ed esaurienti provenienti da tecnologie sviluppate appositamente per esseri umani. Tutto questo è falso (vedi Le FAQ della Sperimentazione Animale). Queste persone stanno dunque chiedendo all’Unione Europea di rendere illegale un metodo di ricerca insostituibile e pienamente affidabile, come riconosce l’UE stessa, sulla base del nulla.

Alla luce di quel nulla, tuttavia, si sentono in diritto di chiedere:

we, the undersigned European citizens, urge the European Commission to abrogate the directive 2010/63/EU on the protection of animals used for scientific purposes. We therefore call upon the European Commission to present a new proposal geared to doing away with animal experimentation, by the compulsory use – in biomedical and toxicological research – of data specifically conceived for humans and not for animals.

Una direttiva, leggibile qui, che era stata sviluppata in collaborazione con le stesse associazioni animaliste, e che rappresenta il miglior compromesso possibile fra le esigenze dei ricercatori e il benessere degli animali. La direttiva, per esempio, impone l’uso di metodi differenti dalla sperimentazione animale (quelli che sono comunemente noti come “metodi alternativi”, e che sono in realtà complementari, dal momento che non esiste ancora qualcosa che possa sostituire un organismo vivente) a meno che non sia strettamente necessario impiegare un animale, e in tal caso i ricercatori hanno l’obbligo di attenersi al principio delle tre R. Per ulteriori informazioni in merito alla direttiva, consiglio di leggere questo articolo su In Difesa della Sperimentazione Animale.

Oltre all’abrogazione della direttiva, i promotori della mozione chiedono alla Commissione Europea di eliminare totalmente la sperimentazione su animali per sostituirla con dati “concepiti specificamente per esseri umani”. Un concetto del genere evidenzia già da solo l’ignoranza, o la malafede, di chi ha redatto questo testo.

The initiative STOP VIVISECTION was born following vibrant and numerous European citizens’ protests against the approval of Directive 2010/63/EU (said on the protection of animals used for scientific purposes). Such a directive did not trigger the abolition of animal experimentation as set forth in the European Treaties. 

Queste sono le premesse alla base della mozione: un concentrato di propaganda animalista basata su affermazioni erronee. Ora, quali sono le possibilità di successo? Nessuna. La Commissione Europea non è composta da idioti a cui è stato fatto il lavaggio del cervello a colpi di immagini di animaletti sofferenti, accompagnate da didascalie sulla crudeltà degli scienziati che eseguono esperimenti inutili perché asserviti alle spietate multinazionali farmaceutiche prive di scrupoli.

Resta però un’interessante osservazione da fare a proposito di questa iniziativa: tutto il comitato organizzatore è composto da personaggi italiani dichiaratamente schierati contro la sperimentazione animale ma privi di qualsiasi competenza in merito: Sonia Alfano, parlamentare, e il suo assistente (il sito lo indica come “responsabile dell’attività parlamentare della signora Alfano”…) Adriano Varrica, la giornalista e attivista LEAL Vanna Brocca e Fabrizia Pratesi de Ferrariis, coordinatrice del comitato scientifico di Equivita, un’associazione che si oppone alla S.A.

I garanti dell’iniziativa, invece, sono André Ménache, inglese, direttore di Antidote Europe, che si dichiara un comitato scientifico per la scienza responsabile, ma ripropone la solita propaganda anti-sperimentazione; Gianni Tamino, presidente del comitato scientifico della già citata Equivita, Claude Reiss, francese, fondatore di Antidote Europe, Ingegerd Elvers, svedese, ricercatrice laureata in biologia molecolare, con un master in genetica molecolare, che si occupa di cancro al seno e predisposizione genetica, Nuria Querol i Vinas, rappresentante spagnola di INTERNICHE, un’associazione che si occupa di sviluppare metodi alternativi, e fondatrice di GEVHA, Group Studying Violence Against Human and Animals, Daniel Flies, belga, presidente della Coalition Antivivisection (ADC-CAV) e Robert Molenaar, olandese, fondatore della stessa.

Mi sembra evidente che da persone con un background simile non può che derivare una presa di posizione contraria alla sperimentazione: quello che mi sorprende è il tentativo di ammantarla di un velo di scientificità, quando pressoché tutta la comunità scientifica globale è d’accordo sul fatto che la sperimentazione su animali sia imprescindibile. Una mozione presentata solo da scienziati e altri personaggi pubblici dichiaratamente contro il riscaldamento globale avrebbe altrettanta autorevolezza?

Un altro dato interessante, per quanto sconfortante, è quello segnalato da Gabriela C. e Jimmy S., due utenti della pagina Facebook  A Favore della Sperimentazione Animale: perché l’iniziativa sia presa in considerazione dalla Commissione Europea, occorre un minimo di un milione di firmatari E un numero minimo di firme per ciascuno Stato membro dell’Unione Europea. Il termine ultimo per raccogliere firme è il primo novembre 2013, e al momento il totale raccolto ammonta a 479.249 / 1.000.000 (47,92 %), di cui 374.567 dall’Italia, il che rappresenta il 75% della quota minima per il nostro Paese. L’unico altro Paese ad aver raggiunto la quota è la Slovenia, per la quale essa ammonta 6.000 firme: con 7.429, la Slovenia ha raggiunto il 123% di firme necessarie.

L’Italia quindi fornisce più firme di qualsiasi altro Paese, ben il 78,2% del totale. Questo dato si spiega solo con la pressoché totale ignoranza della nostra popolazione in materia scientifica, la stessa ignoranza che permette a ciarlatani come Vannoni di Stamina e Simoncini (quello che pretende di curare il cancro con il bicarbonato) di ricevere spazio sui media ed essere trattati da persone serie, e dalla forza delle associazioni antivivisezioniste, che nonostante propagandino sempre le stesse falsità sono trattate come fonti rispettabili e perfino autorevoli. La loro propaganda è ovunque, e al contempo la voce degli scienziati è flebile e stenta ad emergere, nonostante nell’ultimo periodo con le manifestazioni indette da Pro-Test Italia sia stata ascoltata dai media, prospettando per il futuro un progressivo cambiamento della situazione. Io ci spero caldamente: non posso accettare che un Paese prenda decisioni sulla base dell’emotività, viziata da informazioni false, e non seguendo la ragione e lo spirito critico.

Auspico per il futuro che nelle lezioni di biologia delle scuole superiori si parli dell’importanza della sperimentazione animale, fornendo informazioni obiettive ed approfondite al riguardo: per spazzare via la massa di menzogne che la maggior parte della popolazione è ormai abituata a considerare verità occorre un forte cambio di mentalità, che l’informazione da sola non può dare.

Tornando a Stop Vivisection, la tabella sotto, presa dal sito ufficiale dell’iniziativa, mostra il numero di firme raccolte per ciascuno Stato membro e il numero minimo necessario per quello Stato.

Tabella firme Stop Vivisection parte 1

Tabella Firme Stop Vivisection parte 2

Animalisti e sperimentazione animale: il potere della disinformazione

La verità non è democratica. Che il 9 o il 99% della popolazione accetti l’evoluzione, è irrilevante. Essa resta un fatto”. Considerando come verità qualsiasi affermazione confermata dai fatti, o su cui esista un punto di vista concorde da parte della vasta maggioranza degli esperti del settore (quando la comprensione completa di un dato concetto richiede conoscenze specialistiche e non è accessibile alla maggior parte della popolazione, il parere di un singolo esperto conta più di quello di un qualsiasi numero di non specialisti).

L’ambito in cui è più evidente la discrepanza fra la verità e le convinzioni della maggior parte della popolazione è la sperimentazione animale. Negli Stati Uniti il 38% della popolazione si oppone alla SA, mentre nel 2002 solo il 26% della popolazione si dichiarava contrario (dati di un sondaggio Gallup del 2012). Quest’incremento è spiegabile solo se consideriamo la massiccia opera di propaganda svolta dalle associazioni animaliste, basata sulla manipolazione dei fatti, la distorsione e l’alterazione di dati e informazioni e il rifiuto di confrontarsi con ricercatori, professori e tutti coloro che sostengono la verità. In una parola, disinformazione.

Un caso emblematico è quello di Camille Marino e Steve Best, oppositori della sperimentazione sugli animali nonché “ideologhi” dei movimenti estremisti per i diritti degli animali, che adottano azioni violente (stalking, minacce, pubblicazione di dati riservati) nei confronti dei ricercatori, da loro chiamati “bersagli”. Ne ha parlato David Jentsch, autore del blog Unlikely Activist e difensore della ricerca scientifica statunitense, in questi articoli: Is negotiation nearly over for Camille Marino?Psychopathology in segments of the animal rights community.

In Italia la situazione è perfino peggiore. La manipolazione delle informazioni è adottata sistematicamente da associazioni animaliste e movimenti, come testimonia il lavoro di debunking (confutazione e correzione) operato da Pro-Test Italia e In Difesa della Sperimentazione Animale | Resistenza Razionalista (anche attraverso la loro pagina Facebook A Favore della Sperimentazione Animale). Nonostante le affermazioni degli animalisti non poggino su alcuna base razionale, anzi, spesso dimostrino pesanti fallacie (come quando sostengono che si facciano esperimenti sugli animali, pur esistendo metodi sostitutivi, perché gli animali costano meno, quando è evidente che il costo di mantenimento di un animale è nettamente inferiore a quello di una coltura cellulare) o addirittura cadano nell‘illogicità complottista (tutti gli scienziati, le riviste scientifiche, perfino il comitato che assegna i Nobel sono corrotti dalle case farmaceutiche, che impongono l’uso degli animali per sperimentare, nonostante l’inaffidabilità di questo metodo, perché, di nuovo…costerebbe meno), nonostante tutte le confutazioni punto per punto, con citazioni da fonti affidabili come articoli scientifici tratti da PubMed, nonostante il buonsenso e la razionalità, essi restano chiusi nella loro opinione, rifiutano il confronto, censurano le suddette confutazioni dalle loro pagine e alimentano l’odio attraverso la loro propaganda, dipingendo gli scienziati come “sadici vivisettori”.

Gli interventi degli animalisti nelle pagine sopraccitate si configurano spesso come veri e propri attacchi, in cui ripetono continuamente gli stessi concetti, branditi come slogan accettati acriticamente, ignorando le risposte oppure replicando con attacchi personali (“schifosi vivisettori di merda! ma sperimentate su vostra madre!”) o invitando l’interlocutore a documentarsi (“informati ignorante!”). Alcuni gruppi animalisti di Facebook organizzano segnalazioni collettive delle pagine di cui non gradiscono i contenuti con pretesti non inerenti al reale contenuto della pagina, nella speranza di ottenerne la cancellazione – e causando nel frattempo disagi vari all’utenza, come il blocco degli amministratori o la rimozione di alcuni contenuti. Come testimoniato dagli screen raccolti da A Favore della Sperimentazione Animale, gli atti vandalici nei confronti della pagina sono all’ordine del giorno.

Il potere della disinformazione e della mistificazione ha persuaso una grande fetta della popolazione che la sperimentazione animale sia una tortura crudele per gli animali attraverso la manipolazione: infatti, alla sperimentazione vengono associate immagini cruente, che quasi sempre si rivelano non veritiere, ad esempio perché si tratta di autopsie, canili e zoo e non laboratori, animali malati e non “vittime” di esperimenti, laboratori e stabulari non europei ma di Stati in cui non esistono normative che regolano la sperimentazione, immagini vecchie di decenni, e così via. Queste immagini suscitano una risposta emotiva, non razionale: nel momento in cui chi la vede aderisce acriticamente all’idea proposta da chi la pubblica, e associa quelle immagini alla sperimentazione, non si sforzerà più di comprenderne la necessità, tanto più se la propaganda lo persuade che la sperimentazione animale sia obsoleta e inutile.

Molti animalisti sviluppano un odio irrazionale per i ricercatori, come si evince dalle loro reazioni ad un evento luttuoso come la morte della grandissima scienziata Rita Levi Montalcini, documentate in questo articolo: La Reazione del popolo Animalista alla notizia della Morte di Rita Levi Montalcini. L’ignoranza genera odio. Quest’odio a sua volta impedisce agli animalisti di porsi con obiettività in un dibattito e di uscire dai loro pregiudizi.

Quello che è grave è che, visto che nei media principali spesso non si parla in modo obiettivo di sperimentazione sugli animali (ho letto articoli faziosi e mistificanti su giornali come La Repubblica e Il Fatto Quotidiano, ma se ne potrebbero citare altri), la propaganda animalista attecchisce liberamente e condiziona percentuali sempre più ampie della popolazione. Quale futuro può esserci per la ricerca scientifica se viene messa in pericolo da politiche volte solo ad ottenere il consenso degli animalisti?

 

Il cetriolo della salute e altre storie di scienza

Vista la grande disinformazione circolante su Internet in merito a questioni scientifiche come la sperimentazione sugli animali, la medicina (con il proliferare di sostenitori di “medicina alternativa” come l’omeopatia o chissà che altro) e la nutrizione (respirariani!), ho pensato di raccogliere una gallery di articoli e siti interessanti dove trovare informazioni obiettive e scientifiche. Il lavoro di debunking, ovvero di correzione delle nozioni false e delle mistificazioni che proliferano su Internet, è una delle cose più importanti ed apprezzabili che gli utenti della Rete possano fare per accrescere la conoscenza ed impedire che la menzogna sia ripetuta e amplificata così tante volte da essere scambiata per la verità. Faccio quello che posso, in mancanza di competenze specifiche per operare questo lavoro di persona, postando una lista di segnalazioni che hanno attirato la mia attenzione per il loro rigore, il livello di approfondimento e la qualità.

  1. Il cetriolo della salute. Questo articolo dimostra quanta passione, competenza e interesse a verificare le fonti possa avere un blogger, più di tanti giornalisti che si limitano a riportare le informazioni più facilmente raggiungibili. Per non parlare dell’ironia e dello stile brillante, un modo di fare informazione leggero e accessibile ma scientifico e inappuntabile. Medbunker è senz’altro un blog curato in modo eccellente.
  2. Animal Research. Sito internazionale che da poco ha creato una versione in italiano per fare informazione sulle tematiche connesse alla sperimentazione animale. Alcune sezioni sono ancora in corso di aggiornamento mentre scrivo questo articolo, ma ritengo plausibile che saranno ampliate in tempi brevi. La ricchezza di fonti internazionali e il rigore ne fanno una risorsa preziosa. L’italiano non è sempre molto fluente, ma gli sforzi fatti per rendere accessibile questa enorme massa di informazioni dovrebbero essere una compensazione sufficiente per questa mancanza.
  3. Se lo dice Report di Dario Bressanini. In quest’articolo si analizzano false notizie riguardo all’ingegneria genetica e si riflette su come gli argomenti scientifici siano trattati in maniera superficiale dai mass media, con conseguente disinformazione e creazione di allarmismi. L’intero blog, ospitato dal Fatto Quotidiano è una lettura interessante e tratta in particolare di OGM, un altro ambito su cui la disinformazione dilaga, e di fatti salienti nelle cronache, il che è utile perché spesso nella grande massa di articoli che si susseguono è utile avere un punto di vista scientifico.
  4. Sperimentazione animale, Garattini: “Una necessità” Reiss: “Inutile e dannosa”. Un articolo del Fatto Quotidiano in cui si comparano le motivazioni a favore e contro la sperimentazione animale intervistando due scienziati, Silvio Garattini e Claude Reiss. Il contraddittorio è un’abitudine che sembrava perduta nel giornalismo (lo stesso Fatto Quotidiano ha pubblicato articoli scandalosamente mistificanti e di parte, che sono stati confutati dal blog In Difesa della Sperimentazione Animale). L’articolo dimostra la volontà di essere obiettivi e può essere utile per comparare punti di vista differenti.
  5. Pro-Test: standing up for science. Pro-Test è un’associazione senza scopo di lucro inglese, fondata nel 2006 dal 16enne Laurie Pycroft, il cui obiettivo è, citando dal sito, contrastare gli argomenti irrazionali degli antivivisezionisti, aumentando la consapevolezza dei benefici della sperimentazione animale presso la pubblica opinione e creando un ambiente dove gli scienziati possano parlare del loro lavoro ed essere orgogliosi dei loro contributi alla società, che ha il merito di aver reso minoritarie le posizioni animaliste e antispeciste nel Regno Unito, spingendo scienziati e politici a parlare in difesa della ricerca. Il sito è articolato in varie sezioni, di cui è interessante soprattutto quella intitolata “Facts”, che raccoglie sottosezioni di FAQ, etica, dati, benefici della sperimentazione animale, metodi “alternativi” e farmaci e malattie, e lo spazio di blog, non più aggiornato dal 2011 ma ricco di articoli esplicativi sulle più recenti scoperte che coinvolgono l’uso di animali. Il sito è finora disponibile solo in inglese, ciononostante raccomando una visita a chiunque abbia un buon livello di comprensione di questa lingua.
  6. Pro-Test Italia e pro-test.it.. La versione italiana di Pro-Test finora ha una pagina su Facebook in lingua italiana, aggiornata ad intervalli piuttosto brevi con link e note più approfondite, e un sito, finora ancora in stand-by (nota: all’ultimo aggiornamento dell’articolo, diversi contenuti inerenti all’associazione sono stati aggiunti al sito). La pagina Facebook non parla solo di sperimentazione animale, ma interviene per confutare ogni forma di mistificazione antiscientifica, come le cure al bicarbonato contro il cancro, le campagne contro le vaccinazioni, eccetera. Particolarmente interessanti sono le confutazioni “punto per punto” delle affermazioni di esponenti di spicco delle associazioni animaliste-antivivisezioniste, che dimostrano la fallacia delle loro argomentazioni e contrappongono alle loro affermazioni solidi dati.
  7. Sperimentazione animale, l’approccio laico. Un articolo di Cronache Laiche su globalist.it che, pur parlando di “vivisezione” invece che più propriamente di “sperimentazione animale”, propone una riflessione obiettiva sulle critiche alla sperimentazione stessa da parte degli animalisti.

Provvederò ad aggiornare questa lista ogniqualvolta troverò articoli o siti che meritino una segnalazione 🙂

Differences kill freedom?

It’s the end of the web as we know it « Adrian Short. An interesting post about how Facebook is taking control of what we do on the Internet by tracking secretly our activities on many websites, about how depending on a web host is not a good thing for a blogger who wants freedom and complete control on their work, and about the way social networking is changing the way the Internet works – and that’s not so positive as it seems. I tried to delete my Facebook profile once, but as I had to save one by one all the photos I shared, and those I was tagged in, and write down on my address book all the email addresses and birthdays of my friends, that Facebook collects in my place, I realized how hard it would be. And I gave up. But I’m pretty more careful now. If I want to defend my privacy and give less information possible to big companies who want my data to turn my freedom into money, well, paying attention is simply not enough. What shall I do, then?

La Chiesa e l’educazione sessuale

Leggendo le ultime notizie, sono rimasta colpita da un articolo in particolare: Niente sesso, siamo a scuola. Mi turba molto l’idea che degli adolescenti vengano lasciati totalmente disinformati riguardo alla contraccezione e al sesso, che debba insegnare, ancora oggi, nel terzo millennio, che il sesso è consentito solo all’interno del matrimonio, e per giunta per obbligo di una legge.  Com’è possibile costringere un professore a insegnare qualcosa che corrisponde a un punto di vista, non condiviso da tutti, come se fosse una verità?

Negli Stati Uniti, le comunità religiose fanno pressioni sulle scuole perché il creazionismo (o  meglio, il “disegno intelligente”) sia insegnato durante le lezioni di scienze parallelamente all’evoluzionismo, come se fossero entrambe ipotesi equivalenti, senza giudizi di merito su nessuna delle due. Ma l’evoluzionismo si attiene puramente ai fatti, mentre l’idea di “disegno intelligente” comporta la congettura che oltre ai fatti ci sia una motivazione divina, il che, ovviamente, è indimostrabile. Ed è giusto che la scienza prenda in considerazione un’ipotesi non supportata, né supportabile, da prove, solo perché la legge lo impone? E che la legge imponga una cosa del genere solo per via della forza della religione?

Se lo facesse una qualsiasi altra ideologia, ad esempio, se le femministe imponessero di insegnare nelle scuole la teoria dei generi, o se i neonazisti imponessero di insegnare la teoria della superiorità naturale della razza ariana rispetto alle altre, insorgerebbero proteste furiose, e lo stesso accadrebbe se fosse un’altra religione, ad esempio l’Islam o l’Induismo, a imporlo. Ma, poiché è il cristianesimo, religione praticata da un’amplissima maggioranza della popolazione statunitense, la legge è passata.

La Chiesa è potente, e non ha mai accettato il confronto diretto con la scienza. Su pagine di Facebook che cercano di promuovere il confronto e la libera discussione, anche attraverso l’ironia e le provocazioni, come ad esempio Non pregare per me i problemi li risolvo col buonsenso II, sono vittime di sistematici attacchi a colpi di insulti e segnalazioni, oppure, quando accettano di replicare alle argomentazioni atee degli amministratori e dei sostenitori, gli utenti cattolici si chiudono sempre nelle stesse risposte, senza neppure cercare di comprendere le ragioni dei loro “oppositori”. Ma forse prendere il popolo di Facebook come esempio in questo caso non risulta molto calzante, quindi invito tutti coloro che sono interessati a questo punto a leggere Caro Papa, ti scrivo di Piergiorgio Odifreddi, il “matematico impertinente”.

Sta di fatto che la Chiesa pretende di ergersi a guardiana della morale, e non accetta minimamente di potersi sbagliare. Per quanto riguarda l’articolo da cui sono partita, l’astinenza è un metodo fallimentare, e mi limito a citare pochi dati per suffragare la mia tesi:

Malgrado anni di studio in questo campo, a tutt’oggi non c’è prova che un’educazione sessuale basata solo sull’astinenza ritardi l’attività sessuale delle adolescenti. Anzi, una recente ricerca mostra che le strategie basate solo sull’astinenza possono scoraggiare l’uso del contraccettivo presso le adolescenti sessualmente attive, aumentando il rischio di gravidanze indesiderate e infezioni a trasmissione sessuale. Sei adolescenti americane su 10 fanno sesso prima di terminare il liceo, e 730.000 rimarranno incinte quest’anno [il dato è riferito al 2005, ndr].

Fonti:

  • Douglas Kirby, Emerging Answers: Research Findings on Programs to Reduce Teen Pregnancy, National Campaign to Prevent Teen Pregnancy, Washington, 2001;
  • Peter S. Bearman and Hannah Bruckner, Promising the Future: Virginity Pledges and First Intercourse, “American Journal of Sociology”, 2001, pag. 859/912;
  • Hannah Bruckner and Peter Bearman, After the Promise, the STD Consequences of Adolescent Virginity Pledges, “Journal of Adolescent Health”, 2005, pag. 271-278;
  • Citato in Eve Ensler, Io sono Emozione, 2011, pag. 40.

Un altro caso in cui la Chiesa si è dimostrata maledettamente testarda nel negare la verità è strettamente collegato al problema dell’educazione sessuale e della contraccezione, ed è la pillola del giorno dopo. Sebbene continui ad opporsi all’insegnamento della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate attraverso la contraccezione, poiché nella concezione cattolica, come spiega il Catechismo, è considerata immorale “qualsiasi azione che, in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (la frase è citata ne In Nome dell’Amore di Melissa P., in cui l’autrice contesta alla Chiesa questa visione della sessualità volta solo alla procreazione), la Chiesa condanna ugualmente l’uso della pillola del giorno dopo, affermando che si tratta di un farmaco abortivo, quando invece l’evidenza scientifica ha dimostrato indubitabilmente il contrario. Citando infatti da Wikipedia (a cui rimando per la trattazione accurata dell’argomento e le fonti):

 Il principio attivo oggi maggiormente utilizzato [nella pillola del giorno dopo, ndr] è il progestinico Levonorgestrel, una sostanza presente anche in molte pillole contraccettive, impiegata però in un dosaggio 10-15 volte maggiore rispetto al dosaggio giornaliero (1,5 mg). Il Levonorgestrel agisce bloccando l’ovulazione. Secondo gli studi più recenti non ha effetti sull’impianto e non è quindi in alcun modo abortivo. 

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha chiarito presso il proprio sito che la pillola del giorno dopo non è in grado di impedire né l’ingresso dello spermatozoo nell’ovulo, né l’annidamento dell’ovulo fecondato nell’utero.

Il principale effetto della contraccezione post-coitale che utilizza il progestinico Levonorgestrel è di ritardare o bloccare l’ovulazione. È stato inoltre riscontrato che può impedire la fecondazione inibendo il trasporto degli spermatozoi.

Nel 2005 l’OMS ha chiarito che “la contraccezione di emergenza con Levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l’ovulazione. La pillola è inefficace dopo l’annidamento e non provoca l’aborto.

Penso che risulti chiaro che, alla luce di quanto ribadito qui sopra, dichiarare abortiva la pillola del giorno dopo è un errore. Non starò a discutere sulla buona o mala fede delle istituzioni ecclesiastiche, ma se è un errore dettato da ignoranza, allora è ingiustificabile, perché le fonti sono disponibili a tutti, e istituzioni con una visibilità tale hanno il dovere morale e civile di verificarle prima di fare dichiarazioni o prendere decisioni che possono avere effetti così significativi su migliaia, se non milioni di persone. Quest’ultima frase vale anche per le dichiarazioni di Joseph Ratzinger sul fatto che il preservativo non sia utile per combattere l’AIDS: il profilattico è in effetti l’unico contraccettivo che protegga dalle malattie a trasmissione sessuale, e negare l’importanza di utilizzarlo è irresponsabile, soprattutto in società molto religiose che prendono molto sul serio la parola della somma autorità cattolica, il Papa.

Se le istituzioni religiose ritengono immorale l’uso della pillola del giorno dopo, e se alcuni ginecologi, operatori di consultori, infermieri, medici, ecc decidono di fare obiezione di coscienza nei confronti del suo utilizzo (cosa che non sarebbe possibile in quanto la 194 prevede l’obiezione di coscienza solo nei confronti dell’aborto, e la pillola del giorno dopo non appartiene alla categoria dei farmaci abortivi, ma c’è un “buco” legislativo che viene sfruttato dagli obiettori per rifiutarsi di prescriverla, cosa che invece è illegale in alcuni Paesi), allora perché non cercare di ridurne l’utilizzo attraverso un’educazione sessuale completa e dettagliata, che informi gli adolescenti sia sull’affettività e la sessualità, sia sulle malattie sessualmente trasmissibili, che sull’utilizzo dei contraccettivie su come ottenere la pillola anticoncezionale? La Chiesa si è sempre opposta a questi corsi, così come alla distribuzione di profilattici nelle scuole, sostenendo che promuovano l’attività sessuale fra gli adolescenti, ma non c’è prova di questo. Anzi, forse, rendendoli più consapevoli delle conseguenze del sesso non protetto, contribuirà a ridurla, e senza dubbio contribuirà a ridurre il numero di gravidanze indesiderate e l’incidenza di malattie come l’AIDS tra i giovani.

Mi si obietterà che il sesso prematrimoniale è peccato, per la Chiesa, e quindi il problema dell’educazione sessuale e della contraccezione per i giovani non dovrebbe neppure porsi. Ebbene, è davvero accettabile mantenere l’ignoranza su questi argomenti fino a, diciamo, trent’anni? O pensare che un istinto naturale come il sesso possa venire represso per tutta l’adolescenza? La Chiesa dovrebbe smetterla di voler controllare i comportamenti degli individui. Questo è un compito che non le spetta.