L’OMS, l’educazione sessuale e la disinformazione

I nuovi Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppati dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA) tedesco durante un workshop che ha visto la collaborazione di 19 esperti provenienti da 9 Stati europei, sono stati oggetto di una massiccia campagna di disinformazione da parte degli ambienti cattolici. Si è letto che le linee guida dell’OMS avrebbero consigliato di insegnare ai bambini a masturbarsi negli asili, a incoraggiare giochi erotici dall’età di quattro anni, esperienze omosessuali dall’età di nove…ovviamente si tratta di deliberate mistificazioni su cui non intendo soffermarmi oltre.

Sembra che nessuno si sia dato la pena di verificare leggendo direttamente le fonti (il documento ufficiale dell’OMS è disponibile sia in inglese che in italiano, e sebbene siano 65 pagine, mi sembra il minimo per chi ha la pretesa di fare informazione – in ogni caso voi potete trovarlo qui), quindi mi propongo di farne un riassunto. Sarebbe meglio, me ne rendo conto, integrare la sintesi con una confutazione punto su punto delle mistificazioni operate da coloro che chiamano queste linee guida “manuale di corruzione dei minori ispirato dall’ideologia di genere”, ma non ne ho le forze e non voglio fare ulteriormente propaganda a queste menzogne. Nota: le citazioni dal documento sono riportate in corsivo, i grassetti sono miei e sottolineano i concetti più rilevanti. Questo post, a causa dell’ampiezza del documento originale, è molto più lungo della media degli articoli presenti sul mio blog e mi scuso per l’inconveniente.

L’obiettivo del documento è colmare le lacune nell’ambito dei programmi di educazione sessuale attualmente esistenti in vari Stati europei (non nel nostro: l’Italia all’educazione sessuale non ci pensa nemmeno) fornendo un modello completo di come questa materia dovrebbe essere sviluppata. La premessa inizia illustrando la situazione attuale della salute sessuale (il documento definisce la salute sessuale come “uno stato di benessere fisico, emotivo,mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti“) in Europa e puntualizzando la necessità che bambini e bambine, ragazzi e ragazze maturino “un atteggiamento positivo e responsabile verso la sessualità“, atteggiamento che si può ottenere solo attraverso un’educazione sessuale olistica, cioè basata su “informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità” che permettano di sviluppare “le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque“. Queste competenze renderanno bambini e ragazzi in grado di “determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo“.

Segue un’introduzione dedicata all’analisi del contesto in cui queste linee guida vanno ad inserirsi, con un excursus sull’evoluzione dei comportamenti sessuali e della morale sessuale dagli anni ’70 ad oggi e sulla conseguente necessità di un’educazione sessuale formalizzata in grado di rispondere efficacemente ai cambiamenti sociali e alla storia dell’evoluzione dei programmi di educazione sessuale (a questo proposito, la Svezia ha educazione sessuale obbligatoria dal 1955, e perfino la cattolicissima Irlanda, dove l’aborto non è ancora legale, l’ha resa obbligatoria nel 2003. L’Italia non è nemmeno menzionata). Si sottolineano poi le differenze esistenti fra i vari Paesi europei, sia a livello di concetto di educazione sessuale sia nel modo in cui i programmi sono svolti (per esempio, in alcuni Paesi il concetto di educazione sessuale comprende “altri aspetti come l’amicizia o i sentimenti di sicurezza, protezione e attrazione” che vengono introdotti ai bambini alle scuole elementari, mentre da noi il concetto è molto più restrittivo).

Le presenti linee guida si rifanno ad un concetto ampio di educazione sessuale, sostenendo che essa comincia nel momento in cui i genitori danno ai bambini messaggi inerenti il corpo e l’intimità. Viene preso in considerazione, quindi, il fatto che i bambini abbiano bisogno di risposte ad ogni età del loro sviluppo e che l’educazione sessuale, in senso lato, è tutto ciò che la famiglia e la scuola fanno per guidare i bambini alla consapevolezza di concetti come l’identità di genere, il corpo, le relazioni affettive con gli altri e si esplica anche in quelle risposte. Si fa notare l’importanza di avere l’educazione sessuale come argomento curricolare obbligatorio per evitare che venga trascurata e che, sempre per lo stesso motivo, sia oggetto di valutazioni ed esami, un modo per sottolinearne ulteriormente l’importanza.

Riporto qui la definizione di sessualità impiegata ufficialmente dall’OMS, e quindi anche nella stesura di questo documento: “La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite o espresse. La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali“.

Le parti successive del documento sono dedicate a spiegare le motivazioni per cui l’educazione sessuale è fondamentale nel raggiungimento di tre degli Obiettivo di Sviluppo del Millennio (parità di genere, lotta all’HIV/AIDS e salute materna) e perché sia necessaria per garantire a tutti la salute sessuale e il pieno godimento dei diritti sessuali e a descrivere in modo approfondito lo sviluppo sessuale di bambini e bambine dal punto di vista della scoperta della sessualità, delle sue forme di espressione e dei suoi significati.

Questa parte è puramente descrittiva e non fornisce indicazioni o giudizi: viene descritta la sessualità infantile: la scoperta del proprio corpo e delle differenze sessuali fra maschi e femmine, la naturale curiosità dei bambini verso i genitali che li porta a praticare una sorta di autoerotismo, e l’atteggiamento dei bambini a riguardo nei confronti degli adulti (i bambini percepiscono la reticenza degli adulti riguardo la sessualità e sono curiosi), e successivamente (4-6 anni) l’adeguamento alle norme sociali, inclusi i ruoli di genere, e l’elaborazione del senso del pudore e della vergogna, appreso dagli adulti, che porta i bambini, nella maggior parte dei casi, a reprimere la propria curiosità nei confronti della sessualità, in quanto la percepiscono come inappropriata. Segue una descrizione della sessualità durante la preadolescenza (11-14 anni) e l’adolescenza (14-19 anni), quando ragazzi e ragazze iniziano a interrogarsi sulla propria identità e il proprio posto nel mondo, sviluppano un’immagine sessuale di sé, iniziano ad essere sessualmente attratti da altre persone, prendono coscienza del proprio orientamento sessuale e iniziano ad avere una vita sessuale.

Le linee guida dell’OMS propongono quindi un modello di educazione sessuale fondato su 7 principi:

1. L’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. E’ rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi.
2. L’educazione sessuale si basa sui diritti umani (sessuali e riproduttivi).
3. L’educazione sessuale si basa su un concetto olistico di benessere che comprende la salute.
4. L’educazione sessuale poggia saldamente sui principi di equità di genere, autodeterminazione e accettazione della diversità.
5. L’educazione sessuale inizia alla nascita.
6. L’educazione sessuale deve essere intesa come un contributo verso una società giusta e solidale, attraverso l’empowerment delle persone e delle comunità locali.
7. E’ basata su informazioni scientificamente accurate.

A questi principi corrispondono 11 obiettivi:

1. Contribuire a un clima sociale di tolleranza, apertura e rispetto verso la sessualità e verso stili di vita, atteggiamenti e valori differenti.
2. Rispettare la diversità sessuale e le differenze di genere, essere consapevoli dell’identità sessuale e dei ruoli di genere.
3. Mettere in grado le persone, attraverso un processo di empowerment, di fare scelte informate e consapevoli e di agire in modo responsabile verso se stessi e il proprio partner.

4. Avere consapevolezza e conoscenza del corpo umano, del suo sviluppo e delle sue funzioni, in particolare per quanto attiene la sessualità.
5. Essere in grado di svilupparsi e maturare come essere sessuale, vale a dire imparare a esprimere sentimenti e bisogni, vivere piacevolmente la sessualità, sviluppare i propri ruoli di genere e la propria identità sessuale.
6. Acquisire informazioni adeguate sugli aspetti fisici, cognitivi, sociali, affettivi e culturali della sessualità, della contraccezione, della profilassi delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) e dell’HIV, della violenza sessuale.
7. Avere le competenze necessarie per gestire tutti gli aspetti della sessualità e delle relazioni.
8. Acquisire informazioni sull’esistenza e le modalità di accesso ai servizi di consulenza e ai servizi sanitari, particolarmente in caso di problemi e domande relativi alla sessualità.
9. Riflettere sulla sessualità e sulle diverse norme e valori con riguardo ai diritti umani al fine di maturare la propria opinione in maniera critica.
10. Essere in grado di instaurare relazioni (sessuali) paritarie in cui vi siano comprensione reciproca e rispetto per i bisogni e i confini reciproci. Ciò contribuisce alla prevenzione dell’abuso e della violenza sessuale.
11. Essere in grado di comunicare rispetto a sessualità, emozioni e relazioni, avendo a disposizione il linguaggio adatto.

L’educazione sessuale olistica descritta nel documento implica un “atteggiamento positivo verso il benessere sessuale” e deve essere centrata sui destinatari, incoraggiandone la partecipazione attiva e fornendo loro un ambiente sicuro e accogliente dove non debbano esporsi e dove non si sentano sotto giudizio: colui che tiene il corso deve porsi come un mediatore e incoraggiare il dialogo fra i ragazzi, poiché la comunicazione è parte fondamentale dell’educazione sessuale. Altre caratteristiche sono che l’educazione sessuale sia un processo continuativo, che si attua in fasi differenti a seconda dello sviluppo dei bambini/ragazzi a cui è destinata, che sia multisettoriale, in modo da comprendere tutti gli aspetti della sessualità umana, contestualizzato al background sociale e culturale dei destinatari, basato su una stretta collaborazione con la famiglia e con la comunità, e sensibile al genere, in modo che ragazzi e ragazze non debbano sentirsi a disagio parlando di argomenti intimi in presenza dei loro compagni dell’altro sesso. Si sottolinea che “l’educazione sessuale non consiste solo nel passaggio di informazioni, ma consiste anche nel sostenere l’acquisizione di abilità e competenze e nel favorire la maturazione di un proprio punto di vista/atteggiamento nei confronti della sessualità. Pertanto, l’educazione sessuale mette in grado bambini e ragazzi di fare scelte autonome e informate“.

Poste queste importanti premesse, il documento muove dalla considerazione che l’educazione sessuale, sebbene implicitamente, fa parte dell’educazione generale che un bambino riceve a partire dalla nascita, ad esempio i genitori forniscono modelli relativi ai ruoli di genere e all’espressione dei sentimenti che il bambino apprende osservandoli, oppure anche l’evitare di affrontare argomenti relativi alla sessualità trasmette dei messaggi sulla stessa. A questa “educazione sessuale implicita”, secondo l’OMS, va affiancata una “vera” educazione sessuale che presenta come primo vantaggio la normalizzazione della sessualità, che la mostri ai bambini come qualcosa di naturale e umano, non come un tabù.

La struttura del programma di educazione sessuale dell’OMS prevede diversi obiettivi, divisi in settori, per ciascuna fascia di età: in molti casi un tema viene trattato ad un certo livello ad uno stadio e ripreso in maniera più approfondita in seguito, in modo da non lasciare domande senza risposta nei bambini, ma neanche da fornire loro spiegazioni che non sono in grado di assimilare. Un’idea guida è che i bambini ricevano informazioni inerenti uno specifico argomento prima di averne bisogno, per esempio che sappiano delle mestruazioni e dei contraccettivi prima della pubertà.

Il primo stadio di questa educazione sessuale (0-4 anni) prevede di insegnare ai bambini a conoscere il proprio corpo e le differenze di sesso fra maschi e femmine, sviluppare un’immagine positiva del proprio corpo e rispettare le differenze (di sesso, ma anche di colore della pelle e così via), di spiegare loro come nascono i bambini (a questo livello, semplicemente dicendo “dalla pancia della mamma”),  a vivere con serenità la gioia e il piacere dati dal toccare il proprio corpo (inclusa la masturbazione infantile precoce), la scoperta del proprio corpo e dei propri genitali, il fatto che la gioia del contatto fisico è un aspetto normale della vita di tutte le persone, la tenerezza e il contatto fisico come espressioni di amore e affetto; a riconoscersi come maschi o femmine (identità di genere), comunicare i propri bisogni e desideri e rispettare i bisogni e i limiti degli altri, provare empatia, esprimere le emozioni; sviluppare un sentimento di vicinanza e fiducia nei confronti degli adulti a cui sono legati, esprimere disagio se accade qualcosa di sgradevole che riguarda il loro corpo e attuare i tre passi: dire di no, andare via, parlare con qualcuno di cosa è successo (questo è fondamentale nella prevenzione degli abusi sessuali); a riconoscere l’esistenza di norme sociali e norme/valori culturali inerenti la sessualità, a rispettare le giuste distanze sociali (distinguendo quindi come è appropriato esprimersi con chi, quando e dove).

Nello stadio di sviluppo successivo (4-6 anni) i bambini dovrebbero essere guidati ad apprendere un’identità di genere positiva e il rispetto per l’equità di genere, a parlare di argomenti inerenti la sessualità e l’affettività, a riconoscere e gestire le emozioni negative (gelosia, rabbia, delusione, aggressività) e a riconoscere i sentimenti di amore e amicizia, accettandoli come positivi e naturali, ad essere consapevoli dell’esistenza di persone cattive, che hanno intenzioni malvagie pur essendo gentili, e come difendersi (la regola dei tre passi), a riconoscere le differenze di genere, differenze culturali e le differenze legate all’età, e il fatto che valori e norme cambiano da paese a paese e di cultura in cultura, e a tenere comportamenti socialmente responsabili, un atteggiamento aperto e non giudicante, ad accettare l’uguaglianza dei diritti e ad avere rispetto per le differenti norme inerenti la sessualità.

Tra i 6 e i 9 anni i bambini dovrebbero conoscere i cambiamenti del corpo che si verificano nella pubertà, imparare ad accettare le insicurezze che affiorano con la presa di coscienza del proprio corpo, a rispettare le scelte riguardanti la genitorialità, la gravidanza, l’infertilità, l’adozione, a prendere confidenza con l’idea base della contraccezione (è possibile pianificare e decidere sulla propria famiglia) e a conoscere i diversi metodi contraccettivi; inoltre questa è l’età in cui devono sviluppare il concetto di consenso e di  “sesso accettabile” (reciprocamente consensuale, volontario, paritario, adeguato all’età e al contesto, caratterizzato dal rispetto di sé) e conoscere cosa dicono le rappresentazioni sessualizzate e le rappresentazioni del sesso nei media, a riconoscere la differenza fra amicizia, amore e desiderio/attrazione sessuale, a riconoscere l’influenza positiva della sessualità sulla salute e il benessere, a conoscere le malattie collegate alla sessualità e a distinguere la violenza e l’aggressione sessuale dal sesso consensuale.

Durante la fase successiva dello sviluppo, poco prima della pubertà (9-12 anni), i bambini sono guidati a sviluppare consapevolezza e accettazione dei cambiamenti e delle differenze nei corpi che avverranno nella pubertà (dimensioni e forma del pene, del seno e della vulva possono variare considerevolmente, i modelli di bellezza variano nel tempo e tra le culture) per sentirsi a loro agio nel loro “nuovo” corpo, a conoscere i diversi tipi di contraccettivi e il loro utilizzo; a sapere la verità riguardo ai  miti sulla contraccezione, a riconoscere i sintomi della gravidanza, i rischi e le conseguenze del sesso non protetto (gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili); ad interiorizzare il concetto che la contraccezione è responsabilità di entrambi i partner;  a sviluppare accettazione, rispetto e comprensione delle diversità nella sessualità e nell’orientamento sessuale, ad assimilare il concetto di sessualità come processo di apprendimento e ad accettare le diverse espressioni della sessualità, a sviluppare un atteggiamento positivo verso l’equità di genere nelle relazioni e la libera scelta del partner, ad essere consapevoli dellinfluenza di pressione dei pari, media, pornografia, cultura, religione, genere, leggi e condizioni socio-economiche sulle decisioni riguardanti la sessualità, le relazioni e il comportamento sessuale per poter assumere una prospettiva critica personale riguardo a queste influenze.

La fase successiva è quella della pubertà (12-15 anni) in cui i preadolescenti si trovano a vivere sulla propria pelle ciò a cui l’educazione sessuale delle fasi precedenti li ha preparati. In questa fase le conoscenze e le competenze che li riguardano sono: conoscenza del corpo, immagine corporea, modificazioni al corpo (mutilazione genitale femminile, circoncisione, imene e ricostruzione chirurgica dell’imene, anoressia, bulimia, piercing, tatuaggi), conoscenza del ciclo mestruale e delle caratteristiche sessuali secondarie,della loro funzione negli uomini e nelle donne;  conoscenza dell‘impatto della maternità e della paternità (in giovane età) (significato dell’allevare i figli – pianificazione familiare, pianificazione della carriera, contraccezione, presa di decisioni e assistenza in caso di gravidanze indesiderate) e acquisizione informazioni sui servizi per la contraccezione; conoscenza delle aspettative di ruolo e dei comportamenti di ruolo rispetto all’eccitazione sessuale e alle differenze di genere; conoscenza dell‘esistenza di ingiustizie, discriminazioni e disuguaglianze e del modo di affrontarle.

Arrivati ai 15 anni e oltre, in piena adolescenza, i ragazzi sono tenuti ad elaborare una visione critica delle norme culturali inerenti il corpo umano, ad approcciarsi a tematiche come l‘interruzione di gravidanza, la fecondazione assistita e la gravidanza surrogata, a sviluppare una mentalità aperta e una visione ampia e fluida della sessualità umana (inclusa l’esistenza dell’omosessualità come forma perfettamente naturale di espressione della sessualità), a discutere i comportamenti legati al ruolo di genere, le aspettative e le incomprensioni che causano, la violenza di genere, le molestie sessuali e le discriminazioni.

In conclusione, queste linee guida propongono un modello di educazione sessuale all’avanguardia, che vuole fornire ai bambini informazioni complete che permettano loro di sviluppare un approccio positivo alla sessualità. Niente a che vedere con quello che certi siti cattolici reazionari vogliono farci credere, a meno che il loro problema non sia davvero inerente al vivere la sessualità come fonte di piacere e come componente fondamentale della vita…